Il mondo di Silvio Berlusconi si regge ormai sui classici piedi d’argilla. E così gli uomini più vicini al capo perdono le staffe a ripetizione. Anche uno dei suoi avvocati, il professore e senatore Piero Longo. Eppure è noto per i suoi modi ossequiosi e un po’ verbosi. Il suo bersaglio sono i giornalisti.
Non li ha mai amati, ma nelle ultime settimane l’insofferenza deve essere aumentata in maniera direttamente proporzionale alla valanga di guai giudiziari del presidente del Consiglio. Lunedì scorso si è permesso di insultare una cronista dell’Ansa, al processo Mediaset-diritti tv, quello in cui Berlusconi è imputato di frode fiscale.
In un momento in cui gli devono essere sfuggite le norme più elementari del galateo, a cui si appella sempre, ha detto alla giornalista: “Sei un po’ cogliona”. Cosa ha fatto precipitare il linguaggio e i modi dell’avvocato? Un dispaccio d’agenzia, delle 11:23 in cui la cronista riportava la notizia sull’assenza dei testi della difesa: “Dei molti testimoni convocati, in particolare da parte dei legali del premier, in tanti non si sono presentati. Uno di quelli presenti ha fatto perdere le sue tracce (contattato sul cellulare è risultato irreperibile)…”. Tutto vero. Era stato lo stesso avvocato Niccolò Ghedini a specificare al presidente del tribunale, Edoardo D’Avossa, che aveva contattato al cellulare il testimone, ma era spento. Longo, innervosito per la “diserzione” dei testimoni e per la diffusione della notizia, si è permesso di aggredire verbalmente la giornalista, cosa che non si è mai spinto a fare il suo allievo Ghedini. Ha preteso anche di darle una lezione: “Non dovevi scrivere ‘si sono perse le tracce’, dovevi scrivere ‘non si trova’”.
Lunedì il professore si è concesso pure il bis. È stato sgradevole anche con un giornalista della Rai che gli aveva semplicemente chiesto se Berlusconi sarebbe arrivato in aula. Invece di rispondergli, l’avvocato esclama: “Ah, è della Rai. Da chi è raccomandato?”. Il giornalista non lo manda a quel paese e gli spiega: “Veramente sono entrato in Rai con contratti a termine grazie a una selezione per laureati, sotto i 30 anni, con 110 e lode”.
Il 19 settembre, al processo Mills, dove Berlusconi è imputato per corruzione in atti giudiziari, c’era stata una scenata simile. A una collega le aveva detto: “Lei è della Rai. Dunque è raccomandata. Da chi? Da…” e fa un paio di nomi di leader di partito. Dell’opposizione, naturalmente. La giornalista risponde con una battuta “No, veramente da Berlusconi”. Ma, appartenendo alla categoria dei senza padrini, che faticano il doppio, è evidentemente a disagio. Tanto che alla fine dell’udienza, Longo le dice: “Non si deve indignare, anch’io non sono raccomandato”. Le testate della Rai non le possiamo indicare. Dato il clima che c’è in azienda, i colleghi temono ripercussioni.
Le aule di tribunale non sono state il solo luogo di scenate di Longo. Una l’ha fatta al telefono. È successo nei giorni in cui Berlusconi era chiamato a testimoniare a Napoli per la vicenda Tarantini-Lavitola. Lo chiama una giornalista di radio Capital, Lucia Tironi. Questo il dialogo fra i due che ha preceduto l’intervista andata in onda. T. “Buongiorno Longo”. L. “Neanche il mio portinaio che ha la terza elementare mi chiama in questo modo”. T. “Buongiorno avvocato. Ma non si chiama Longo? Se mi chiamano Tironi non mi offendo”. L. “Non mi permetterei mai”. T. “È lesa maestà?”. L. “No, è mancanza di garbo. D’altronde siete giornalisti…”.
