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Ruby bis, lo show di Elena Morali: “Non me frega niente di voi con le tonache”

Elena Morali, considerata una fiamma di Renzo "Trota" Bossi, ha risposto "Non è affare vostro... sono mie cose private sentimentali" quando il pm Sangermano senza farne il nome le ha chiesto se aveva avuto una relazione o una amicizia con il figlio del Senatur. " Allora no... Io non le chiedo sua moglie chi è... " ha aggiunto
Elena Morali
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Da testimone, perché tra le giovani invitate alle “cene eleganti” di Arcore, a protagonista di un ‘battibecco’ in aula con il pm di Milano Antonio Sangermano, pubblica accusa nel processo Ruby bis quello a carico di Nicole Minetti, Lele Mora ed Emilio Fede.  

Elena Morali, ex pupa, considerata una fiamma di Renzo “Trota” Bossi, ha risposto “Non è affare vostro… le mie cose private sentimentali” quando Sangermano senza fare il nome di Renzo Bossi le ha chiesto se aveva avuto una relazione o una amicizia con il rampollo del Senatur. La storia tra i due giovani, a questo punto presunta, era comparsa su diversi giornali di gossip, ma quando la testimone è stata incalzata ha risposto secca: “Allora no… Io non le chiedo sua moglie chi è… ”  rivolgendosi al pubblico ministero. E’ stata quindi ripresa dalla presidente del collegio Annamaria Gatto che le ha ricordato che è il giudice ad ammettere le domande in udienza: “Sono io che ammetto” ha ricordato il giudice e la ragazza ha proseguito: “La mia risposta è no”. Quando il pm ha fatto presente che “il processo non è un gioco” la Morali ha rintuzzato: “Neanche il suo…. Mi sta offendendo…  A me non frega niente che siete qui che avete le tonache…Posso anche uscire…”. A questo punto il giudice ha detto: “La faccio prendere dai carabinieri“. Dopo diversi secondi di silenzio e sollecitata dal presidente, che avrebbe sospeso in caso di malore, la soubrette ha dichiarato: “Andiamo avanti così io vado al lavoro che sto già perdendo tempo”. 

Durante l’udienza il pm poi ha rivelato che il 17 marzo scorso la giovane ha insultato i carabinieri di Bergamo che l’avevano convocata in caserma per notificarle l’accompagnamento coatto. Con “tono arrogante” la ragazza affrontato i militari e prima di tentare una “fuga” dalla stazione dei carabinieri, ha insultato, il “magistrato che ha disposto l’accompagnamento” definendolo un “coglione”, come si legge nella relazione dei militari. 

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