Attenti all’effetto Dettori. Lui, Francesco Dettori, l’ha vissuta sulla sua pelle, la “responsabilità civile” del magistrato. Oggi è procuratore della Repubblica a Busto Arsizio e ha poca voglia di raccontare la sua storia. Ma alla fine degli anni Ottanta ha rischiato di dover pagare di tasca propria un miliardo di lire, che gli era stato chiesto da un suo indagato eccellente e dalle spalle larghe: Salvatore Ligresti. Ha vissuto anni di incubo e ha dovuto subire perfino un precedimento disciplinare. Poi tutto si è risolto: “Ma che paura. Ho una sola proprietà, la casa in cui vivo. E per anni ho temuto che potessero portarmela via”. Tutto per aver fatto soltanto il suo dovere.
Nel 1985 scoppia a Milano lo scandalo “delle aree d’oro”: si scopre che Ligresti, immobiliarista allora ancora poco conosciuto, ma in ottime relazioni con Bettino Craxi e con gli amministratori socialisti dell’epoca, aveva sottoscritto con il Comune di Milano impegni poco trasparenti sull’utilizzo di alcuni terreni diventati edificabili. La città scopre di colpo che don Salvatore, arrivato dalla Sicilia senza capitali, era diventato in pochi anni “il re del mattone”, il più attivo degli operatori immobiliari sulla piazza. Stava costruendo le sue torri ai quattro punti cardinali della città. Scattano i controlli dei suoi cantieri, ordinati da Francesco Dettori, allora giovane ma già esperto pretore specializzato in reati urbanistici. Nell’aprile 1987 il magistrato visita di persona il grande complesso che Ligresti sta costruendo in via dei Missaglia, a sud di Milano. Controlla anche le torri in costruzione in via Tucidide, nella zona dell’aeroporto di Linate. Mette i sigilli e pone sotto sequestro cinque cantieri. Raccoglie una montagna di documenti. Interroga una folla di testimoni.
TRA I CANTIERI sequestrati, anche quello di via Tucidide. Ligresti fa ricorso. Il tribunale della libertà conferma i sigilli. Ligresti ricorre di nuovo: la Cassazione nel 1988 gli dà ragione e ordina il dissequestro di parte del complesso, i vecchi edifici della Richard Ginori ristrutturati dall’immobiliarista siciliano, escludendo che sia stato commesso il reato di lottizzazione abusiva. A questo punto iniziano anni da incubo. Ligresti chiede a Dettori il risarcimento di un miliardo. È l’effetto del referendum sulla responsabilità civile dei magistrati promosso nel 1987 da radicali e socialisti. Ligresti si trova in buona compagnia. A chiedere risarcimenti milionari ai loro giudici non ci sono cittadini inermi, vittime delle macchinazioni di magistrati arroganti, ma potenti decisi a proseguire il loro match con la giustizia fino all’ultimo round: don Giovanni Stilo, il prete di Africo amico dei boss della ’ndrangheta; Nicola Falde, ex direttore del periodico di Mino Pecorelli Op; Wilfredo Vitalone, l’avvocato arrestato dopo la morte del banchiere Roberto Calvi…
IL CALENDARIO aggiunge un problema che per Dettori rischia di diventare insormontabile: il caso vuole che il pretore abbia firmato l’atto di sequestro del cantiere di via Tucidide proprio nella settimana in cui la vecchia legge sulla responsabilità civile dei magistrati è decaduta, abrogata dal referendum; e quella nuova non è ancora entrata in vigore. Quella settimana di confine non è coperta dall’assicurazione che Dettori, come tanti suoi colleghi, ha subito stipulato per tutelarsi da spiacevoli “incidenti sul lavoro”. Il miliardo, dunque, dovrà essere pagato di tasca sua. Non basta. L’allora ministro di Grazia e giustizia, il socialista Giuliano Vassalli, getta sulle spalle del pretore che aveva osato sfidare Ligresti un peso ulteriore: un procedimento disciplinare, aperto subito dopo aver ricevuto un esposto in cui Dettori criticava la sentenza della Cassazione che annullava il suo provvedimento di sequestro. Negli anni seguenti, in effetti, la Cassazione sui reati urbanistici cambierà orientamento. Intanto a difendere il magistrato davanti al Consiglio superiore della magistratura arriva Edmondo Bruti Liberati, oggi procuratore della Repubblica a Milano. Il Csm deciderà di proscioglierlo.