L’avvocato Piero Longo fa parte dei cosiddetti falchi del Pdl. Veneto di Alano di Piave, classe 1944, è padovano di adozione. Lì ha lo studio e lì insegna all’università Diritto e Procedura penale. Figlio di un direttore delle poste di Venezia, alla morte dell’avvocato Giuseppe Ghedini, nel 1973, gli subentra nello studio assieme alle figlie Nicoletta e Ippolita Ghedini (avvocato di Berlusconi nella causa di divorzio dalla moglie Veronica). Molti anni dopo, arriva il figlio minore, Niccolò Ghedini, che è 15 anni più giovane di Longo. Anche il professore, come il “figlioccio”, ha un passato di simpatizzante dell’estrema destra. Nel 1975 ha difeso alcuni imputati di Avanguardia Nazionale, nel processo per ricostituzione del partito fascista. Nel 1986, affiancato da Ghedini (ex Fronte della Gioventù), ha difeso Marco Furlan. È il criminale che assieme a Wolfgang Abel aveva creato la coppia di stampo nazista “Ludwig”, responsabile dell’uccisione di almeno 15 persone “per ripulire il mondo da barboni, omosessuali, prostitute e tossicodipendenti”.
Il Fatto Quotidiano, 29 settembre 2011
Antonella Mascali
Giornalista e scrittrice
Giustizia & Impunità - 29 Settembre 2011
Cavilli e insulti. L’ultima frontiera per difendere B.
Il mondo di Silvio Berlusconi si regge ormai sui classici piedi d’argilla. E così gli uomini più vicini al capo perdono le staffe a ripetizione. Anche uno dei suoi avvocati, il professore e senatore Piero Longo. Eppure è noto per i suoi modi ossequiosi e un po’ verbosi. Il suo bersaglio sono i giornalisti.
Non li ha mai amati, ma nelle ultime settimane l’insofferenza deve essere aumentata in maniera direttamente proporzionale alla valanga di guai giudiziari del presidente del Consiglio. Lunedì scorso si è permesso di insultare una cronista dell’Ansa, al processo Mediaset-diritti tv, quello in cui Berlusconi è imputato di frode fiscale.
In un momento in cui gli devono essere sfuggite le norme più elementari del galateo, a cui si appella sempre, ha detto alla giornalista: “Sei un po’ cogliona”. Cosa ha fatto precipitare il linguaggio e i modi dell’avvocato? Un dispaccio d’agenzia, delle 11:23 in cui la cronista riportava la notizia sull’assenza dei testi della difesa: “Dei molti testimoni convocati, in particolare da parte dei legali del premier, in tanti non si sono presentati. Uno di quelli presenti ha fatto perdere le sue tracce (contattato sul cellulare è risultato irreperibile)…”. Tutto vero. Era stato lo stesso avvocato Niccolò Ghedini a specificare al presidente del tribunale, Edoardo D’Avossa, che aveva contattato al cellulare il testimone, ma era spento. Longo, innervosito per la “diserzione” dei testimoni e per la diffusione della notizia, si è permesso di aggredire verbalmente la giornalista, cosa che non si è mai spinto a fare il suo allievo Ghedini. Ha preteso anche di darle una lezione: “Non dovevi scrivere ‘si sono perse le tracce’, dovevi scrivere ‘non si trova’”.
Lunedì il professore si è concesso pure il bis. È stato sgradevole anche con un giornalista della Rai che gli aveva semplicemente chiesto se Berlusconi sarebbe arrivato in aula. Invece di rispondergli, l’avvocato esclama: “Ah, è della Rai. Da chi è raccomandato?”. Il giornalista non lo manda a quel paese e gli spiega: “Veramente sono entrato in Rai con contratti a termine grazie a una selezione per laureati, sotto i 30 anni, con 110 e lode”.
Il 19 settembre, al processo Mills, dove Berlusconi è imputato per corruzione in atti giudiziari, c’era stata una scenata simile. A una collega le aveva detto: “Lei è della Rai. Dunque è raccomandata. Da chi? Da…” e fa un paio di nomi di leader di partito. Dell’opposizione, naturalmente. La giornalista risponde con una battuta “No, veramente da Berlusconi”. Ma, appartenendo alla categoria dei senza padrini, che faticano il doppio, è evidentemente a disagio. Tanto che alla fine dell’udienza, Longo le dice: “Non si deve indignare, anch’io non sono raccomandato”. Le testate della Rai non le possiamo indicare. Dato il clima che c’è in azienda, i colleghi temono ripercussioni.
