Politica

La Casta degli elettori

In questi giorni, a turno, ci stanno passando tutti (a ragione): politici, istituzioni religiose, burocrati, giornali sostenuti dai finanziamenti pubblici, evasori fiscali, piccoli e grandi. Ognuno attacca qualcun’altro, in una sorta di Nimby del risparmio: i presidenti di Provincia dicono che i problemi sono altri, la Chiesa non risponde nemmeno, i presidenti di Regione contro i parlamentari, i sindaci contro tutti, l’Anci contro il Governo. Alla fine il rischio, come sempre, è che nessuno tagli nulla.

Appare evidente che una singola misura non cambierà le cose: vanno adottate tutte insieme, per risparmiare e anche per dare un segnale.

C’è però una Casta di cui non parla nessuno, che si autoassolve. E che nessuno attaccherà mai. Siamo noi, gli elettori.

C’è una componente, mai calcolata e difficilmente calcolabile, che vende il proprio voto. Per un pacco di pasta, un buono benzina, una promessa di lavoro. Per 10, 30, 50, 100€. Tutte cifre che poi tutti noi (sia chi vende il voto, sia chi non lo fa) perdiamo in un giro di valzer, in una manovra economica, in una scelta sbagliata. Vendere il voto è una stupidaggine da qualsiasi punto di vista e spero che questi anni lo dimostrino.

Al Sud (parlo per esperienza personale, al Nord non so come funzioni nelle amministrazioni locali, specie le più piccole) il voto di scambio non è un elemento di disturbo in un sistema elettorale. È una variabile. In campagna elettorale non è infrequente ragionare ‘per sottrazione’ sui messaggi, sui manifesti, sugli slogan. Inutile parlare a tutti: meglio cercare il ‘voto d’opinione’, che dovrebbe essere il 100% di un elettorato libero in elezioni libere, ma che spesso si riduce a meno del 50%, per essere ottimisti.

In ogni tornata elettorale c’è una quota certa di eletti prima ancora che si vada a votare. Pacchetti di voti ubicati in posti e in sacche di interesse precisi, quasi tracciabili. E per i voti singoli c’è il porta-a-porta del terzo millennio: non più un esercizio di persuasione sui temi, ma sull’offerta.

La democrazia italiana è malata sin dalle sue radici, i voti. Ed è un problema bipartisan: ogni partito ha bisogno di un “Mister Preferenze” (questi soggetti sono tutti, o quasi, di sesso maschile) per avere garanzie sul risultato finale del partito.

Tutti hanno interesse ad avere questi ‘additivi elettorali’, perché se la lista va bene, ci sono più eletti, onesti o meno che siano. Con il risultato che nessuno può accusare l’altra parte politica di voto di scambio con credibilità. Così come nessun esponente del ceto politico, oggi, può restituire al mittente le accuse di corruzione, evasione, illegalità, essendone esso stesso politicamente responsabile.

Nessuno parla, nessuno di quelli che è stato avvicinato per l’acquisto del voto denuncia, nessun giornalista indaga, nessuno ne sa niente.

Al prossimo giro la politica non può lasciarsi sfuggire l’occasione di abbattere la casta degli elettori, così come gli elettori ‘puliti’ devono avere il coraggio di denunciare gli elettori ‘sporchi’, perché c’è qualcuno che, ogni volta, ci priva di un diritto, con le conseguenze che oggi sono sotto gli occhi di tutti. Ed è uno di noi.