PERÒ DETTORI viene trasferito dalla Pretura alla Corte d’appello e dovrà essere il Tar a dichiarare non valido il passaggio. E comunque è il miliardo di risarcimento a pesare come una spada di Damocle sulla sua testa. Per anni. Finche il giudice civile deciderà che a Ligresti nulla è dovuto. Un altro giudice, a cui Dettori si rivolge denunciando l’immobiliarista per lite temeraria, decide infine che è il magistrato ad avere il diritto di essere risarcito, con un simbolico milione di lire. L’incubo è finito. Ma oggi c’è chi lo vuole riaprire per tutte quelle toghe che fanno il loro dovere senza guardare la potenza di fuoco dei loro indagati.
da Il Fatto Quotidiano del 5 febbraio 2012
Giustizia & Impunità
Quando Ligresti chiese un miliardo al pretore che indagava su di lui
La storia del Pm Dettori. Nel 1985, quando era pretore, fece sequestrare le aree dell'immobiliarista e viene denunciato. Il caso era quello delle "aree d'oro" di Milano. Per il magistrato passeranno anni prima di liberarsi dal peso del ricorso miliardario
Attenti all’effetto Dettori. Lui, Francesco Dettori, l’ha vissuta sulla sua pelle, la “responsabilità civile” del magistrato. Oggi è procuratore della Repubblica a Busto Arsizio e ha poca voglia di raccontare la sua storia. Ma alla fine degli anni Ottanta ha rischiato di dover pagare di tasca propria un miliardo di lire, che gli era stato chiesto da un suo indagato eccellente e dalle spalle larghe: Salvatore Ligresti. Ha vissuto anni di incubo e ha dovuto subire perfino un precedimento disciplinare. Poi tutto si è risolto: “Ma che paura. Ho una sola proprietà, la casa in cui vivo. E per anni ho temuto che potessero portarmela via”. Tutto per aver fatto soltanto il suo dovere.
Nel 1985 scoppia a Milano lo scandalo “delle aree d’oro”: si scopre che Ligresti, immobiliarista allora ancora poco conosciuto, ma in ottime relazioni con Bettino Craxi e con gli amministratori socialisti dell’epoca, aveva sottoscritto con il Comune di Milano impegni poco trasparenti sull’utilizzo di alcuni terreni diventati edificabili. La città scopre di colpo che don Salvatore, arrivato dalla Sicilia senza capitali, era diventato in pochi anni “il re del mattone”, il più attivo degli operatori immobiliari sulla piazza. Stava costruendo le sue torri ai quattro punti cardinali della città. Scattano i controlli dei suoi cantieri, ordinati da Francesco Dettori, allora giovane ma già esperto pretore specializzato in reati urbanistici. Nell’aprile 1987 il magistrato visita di persona il grande complesso che Ligresti sta costruendo in via dei Missaglia, a sud di Milano. Controlla anche le torri in costruzione in via Tucidide, nella zona dell’aeroporto di Linate. Mette i sigilli e pone sotto sequestro cinque cantieri. Raccoglie una montagna di documenti. Interroga una folla di testimoni.
