Pensavo che in Italia ad accendere le passioni fossero il nome di Berlusconi, la Juve, i derby di Roma e di Milano. Invece – evidentemente – non avevo capito che se c’è una cosa che non si può nominare è la Fiat. Così faccio un riassunto delle (due) puntate precedenti apparse su questo blog. La settimana scorsa scrivo un articolo sulla nuova Freemont spiegando alcune cose che sono difficilmente opinabili:

1. Non è una macchina nuova, ma una “ripecettatura” del Dodge Journey, già uscito in Italia tre anni fa.

2. La macchina viene usata per sostituire ben tre modelli a fine produzione (Ulysse, Croma e Multipla) ma non ha – ovviamente – le caratteristiche per sostituire i primi due.

3. I nostri ingegneri hanno fatto sicuramente “miracoli”, ma i consumi dichiarati sono molto più vicini a quelli di un Suv (non potrebbe essere altrimenti con cinque metri di lunghezza) che a quelli di una berlina.

4. Il Freemont è uno dei tanti esempi di globalizzazione produttiva, con motori che vagano da Avellino a Toluca e tornano indietro. Nulla di male, a patto di mettere da parte l’argomentazione per cui Termini Imerese era antieconomica perché “lontana” dall’Italia.

5. La stampa italiana sta facendo un singolare lavoro: parla benissimo della macchina (citavo gli esempi di Corriere e Giornale) e, malgrado intere paginate, non c’è mai una sola menzione (strano, no?) dei consumi: tutti gli aggettivi sono superlativi, viene sopravvalutata la novità (mentre cambiano solo assetto, mascherina e motori) e viene quasi occultato il rapporto con il vecchio modello, che non è stato nemmeno ridisegnato.

Questi sono i fatti, e tutto il resto opinioni. Anche le mie, intendo: ad esempio quella (se ne può discutere quanto si vuole) secondo cui la Fiat non può restare senza una berlina e senza una monovolume (e il fatto che entri nel mercato dei Suv non vuol dire risolvere questi problemi). Altra opinione: i tassisti furono i principali compratori della Multipla (ad esempio quella a metano, che in Emilia Romagna è una tra le vetture più vendute) difficilmente potranno comprare questo macchinone, il “gipponne Marchionne”.

Ma a parte questi fatti, e queste opinioni, arrivano sull’ultimo pezzo 175 commenti. Segno che non siamo solo il paese dei sessanta milioni di allenatori di calcio della domenica, ma anche il paese dei sessanta milioni di ingegneri meccanici della domenica (me compreso). Detto questo, però (e non immaginate nememno cosa scriverò della Chrysler 300, arditamente ribattezzata Thema che sta per arrivare),, vorrei riportare due commenti di segno opposto apparsi sul sito e parlare della cultura e del retropensiero che esprimono:

Primo commento (Ligabo2):
“Nessun giornalista e nessun giornale inglese, francese, tedesco, giapponese, coreano o statunitense avrebbe mai scritto o pubblicato un simile articolo nei confronti di un prodotto commercializzato da una casa nazionale. Specialmente in tempo di forte crisi, quando i posti di lavoro sono minacciati. Articoli di critica tecnica vengono certo fatti, ma da giornalisti competenti su periodici specializzati e con grande attenzione alle parole. Non è il caso del suo articolo”.

Secondo commento (Elios)
“Tramite l’estroso Telese pure il FQ attua evidentemente una promozione d’una vettura Fiat. Il meccanismo è quello di dare ad intendere al lettore delle generiche critiche o valutazioni di blanda disapprovazione del prodotto automobilistico. In tal modo l’automobile in questione viene messa a tutto campo in evidenza, invitando implicitamente i lettori ad esprimere i loro personali giudizi. Insomma, una promozione commerciale, un tantino paludata che non guasta, per favorire un nuovo prodotto automobilistico della Fiat. PERCHÉ? Questo lo si dovrebbe chiede a chi di competenza”.

Se ci pensate, questi due commenti (e i tanti che esprimono concetti simili) dicono due cose che sono una il contrario dell’altra: la prima segue il modello “Taci, il nemico ti ascolta”, secondo cui sarei un traditore della patria perché mi permetto di sollevare dei dubbi sulla magnificenza di un prodotto Fiat. La seconda – vedi alla categoria paranoia – che starei facendo il gioco della Fiat, perché sto “evidentemente” facendo pubblicità a una macchina Fiat. Siamo d’accordo, almeno, che per questi due nostri simpatici lettori, che dimostrano, sviluppano e sublimano due evidenti teorie cospirative, sarebbe importante un affettuoso e amorevole intervento del 118? Spero che non si offendano (ho tutto il rispetto per la fantasia), ma almeno non potranno dire che non leggo quello che scrivono.

Concludo regalandovi un altro meraviglioso brandello della “Freemonteide” marchiato anche stavolta Corriere della Sera“Ecco pochi esempi, ma indicativi, dell’unicità della Fiat Freemont, dell’impossibilità di trovare antagoniste dirette per posizionamento, dimensione e stile”. Minchia signor tenente. Aspetto con fervore di vedere cosa scriverà Repubblica….

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