In Italia l’occupazione di chi ha un’età compresa tra i 18 e i 29 anni continua a calare e “nella media dei primi tre trimestri del 2011 ha subito una flessione del 2,5% che corrispondono a circa 80 mila unità”. A spiegarlo oggi pomeriggio è stato il Presidente dell’Istat Enrico Giovannini nel corso di un’audizione alla commissione Bilancio della Camera dei deputati.

Giovannini ha spiegato che “il tasso di disoccupazione dei giovani tra 18 e 29 anni è sceso dal 20,5% del primo trimestre 2011 al 18,6% del terzo trimestre, rimanendo almeno 11 punti percentuali al di sopra di quello complessivo. Tuttavia – ha sottolineato – se si considera la fascia di età 15-24 anni, come proposto dall’Unione europea, la disoccupazione sale al 31%, la più alta dopo la Spagna”. L’indicatore di Europa 2020 mostra come, nel 2010, circa un quarto (24,5%) della popolazione in Italia fosse a rischio povertà ed esclusione sociale, valore più elevato della media europea (21,5% se calcolata sui soli 17 Paesi dell’area euro e 23,4% tra i 27 Paesi).

Giovannini ha poi aggiunto che nonostante la diffusione del part time abbia “contribuito notevolmente alla crescita dell’occupazione femminile, l’Italia continua ad avere tassi di impiego a tempo parziale inferiori rispetto alla media europea” e secondo il presidente dell’Istat “l’elevata asimmetria dei ruoli disincentiva la partecipazione”. Infatti, se si considera il lavoro totale, che include quello retribuito e quello di cura, le occupate lavorano un’ora in più degli uomini al giorno – ha spiegato – e si fanno carico di più del 70% del lavoro familiare. Con la crescita dell’occupazione femminile, l’aumento della speranza di vita e il calo della fecondità, il lavoro di cura offerto dalle donne è destinato a ridursi progressivamente. Di conseguenza – ha fatto infine notare Giovannini – standard elevati di welfare e occupazione appaiono sostenibili solo a fronte di politiche per la redistribuzione del lavoro di cura nella coppia e dell’erogazione di servizi sociali adeguate alle necessità”.

Giovannini è intervenuto anche sulle pensioni e ha evidenziato che la loro ”mancata indicizzazione comporterebbe un risparmio netto di quasi 13 miliardi di euro nel triennio 2012-2014 e altri quattro miliardi sono attesi dalla revisione del sistema pensionistico”. Secondo il presidente si tratta “di cifre relativamente modeste nell’immediato, ma che hanno natura strutturale e, nel caso delle revisione dell’età pensionabile, crescenti nel tempo”.

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