TRA I CANTIERI sequestrati, anche quello di via Tucidide. Ligresti fa ricorso. Il tribunale della libertà conferma i sigilli. Ligresti ricorre di nuovo: la Cassazione nel 1988 gli dà ragione e ordina il dissequestro di parte del complesso, i vecchi edifici della Richard Ginori ristrutturati dall’immobiliarista siciliano, escludendo che sia stato commesso il reato di lottizzazione abusiva. A questo punto iniziano anni da incubo. Ligresti chiede a Dettori il risarcimento di un miliardo. È l’effetto del referendum sulla responsabilità civile dei magistrati promosso nel 1987 da radicali e socialisti. Ligresti si trova in buona compagnia. A chiedere risarcimenti milionari ai loro giudici non ci sono cittadini inermi, vittime delle macchinazioni di magistrati arroganti, ma potenti decisi a proseguire il loro match con la giustizia fino all’ultimo round: don Giovanni Stilo, il prete di Africo amico dei boss della ’ndrangheta; Nicola Falde, ex direttore del periodico di Mino Pecorelli Op; Wilfredo Vitalone, l’avvocato arrestato dopo la morte del banchiere Roberto Calvi…
IL CALENDARIO aggiunge un problema che per Dettori rischia di diventare insormontabile: il caso vuole che il pretore abbia firmato l’atto di sequestro del cantiere di via Tucidide proprio nella settimana in cui la vecchia legge sulla responsabilità civile dei magistrati è decaduta, abrogata dal referendum; e quella nuova non è ancora entrata in vigore. Quella settimana di confine non è coperta dall’assicurazione che Dettori, come tanti suoi colleghi, ha subito stipulato per tutelarsi da spiacevoli “incidenti sul lavoro”. Il miliardo, dunque, dovrà essere pagato di tasca sua. Non basta. L’allora ministro di Grazia e giustizia, il socialista Giuliano Vassalli, getta sulle spalle del pretore che aveva osato sfidare Ligresti un peso ulteriore: un procedimento disciplinare, aperto subito dopo aver ricevuto un esposto in cui Dettori criticava la sentenza della Cassazione che annullava il suo provvedimento di sequestro. Negli anni seguenti, in effetti, la Cassazione sui reati urbanistici cambierà orientamento. Intanto a difendere il magistrato davanti al Consiglio superiore della magistratura arriva Edmondo Bruti Liberati, oggi procuratore della Repubblica a Milano. Il Csm deciderà di proscioglierlo.
PERÒ DETTORI viene trasferito dalla Pretura alla Corte d’appello e dovrà essere il Tar a dichiarare non valido il passaggio. E comunque è il miliardo di risarcimento a pesare come una spada di Damocle sulla sua testa. Per anni. Finche il giudice civile deciderà che a Ligresti nulla è dovuto. Un altro giudice, a cui Dettori si rivolge denunciando l’immobiliarista per lite temeraria, decide infine che è il magistrato ad avere il diritto di essere risarcito, con un simbolico milione di lire. L’incubo è finito. Ma oggi c’è chi lo vuole riaprire per tutte quelle toghe che fanno il loro dovere senza guardare la potenza di fuoco dei loro indagati.
da Il Fatto Quotidiano del 5 febbraio 2012
MANI PULITE 25 ANNI DOPO
di Gianni Barbacetto ,Marco Travaglio ,Peter Gomez 12€ AcquistaArticolo Precedente
Processo Mills, la ricusazione è infondata
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Di Paola, non solo F35:
pressioni anche per un altro aereo patacca
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Roma, 22 feb. (Adnkronos) - "Le parole di Meloni sull’Ucraina sono state nette e chiare in un contesto molto difficile. Le va riconosciuto". Così il segretario di Azione, Carlo Calenda, da Odessa.
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - "Amiamo le nostre nazioni. Vogliamo confini sicuri. Preserviamo aziende e cittadini dalla follia della sinistra verde. Difendiamo la famiglia e la vita. Lottiamo contro il wokeismo. Proteggiamo il nostro sacro diritto alla fede e alla libertà di parola. E siamo dalla parte del buon senso. Quindi, in definitiva, la nostra lotta è dura. Ma la scelta è semplice. Ci arrenderemo al declino o combatteremo per invertirlo?". Lo ha detto Giorgia Meloni al Cpac.
"Lasceremo che la nostra civiltà svanisca? O ci alzeremo e la difenderemo? Lasceremo ai nostri figli un mondo più debole o più forte? Vorremo che le nuove generazioni si vergognino delle loro radici? O recupereremo la consapevolezza e l'orgoglio di chi siamo e glielo insegneremo? Ho fatto la mia scelta molto tempo fa e combatto ogni giorno per onorarla. E so che non sono solo in questa battaglia, che siete tutti al mio fianco, che siamo tutti uniti. E credetemi, questo fa tutta la differenza", ha concluso.