Le aule di tribunale non sono state il solo luogo di scenate di Longo. Una l’ha fatta al telefono. È successo nei giorni in cui Berlusconi era chiamato a testimoniare a Napoli per la vicenda Tarantini-Lavitola. Lo chiama una giornalista di radio Capital, Lucia Tironi. Questo il dialogo fra i due che ha preceduto l’intervista andata in onda. T. “Buongiorno Longo”. L. “Neanche il mio portinaio che ha la terza elementare mi chiama in questo modo”. T. “Buongiorno avvocato. Ma non si chiama Longo? Se mi chiamano Tironi non mi offendo”. L. “Non mi permetterei mai”. T. “È lesa maestà?”. L. “No, è mancanza di garbo. D’altronde siete giornalisti…”.
L’avvocato Piero Longo fa parte dei cosiddetti falchi del Pdl. Veneto di Alano di Piave, classe 1944, è padovano di adozione. Lì ha lo studio e lì insegna all’università Diritto e Procedura penale. Figlio di un direttore delle poste di Venezia, alla morte dell’avvocato Giuseppe Ghedini, nel 1973, gli subentra nello studio assieme alle figlie Nicoletta e Ippolita Ghedini (avvocato di Berlusconi nella causa di divorzio dalla moglie Veronica). Molti anni dopo, arriva il figlio minore, Niccolò Ghedini, che è 15 anni più giovane di Longo. Anche il professore, come il “figlioccio”, ha un passato di simpatizzante dell’estrema destra. Nel 1975 ha difeso alcuni imputati di Avanguardia Nazionale, nel processo per ricostituzione del partito fascista. Nel 1986, affiancato da Ghedini (ex Fronte della Gioventù), ha difeso Marco Furlan. È il criminale che assieme a Wolfgang Abel aveva creato la coppia di stampo nazista “Ludwig”, responsabile dell’uccisione di almeno 15 persone “per ripulire il mondo da barboni, omosessuali, prostitute e tossicodipendenti”.
Il Fatto Quotidiano, 29 settembre 2011
MANI PULITE 25 ANNI DOPO
di Gianni Barbacetto ,Marco Travaglio ,Peter Gomez 12€ AcquistaArticolo Precedente
Sanitopoli pugliese, 41 gli indagati
I pm pronti a chiedere il rinvio a giudizio
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Presunto ricatto al premier, gli atti da Roma arrivano alla procura di Bari
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Meloni: “Ucraina combatte contro un brutale aggressore. Con Trump raggiungeremo una pace giusta”
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Renzi a Miami da Trump all’evento del fondo saudita. Calenda: “Mi vergogno di averlo fatto eleggere”
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - "Le parole di Meloni sull’Ucraina sono state nette e chiare in un contesto molto difficile. Le va riconosciuto". Così il segretario di Azione, Carlo Calenda, da Odessa.
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - "Amiamo le nostre nazioni. Vogliamo confini sicuri. Preserviamo aziende e cittadini dalla follia della sinistra verde. Difendiamo la famiglia e la vita. Lottiamo contro il wokeismo. Proteggiamo il nostro sacro diritto alla fede e alla libertà di parola. E siamo dalla parte del buon senso. Quindi, in definitiva, la nostra lotta è dura. Ma la scelta è semplice. Ci arrenderemo al declino o combatteremo per invertirlo?". Lo ha detto Giorgia Meloni al Cpac.
"Lasceremo che la nostra civiltà svanisca? O ci alzeremo e la difenderemo? Lasceremo ai nostri figli un mondo più debole o più forte? Vorremo che le nuove generazioni si vergognino delle loro radici? O recupereremo la consapevolezza e l'orgoglio di chi siamo e glielo insegneremo? Ho fatto la mia scelta molto tempo fa e combatto ogni giorno per onorarla. E so che non sono solo in questa battaglia, che siete tutti al mio fianco, che siamo tutti uniti. E credetemi, questo fa tutta la differenza", ha concluso.
