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Il pregiudizio – Tu quanti ne hai?

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Ci fu un giorno che mi misi in testa di scrivere una canzone che avesse per protagonista negativo il pregiudizio. I Marlene Kuntz ritengono di averne subiti non pochi, probabilmente come chiunque ritiene per sé stesso, ma essendo noi personaggi pubblici il loro accumularsi verificabile (si pensi alla rete) ha dato un valore forse meno generico a tale presunzione (che ne so… che io sia un tossico è falso, eppure è stata una vulgata di tutto riguardo e per molto tempo, tant’è che per certuni, ad esempio, una nostra canzone d’amore – Nuotando nell’aria –  è tuttora un ‘inn0’ alla droga. Ma è un esempio fra tanti, più divertente che grave).

Mentre però mi sforzavo di dare valore poetico alle mie riflessioni, cercando di ottenere frasi preziose e non facilmente confutabili che sapessero staccarsi dalle mie/nostre contingenze per farsi, come dire, intuizione universale, mi accorgevo che l’esistenza dell’uomo, col suo condividere uno spazio all’insegna della socialità, non si poteva non vedere intrisa di micro-pregiudizi inevitabili.

Non possiamo vivere senza pregiudizi. Bisognerebbe probabilmente avere una intelligenza mostruosa per avere giudizi personali e non contaminati da appioppare a qualsiasi necessità. Riesco a immaginare almeno due tipi di pregiudizi inevitabili: quelli che abbiamo preconfezionato dopo averli formulati come iniziali giudizi in periodi precedenti, rendendoli quasi inamovibili, e quelli che fanno parte del nostro bagaglio culturale, assunti come inerenti alla nostra crescita personale (penso all’educazione ricevuta in età fanciullesca) o alla nostra italianità, che è figlia di una impostazione europea e, più in generale, occidentale. Questa seconda tipologia, è evidente, ci rende ad esempio diversi in molte cose dai popoli orientali.

Intorno a tutto ciò cresciamo e ci forgiamo, definendoci poi, meglio o peggio, come persone, in base a in quale modo decidiamo di voler vedere la vita e la sua complessità. Forse si può dire che quanto più decidiamo di pensare con la nostra testa, tanto più ci allontaniamo da alcuni pregiudizi. E di per sé questo è un invito sufficiente a rendersi conto dell’importanza del riflettere.

Ma per tornare alla mia canzone… Giungendo a tali “conclusioni” non potei far altro che attenuare sempre più la mia verve programmatica per approdare a un ridimensionamento quasi filosofico, per il quale il testo si trasformò in qualcosa di più… giudizioso. E il ritornello si fece, anziché cosparso di livore, onesto nel suo ammettere che ciascuno di noi ha dei pregiudizi.

Sconfiggerli tutti penso sia realmente e ovviamente impossibile, forse non necessario, ma è senz’altro doveroso non fossilizzarsi su tutto ciò che è migliorabile. La fossilizzazione conduce, e al giorno d’oggi lo dovremmo un po’ tutti sapere, a dividere il mondo in amici e nemici. E se è pur vero che l’esistenza terrena è fatta di odio e amore, e dunque di amicizie e inimicizie, quanti meno pregiudizi si avessero tanto più vivremmo in un mondo con meno razzismo e discriminazione. Lapalissiano.

Ad esempio: ebrei, neri, omosessuali… tanto per dire. Dovrebbe risultare impossibile, oggidì, eppure… quanto razzismo strisciante, ancora… E mica solo nei loro confronti ovviamente… Questi sono solo i primi tre esempi che mi sono venuti in mente, eclatanti per così dire…

Il Pregiudizio

“Amico: quel che importa è riflettere

per relativizzarsi ed intendere

le ragioni di chi si giudica…

giudica… giudica…

Il pregiudizio è una limitatezza inevitabile

Il pregiudizio è una debolezza inesauribile”





testo: Cristiano Godano
musica: Cristiano Godano, Luca Bergia, Riccardo Tesio
C) 2009 EMI Music Italy

 

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