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Passera: “Avanti con le liberalizzazioni
Faremo un decreto al mese”

Il ministro per lo Sviluppo economico parla a tutto tondo della fase due del governo: “Procederemo in ogni campo, gas, energia, commercio, trasporti, professioni”. Attenzione al “disagio occupazionale” che interessa “6 milioni di persone”. Tasse? “Capitolo chiuso”
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Gas, servizi, energia, commercio e professioni. Il ministro per lo Sviluppo Economico, Corrado Passera, in una lunga intervista al Corriere della Sera, descrive i prossimi interventi del suo dicastero che andranno tutti nella direzione delle liberalizzazioni e sottolinea l’attenzione al “disagio occupazionale” che interessa “almeno sei milioni di persone”.

”L’emergenza non è finita, ma il progetto di rilancio del Paese è stato avviato con determinazione”, avverte il ministro che sottolinea come la politica debba “misurarsi in termini di posti di lavoro creati non solo di Pil e di equilibrio dei conti”. Per le imprese, l’inquilino di via Vittorio Veneto annuncia che sarà “saldato lo scaduto dei pagamenti privati e pubblici: 60-80 miliardi di debito forzoso”, mentre sulle liberalizzazioni è pronto a varare anche più di un decreto al mese, “non solo sulle liberalizzazioni ma su tutti i temi della crescita”, precisa. “Per questo procederemo in ogni campo: gas, energia, commercio, trasporti, professioni”. Quanto alle banche italiane, il ministro riconosce che “quando l’economia reale va male, ne risentono” ma “ciò non toglie che siano banche strutturalmente sane e forti”. Il tessuto industriale del Paese si fonda “su una base di aziende che tiene su l’Italia. Sono le aziende che fanno il 30 per cento del Pil grazie alle loro esportazioni – rileva l’esponente del governo – grazie a loro, l’Italia non perde quote del commercio internazionale. Dobbiamo fare di tutto per aiutare queste imprese”. Per finanziare i provvedimenti, Passera esclude che si farà ricorso alla tassazione dei cittadini. “Finito. Quel che c’era da fare è stato fatto”, le risorse si troveranno attraverso la riduzione dei “costi degli apparati pubblici”.

Sul mercato del lavoro, il ministro riconosce che va “migliorata la flessibilità in entrata e resa più logica la flessibilità in uscita”, quindi “servono contratti più chiari, più responsabilizzanti per le aziende”. “Dobbiamo ridurre l’abuso del precariato – aggiunge – valorizzare il contratto di apprendistato, liberare una generazione dalla condanna a sotto-lavori senza prospettive”.

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