“I famosi grandi innovatori vogliono tornare a ricette ottocentesche”. Susanna Camusso, numero uno della Cgil, non le manda a dire all’amministratore delegato della Fiat che nei giorni scorsi ha annunciato l’uscita del gruppo da Confindustria. Così, dopo le pesanti accuse rivolte al capo del Lingotto da Emma Marcegaglia, presidente dell’associazione degli industriali (“Scelta senza senso), oggi, dall’assemblea del Cnel, arriva anche il j’accuse del più importante sindacato italiano.

Dietro la decisione di Sergio Marchionne, secondo la Camusso, si nasconde il concetto che siano “i lavoratori” gli unici soggetti che “devono pagare le conseguenze della crisi”.

Da una parte, attacca il segretario generale, “l’azienda vuole dettare le leggi sulle nuove relazioni industriali”, dall’altra Fiat non dice “quali siano i nuovi prodotti, che occupazione darà e che prospettive, e sa solo annunciare nuova cassa integrazione”.

La Cgil si augura comunque che il Lingotto non smetta di produrre nel nostro paese anche se fatica a capire quali siano i suoi piani, anche “perché Fabbrica Italia sembra sempre più una chimera”.

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