“Vendola è carino a fare il mio nome ma io direi: non è cosa”. Lo dice Romano Prodi a Sky Tg24 in merito alla possibilità che venga eletto presidente della Repubblica come ha proposto Nichi Vendola di Sel.

“Il mondo è governato dalla finanza, ma la finanza è senza regole”, e il professor Prodi la vede nera. “Non c’è una politica realmente interessata a porre limiti al mondo della speculazione finanziaria”, ha detto l’ex presidente del Consiglio, ospite del Forum Ambrosetti che ha preso il via oggi a Cernobbio. “Nemmeno Obama, che aveva promesso una riforma in tal senso”, afferma, “ce l’ha fatta, mostrando analogie con chi lo ha preceduto”. Secondo il professore, a mancare è un’autorità sovranazionale, e la volontà degli stati di accettare tale autorità. “È un rischio per la democrazia, questa finanza priva di regole”, ha continuato, sottolineando come, rispetto al passato, sarebbe favorevole a una Tobin Tax, “che però parta da un’iniziativa comune di paesi forti, come la Germania, la Francia, e anche l’Italia”. Incalzato sull’argomento, l’economista bolognese nega l’esistenza di un governo della finanza: “Magari ce ne fosse uno”, esclama. E ancora: “Non è mica detto che questi si conoscano, che siano un club”. E la Goldman Sachs, domandiamo? La banca d’affari americana accusata di aver contribuito alla crisi, con la quale il presidente della Bce Mario Draghi, in qualità di responsabile in Europa, ma anche Mario Monti e lo stesso Romano Prodi in qualità di advisors, hanno avuto rapporti di lavoro. Prodi si si limita a smarcarsi: “Crede che questi signori volessero dei consulenti stupidi?”

 “Non voglio entrare nella politica interna italiana, ma il mandato a Monti non dipende mica dalla comunità finanziaria che è a Cernobbio, dipenderà da come vanno le elezioni: se c’è un vincitore quello prende il governo, se c’è un’impasse è probabile che si chieda a Monti di prendere il mandato. Se c’è un’impasse credo che Monti sarà ancora disposto a servire il Paese, bene, come ha fatto ancora”. Molto, secondo il Professore, “dipende dalla legge elettorale. Per ora abbiamo progetti di legge elettorale per le quali l’impasse è probabile, se avessimo una legge alla francese, come io auspico, non si porrebbe il problema dell’impasse”.

Sulla situazione all’interno del Pd Prodi non si sbilancia:  “Bene le primarie. Quando i partiti avevano una formazione propria, non c’era bisogno delle primarie. Oggi che la politica è tutta sulle elezioni, come in America, le primarie sono fondamentali. Sono un segno di democrazia”. 

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