Cinema

L’ultimo partigiano del cinema monosala: “Io, solo contro i giganti dei multiplex”

Ai laboratori Dams di Bologna a lezione da Antonio Sancassani che a Milano ha mantenuto aperto il Mexico: "Dissi no anche a Dolce e Gabbana che volevano trasformare la mia sala in uno showroom. Rimasero allibiti quando rinunciai ai loro soldi"

di RQuotidiano

“Se chiedo un film a una casa di distribuzione, spesso interviene il ‘Circuito Cinema‘ che si occupa del noleggio delle pellicole avvertendo che se il film passa per il Mexico non verrà proiettato nelle altre sale affiliate al gruppo” La denuncia è di Antonio Sancassani, il settantenne proprietario del cinema monosala in via Savona a Milano. Che vuole rimanere autonomo e libero di scegliere la propria coraggiosa programmazione, fatta di pellicole di giovani autori che a volte, non trovando un distributore, gli consegnano il film direttamente in mano per la proiezione.

Così Antonio intreccia rapporti amichevoli con gli autori, che spesso partecipano alle presentazioni del film in sala. E riesce a compiere dei record, come proiettare per due anni di fila “Il vento fa il suo giro” di Giorgio Diritti, snobbato dalla grande distribuzione. “Un pezzo del David di Donatello è tuo” gli dirà al telefono Diritti la sera stessa della premiazione di “L’uomo che verrà“.

Il Mexico è una cinema che conta 285 posti contro i 20.000 di una multisala. “A Milano sono scomparsi l’Ambasciatori, il Corallo, L’Excelsior, l’Ariston, il Cavour, il President, il Maestoso… e la lista potrebbe proseguire. Sale storiche, alcune bellissime, destinate a un cambio d’uso o fagocitate dai circuiti dei multiplex” Come Davide e Golia. Come è possibile combattere contro questi giganti? “In realtà le multisale vivono solo nei weekend e guadagnano dalle vendite dei popcorn e delle bibite. Da me si prende al massimo un caffè. Chi viene al Mexico lo fa perché ama il cinema”

Insomma, per fortuna è la qualità che paga, soprattutto se unita alla competenza di un uomo che ha diretto decine di sale cinematografiche prima di “impelagarsi” con il cinema Mexico. “E’ anche una zona periferica. Un tempo luogo di fabbriche metalmeccaniche, ora quadrilatero dell’alta moda che vive solo nel periodo delle sfilate. Allora ho deciso di creare una programmazione ad hoc: il lunedì il cinema indipendente, il giovedì i film in lingua originale, e così via. Mi sono creato uno zoccolo duro fatto di una mailing list di 4000 spettatori disposti a venire fin qui”.

Ma in tutti questi anni controcorrente non hanno mai tentato di comprarla? “Fui avvicinato una volta da due persone presentatesi come emissari di Dolce e Gabbana. Rimasero stupiti quando risposi loro che non avrei mai venduto per nessuna cifra la mia sala per farla diventare uno show-room”.

A Bologna (dove Antonio Sancassani sarà presente oggi alle 17 per una tavola rotonda sulle programmazioni di qualità ai laboratori del DMS di Via Azzo gardino) si sta discutendo se riattivare la cosiddetta “delibera Guglielmi” per bloccare la chiusura delle monosale nel centro storico. Qual è il rapporto del cinema Mexico con la nuova giunta milanese? “Hanno onorato il Mexico con il premio Ambrogino d’oro, cosa che mi ha riempito di orgoglio. Ma non mi risulta siano in progetto piani specifici per salvare le monosale “.

Per finire, Sancassani, quale sarà il futuro del Mexico “Attraverso un bando regionale ho ottenuto il 30% a fondo perduto e il restante 70% in prestito a tasso zero per dotarmi del digitale. La pellicola è previsto che andrà in pensione nel 2014, quindi sono già pronto alla conversione del formato. Spero in questo modo di risolvere anche molti problemi di noleggio dovuti alla mia volontà di essere un esercente libero da ogni circuito. E se non ce la farò va bene lo stesso, perché finché sono incazzato vuole dire che tengo al mio piccolo, prezioso cinema di periferia”.

di Federico Mascagni

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