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Non calpestiamo le istituzioni

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Condivido (per quel che rileva, non sono certo un costituzionalista…) gli argomenti tecnici di chi, come il grande Franco Cordero, critica la decisione della Consulta sul conflitto con la Procura di Palermo.

Penso anche che la scelta di Giorgio Napolitano di sollevare questo conflitto fu inopportuna, come sostenne anche Gustavo Zagrebelsky, poiché metteva l’una contro l’altra istituzioni che ancora avevano conservato una certa fiducia tra i cittadini (Presidente della Repubblica e magistratura).

Sono però anche convinto che la critica degli argomenti giuridici non possa tracimare in una generica delegittimazione della Consulta. Un tecnico capisce che una cosa è la decisione sul lodo Alfano e un’altra è questa… ma a un osservatore che invece non abbia gli strumenti per distinguere il merito, quello che resta è solo che in entrambi i casi qualcuno ha ritenuto che la sentenza non meritasse rispetto perché data per ragioni politiche. Buone o cattive, dipenderebbe alla fine solo dai punti di vista… Ma così agendo si danneggia l’autorevolezza della Corte Costituzionale e si mina la fiducia che in essa ripongono i cittadini.

Anche la Corte, in questa polemica, diviene solo l’ennesimo attore fazioso di un sistema in cui non c’è una ragione o un torto che il cittadino possa comprendere, ma solo delle parti per cui tifare. Le istituzioni vanno criticate nel merito ma bisogna anche cercare di non danneggiare la loro funzione di riferimento, perché altrimenti ci ritroviamo con qualche ragione in mano in mezzo alle macerie di un sistema costituzionale già sofferente e sfilacciato da vent’anni di delegittimazione a 360 gradi.

La Procura di Milano, nel caso Abu Omar, seppe criticare anche duramente la decisione della Consulta sul segreto di stato, senza mai scadere in attacchi alla Corte o lederne l’immagine istituzionale.

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