Scuola

Supplenze, la ‘chiamata diretta’ finisce davanti alla Consulta

 Mentre il progetto di legge Aprea sotto rinnovate (e mentite) vesti prosegue il suo trionfale percorso verso l’approvazione, grazie anche allo zelo che il Pd ha profuso affinché tutto si concluda in tempi rapidi e con soddisfazione di chi ha deciso di portare avanti la riforma degli organi collegiali senza interloquire concretamente con chi nella scuola vive ed opera quotidianamente, ecco finalmente una buona notizia: il Consiglio dei Ministri n. 35, riunito il 15 giugno, ha esaminato, su proposta del Ministro per gli Affari Regionali, Piero Gnudi, 19 leggi regionali e delle province autonome.

Nell’ambito di tali leggi, il Consiglio ha deliberato l’impugnativa dinanzi alla Corte Costituzionale della legge Regione Lombardia n. 7 del 18 aprile 2012 “Misure per la crescita, lo sviluppo e l’occupazione” per violazione dei principi fondamentali in materia di istruzione. La legge consentirebbe, in via sperimentale, la cosiddetta “chiamata diretta” dei supplenti, senza rispettare graduatorie né diritti acquisiti. Segnerebbe da una parte un fatale passo avanti da una parte verso una visione privatistica della scuola dello Stato, e configurerebbe dall’altra un reclutamento basato su cordate, interpretazioni soggettive, conoscenze, segnalazioni, improprie intromissioni e selezioni (adesione sindacale, provenienza regionale, stile didattico, laicità o confessionalità e così via).

Quando capiremo che non siamo la Finlandia? E quando capirà Formigoni che, da un Consiglio regionale che ha compreso o comprende i vari Minetti, Trota, di Boni, è davvero difficile aspettarsi il rispetto dell’interesse generale dei cittadini?