Marco Bazzoni è un operaio di Firenze che, da anni, ha deciso di dedicare la sua vita, dentro e fuori la fabbrica, alla lotta per contrastare gli infortuni e le morti sul lavoro, quelle che alcuni si ostinano a chiamare “morti bianche“, quasi fossero morti inspiegabili, dovute ad un rigurgito o ad una fatalità, come spesso accade ai neonati nelle culle.

Eppure in quelle morti di fatale, spesso, c’è poco, anzi le ragioni di questa strage senza fine sono ben note e si chiamano tagli sulla sicurezza, riduzione delle spese per la prevenzione, sub appalti, contratti in nero, precarietà diffusa, smantellamento delle garanzie e dei diritti.

Contro questi abusi Marco Bazzoni (e con lui altri valorosi delegati alla sicurezza, ispettori e Medici del lavoro) ha condotto e conduce una battaglia di civiltà, contro il cinismo dominante e contro l’indifferenza crescente politica e mediatica, ovviamente sempre con le dovute eccezioni.
Nella sola giornata del 9 aprile, per fare l’ultimo esempio, sono morte 5 persone, ma non hanno fatto “neppure notizia” perché hanno avuto il torto di morire da soli, in modo isolato, senza far gruppo, senza diventare un evento da drammatizzare, capace di conquistare un titolo e un un servizio nei principali Tg.
Per loro qualche articolo in sede locale, per il resto poco o nulla, i loro nomi saranno ricordati solo nelle statistiche e nelle meritorie iniziative delle associazioni dei familiari e delle associazioni degli invalidi e mutilati del lavoro.

Per queste ragioni ci è sembrato giusto mettere in evidenza le parole di chi, come Marco Bazzoni, non si è mai arreso e continua, ogni giorno, a coltivare la memoria e a contrastare omissioni, rimozioni, indifferenza.

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