Il convegno “Nietzsche nella Rivoluzione Conservatrice” (10-11 maggio 2013, via Mentana 2), promosso dall’Università di Bologna e dalla Fondazione Gramsci Emilia-Romagna, si propone di approfondire l’influenza esercitata dal pensiero nietzschiano sulla cultura tedesca immediatamente successiva alla Prima Guerra Mondiale, con particolare attenzione al fenomeno filosofico-culturale indicato dalla storiografia con il nome di “Konservative Revolution”.

Sono riconducibili all’orizzonte di pensiero della Rivoluzione Conservatrice, seppure a vario titolo e in forme e modalità spesso differenti tra loro, autori come O. Spengler, A. Moeller van den Bruck, E. Jünger, F.G. Jünger, C. Schmitt, Th. Mann e M. Heidegger, sulle cui opere e dottrine si concentrerà l’attenzione degli studiosi impegnati nelle tre sessioni di lavoro del convegno.

Quanto ai contenuti di fondo della Rivoluzione Conservatrice, gli autori ascrivibili a tale movimento, muovendo dall’atmosfera di diffuso pessimismo culturale e di “critica della civiltà” così caratteristica del contesto culturale tedesco post-bellico e degli anni della Repubblica di Weimar, espressero in modo forte e persino aggressivo il proprio malessere nei confronti della modernità. Una modernità vista come epoca della decadenza e del vacuo individualismo borghese, sfociante nella spersonalizzazione della società di massa; come epoca della crisi della ragione, destinata a esser soppiantata dall’immediatezza e dall’“eroismo” dell’azione, e dell’appiattimento della cultura “alta” sul livello di quella “massificata”; come epoca della tecnica come strumento della volontà di potenza e, infine, proprio a partire da un tale sentimento di disagio per il tramonto della civiltà occidentale nel suo complesso, come epoca della necessità di una “svolta” epocale, concepita come un vero e proprio destino da accettare miticamente, in grado di aprire una nuova era (è certo il caso di ricordare che una delle opere più celebri associate alla Rivoluzione Conservatrice s’intitolasse Der dritte Reich, di Moeller van den Bruck).

Di qui, certi esiti radicali e indubbiamente molto controversi di questo movimento di pensiero, come ad esempio il suo compatto rifiuto dei valori moderni di uguaglianza, libertà, razionalità, o la sua polemica antiliberale sfociante in ipotesi come quelle di un “socialismo prussiano” in Spengler o addirittura di un “nazionalbolscevismo” in E. Niekisch.

Il programma prevede l’apertura dei lavori con il rettore Ivano Dionigi e Carlo Galli, presidente della Fondazione Gramsci Emilia-Romagna. Il programma completo su http://www.magazine.unibo.it/Magazine/Eventi/2013/05/10/Nietzsche_nella_Rivoluzione.htm

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