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - "Quando la libertà è a rischio, l'unica cosa che puoi fare è metterla nelle mani più sagge. Ecco perché i conservatori continuano a crescere e stanno diventando sempre più influenti nella politica europea. Ed ecco perché la sinistra è nervosa. E con la vittoria di Trump, la loro irritazione si è trasformata in isteria". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni al Cpac.
"Non solo perché i conservatori stanno vincendo, ma perché ora i conservatori stanno collaborando a livello globale. Quando Bill Clinton e Tony Blair crearono una rete liberale di sinistra globale negli anni '90, furono definiti statisti. Oggi, quando Trump, Meloni, Milei o forse Modi parlano, vengono definiti una minaccia per la democrazia. Questo è il doppio standard della sinistra, ma ci siamo abituati. E la buona notizia è che le persone non credono più alle loro bugie".
"Nonostante tutto il fango che ci gettano addosso. I cittadini continuano a votarci semplicemente perché le persone non sono ingenue come le considera l'ultimo. Votano per noi perché difendiamo la libertà", ha ribadito.
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - "La sinistra radicale vuole cancellare la nostra storia, minare la nostra identità, dividerci per nazionalità, per genere, per ideologia. Ma non saremo divisi perché siamo forti solo quando siamo insieme. E se l'Occidente non può esistere senza l'America, o meglio le Americhe, pensando ai tanti patrioti che lottano per la libertà in America Centrale e Meridionale, allora non può esistere nemmeno senza l'Europa". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni al Cpac.
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - "Il Cpac ha capito prima di molti altri che la battaglia politica e culturale per i valori conservatori non è solo una battaglia americana, è una battaglia occidentale. Perché, amici miei, credo ancora nell'Occidente non solo come spazio geografico, ma come civiltà. Una civiltà nata dalla fusione di filosofia greca, diritto romano e valori cristiani. Una civiltà costruita e difesa nei secoli attraverso il genio, l'energia e i sacrifici di molti". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni alla conferenza dei conservatori a Washington.
"La mia domanda per voi è: questa civiltà può ancora difendere i principi e i valori che la definiscono? Può ancora essere orgogliosa di sé stessa e consapevole del suo ruolo? Penso di sì. Quindi dobbiamo dirlo forte e chiaro a coloro che attaccano l'Occidente dall'esterno e a coloro che lo sabotano dall'interno con il virus della cultura della cancellazione e dell'ideologia woke. Dobbiamo dire loro che non ci vergogneremo mai di chi siamo", ha scandito.
"Affermiamo la nostra identità. Affermiamo la nostra identità e lavoriamo per rafforzarla. Perché senza un'identità radicata, non possiamo essere di nuovo grandi", ha concluso la Meloni.
(Adnkronos) - "Il nostro governo - ha detto Meloni - sta lavorando instancabilmente per ripristinare il legittimo posto dell'Italia sulla scena internazionale. Stiamo riformando, modernizzando e rivendicando il nostro ruolo di leader globale".
"Puntiamo a costruire un'Italia che stupisca ancora una volta il mondo. Lasciate che ve lo dica, lo stiamo dimostrando. La macchina della propaganda mainstream prevedeva che un governo conservatore avrebbe isolato l'Italia, cancellandola dalla mappa del mondo, allontanando gli investitori e sopprimendo le libertà fondamentali. Si sbagliavano", ha rivendicato ancora la premier.
"La loro narrazione era falsa. La realtà è che l'Italia sta prosperando. L'occupazione è a livelli record, la nostra economia sta crescendo, la nostra politica fiscale è tornata in carreggiata e il flusso di immigrazione illegale è diminuito del 60% nell'ultimo anno. E, cosa più importante, stiamo espandendo la libertà in ogni aspetto della vita degli italiani", ha concluso.
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - L'Italia è "una nazione con un legame profondo e indistruttibile con gli Stati Uniti. E questo legame è forgiato dalla storia e dai principi condivisi. Ed è incarnato dagli innumerevoli americani di discendenza italiana che per generazioni hanno contribuito alla prosperità dell'America". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni al Cpac a Washington. "Quindi, a loro, permettimi di dire grazie. Grazie per essere stati ambasciatori eccezionali della passione, della creatività e del genio italiani".