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - "Quando la libertà è a rischio, l'unica cosa che puoi fare è metterla nelle mani più sagge. Ecco perché i conservatori continuano a crescere e stanno diventando sempre più influenti nella politica europea. Ed ecco perché la sinistra è nervosa. E con la vittoria di Trump, la loro irritazione si è trasformata in isteria". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni al Cpac.
"Non solo perché i conservatori stanno vincendo, ma perché ora i conservatori stanno collaborando a livello globale. Quando Bill Clinton e Tony Blair crearono una rete liberale di sinistra globale negli anni '90, furono definiti statisti. Oggi, quando Trump, Meloni, Milei o forse Modi parlano, vengono definiti una minaccia per la democrazia. Questo è il doppio standard della sinistra, ma ci siamo abituati. E la buona notizia è che le persone non credono più alle loro bugie".
"Nonostante tutto il fango che ci gettano addosso. I cittadini continuano a votarci semplicemente perché le persone non sono ingenue come le considera l'ultimo. Votano per noi perché difendiamo la libertà", ha ribadito.
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - "La sinistra radicale vuole cancellare la nostra storia, minare la nostra identità, dividerci per nazionalità, per genere, per ideologia. Ma non saremo divisi perché siamo forti solo quando siamo insieme. E se l'Occidente non può esistere senza l'America, o meglio le Americhe, pensando ai tanti patrioti che lottano per la libertà in America Centrale e Meridionale, allora non può esistere nemmeno senza l'Europa". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni al Cpac.
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - "Il Cpac ha capito prima di molti altri che la battaglia politica e culturale per i valori conservatori non è solo una battaglia americana, è una battaglia occidentale. Perché, amici miei, credo ancora nell'Occidente non solo come spazio geografico, ma come civiltà. Una civiltà nata dalla fusione di filosofia greca, diritto romano e valori cristiani. Una civiltà costruita e difesa nei secoli attraverso il genio, l'energia e i sacrifici di molti". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni alla conferenza dei conservatori a Washington.
"La mia domanda per voi è: questa civiltà può ancora difendere i principi e i valori che la definiscono? Può ancora essere orgogliosa di sé stessa e consapevole del suo ruolo? Penso di sì. Quindi dobbiamo dirlo forte e chiaro a coloro che attaccano l'Occidente dall'esterno e a coloro che lo sabotano dall'interno con il virus della cultura della cancellazione e dell'ideologia woke. Dobbiamo dire loro che non ci vergogneremo mai di chi siamo", ha scandito.
"Affermiamo la nostra identità. Affermiamo la nostra identità e lavoriamo per rafforzarla. Perché senza un'identità radicata, non possiamo essere di nuovo grandi", ha concluso la Meloni.
(Adnkronos) - "Il nostro governo - ha detto Meloni - sta lavorando instancabilmente per ripristinare il legittimo posto dell'Italia sulla scena internazionale. Stiamo riformando, modernizzando e rivendicando il nostro ruolo di leader globale".
"Puntiamo a costruire un'Italia che stupisca ancora una volta il mondo. Lasciate che ve lo dica, lo stiamo dimostrando. La macchina della propaganda mainstream prevedeva che un governo conservatore avrebbe isolato l'Italia, cancellandola dalla mappa del mondo, allontanando gli investitori e sopprimendo le libertà fondamentali. Si sbagliavano", ha rivendicato ancora la premier.
"La loro narrazione era falsa. La realtà è che l'Italia sta prosperando. L'occupazione è a livelli record, la nostra economia sta crescendo, la nostra politica fiscale è tornata in carreggiata e il flusso di immigrazione illegale è diminuito del 60% nell'ultimo anno. E, cosa più importante, stiamo espandendo la libertà in ogni aspetto della vita degli italiani", ha concluso.
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - L'Italia è "una nazione con un legame profondo e indistruttibile con gli Stati Uniti. E questo legame è forgiato dalla storia e dai principi condivisi. Ed è incarnato dagli innumerevoli americani di discendenza italiana che per generazioni hanno contribuito alla prosperità dell'America". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni al Cpac a Washington. "Quindi, a loro, permettimi di dire grazie. Grazie per essere stati ambasciatori eccezionali della passione, della creatività e del genio italiani".