Per carità, dopo tutto quello che è successo e sta ancora succedendo (del quale sappiamo ahimè ben poco) dentro la centrale Daichi di Fukushima, e più in generale nel cosiddetto “villaggio nucleare” giapponese – che il governo si appresta, irresponsabilmente, a rilanciare – la domanda è legittima. Il Giappone è sicuro? C’è ancora rischio di contaminazione, di beccarsi radiazioni indesiderate? La risposta non è semplice. E comprendiamo la preoccupazione degli italiani che dovendo venire a vivere, o semplicemente venire a fare un viaggio di lavoro o di piacere in Giappone cercano di informarsi, documentarsi, chiedere consiglio. Vivendo qui e avendo vissuto in prima persona l’emergenza nucleare ricevo continuamente domande da parte di amici, conoscenti, sconosciuti. Cerco sempre di rispondere a tutti, ma è una bella responsabilità, perché non è facile rispondere. Ma di fronte alle pretese di un gruppo di coristi della Scala, (58 per la precisione, che comunque rappresentano più della metà dell’organico) che in una lettera spedita al sindaco Pisapia (presidente onorario della Scala) e al Consiglio di amministrazione minacciano di rifutare la trasferta a meno di ottenere “cerficazioni scritte da parte di organismi autorizzati dal Ministero della Salute e dall’Oms (l’organizzazione mondiale della sanità)” si resta francamente perplessi. E non si può non concordare con la petizione che un gruppo di italiani residenti in Giappone ha messo online, ricordando l’ignobile “fuga” del Maggio Fiorentino, presente in Giappone durante l’emergenza e rientrato in Italia senza onorare il resto del contratto, e per la quale sta raccogliendo le firme: “non vogliamo i coristi della scala in Giappone”.
Che la situazione a Fukushima sia tutt’altro che “sotto controllo”, come si ostinano a dichiarare, contro ogni evidenza, governo e operatori (la Tepco) è fuori di dubbio. Ma il pericolo – reale e al quale siamo tutti, noi residenti, quotidianamente sottoposti – non viene tanto da quello che è successo, quanto da quello che può succedere. L’incredibile ritardo con il quale la Tepco sta cercando di mettere “in sicurezza” i reattori “fusi” – soprattutto il n.3, dove nessuno, nemmeno i robot sono ancora riusciti ad entrare per valutare la situazione – e l’instabilità della cosiddetta “piscina” del n.4, dove tonnellate di barre di carburante radioattivo rischiano di crollare provocando un colossale meltdown, è una possibilità che non può e non deve essere sottovalutata. Ma se fosse l’ipotesi di una nuova emergenza il parametro di valutazione per decidere di venire o meno in Giappone tutti i governi dovrebbero proibire ogni tipo di viaggio, sospendere i voli e dichiarare il Giappone “paese ad elevato rischio”. Gli stessi giapponesi dovrebbero prendere in considerazione di abbandonare l’arcipelago, fino a quando anche l’ultima centrale non sarà chiusa, sigillata e, come dicono i tecnici, ogni reattore “de commissionato”.
Tutto questo ovviamente non ha senso. Come non ha senso l’iniziativa, che appare davvero strumentale dei coristi della Scala. L’oramai imminente tournèe, per la quale c’è enorme attesa in Giappone (tutti i biglietti sono stati venduti) toccherà solo le città di Tokyo, Nagoya e Osaka. La più vicina a Fukushima è Tokyo, che dista comunque quasi 300 chilometri dalla centrale Dai Ichi. Un team di esperti del Ministero si è recato di recente a Tokyo e ha verificato la veridicità dei dati pubblicati – e costantemente aggiornati – sul sito www.viaggiaresicuri.it: dati che indicano che la radioattività ambientale è contenuta tra 0,028 e 0,079 microsievert/ora. Inferiori a quelle rilevabile in città come Roma, Milano, Parigi. Insomma: se uno vuole piantar grane il modo lo trova sempre, ma quando si ha la fortuna e l’onore di lavorare e rappresentare una delle poche istituzioni che ancora ci fa inorgoglire, all’estero, forse è il caso di evitare di cadere nel ridicolo.
Pio d'Emilia
Giornalista e yamatologo
Ambiente & Veleni - 30 Maggio 2013
Ma il Giappone è radioattivo?
Per carità, dopo tutto quello che è successo e sta ancora succedendo (del quale sappiamo ahimè ben poco) dentro la centrale Daichi di Fukushima, e più in generale nel cosiddetto “villaggio nucleare” giapponese – che il governo si appresta, irresponsabilmente, a rilanciare – la domanda è legittima. Il Giappone è sicuro? C’è ancora rischio di contaminazione, di beccarsi radiazioni indesiderate? La risposta non è semplice. E comprendiamo la preoccupazione degli italiani che dovendo venire a vivere, o semplicemente venire a fare un viaggio di lavoro o di piacere in Giappone cercano di informarsi, documentarsi, chiedere consiglio. Vivendo qui e avendo vissuto in prima persona l’emergenza nucleare ricevo continuamente domande da parte di amici, conoscenti, sconosciuti. Cerco sempre di rispondere a tutti, ma è una bella responsabilità, perché non è facile rispondere. Ma di fronte alle pretese di un gruppo di coristi della Scala, (58 per la precisione, che comunque rappresentano più della metà dell’organico) che in una lettera spedita al sindaco Pisapia (presidente onorario della Scala) e al Consiglio di amministrazione minacciano di rifutare la trasferta a meno di ottenere “cerficazioni scritte da parte di organismi autorizzati dal Ministero della Salute e dall’Oms (l’organizzazione mondiale della sanità)” si resta francamente perplessi. E non si può non concordare con la petizione che un gruppo di italiani residenti in Giappone ha messo online, ricordando l’ignobile “fuga” del Maggio Fiorentino, presente in Giappone durante l’emergenza e rientrato in Italia senza onorare il resto del contratto, e per la quale sta raccogliendo le firme: “non vogliamo i coristi della scala in Giappone”.
Che la situazione a Fukushima sia tutt’altro che “sotto controllo”, come si ostinano a dichiarare, contro ogni evidenza, governo e operatori (la Tepco) è fuori di dubbio. Ma il pericolo – reale e al quale siamo tutti, noi residenti, quotidianamente sottoposti – non viene tanto da quello che è successo, quanto da quello che può succedere. L’incredibile ritardo con il quale la Tepco sta cercando di mettere “in sicurezza” i reattori “fusi” – soprattutto il n.3, dove nessuno, nemmeno i robot sono ancora riusciti ad entrare per valutare la situazione – e l’instabilità della cosiddetta “piscina” del n.4, dove tonnellate di barre di carburante radioattivo rischiano di crollare provocando un colossale meltdown, è una possibilità che non può e non deve essere sottovalutata. Ma se fosse l’ipotesi di una nuova emergenza il parametro di valutazione per decidere di venire o meno in Giappone tutti i governi dovrebbero proibire ogni tipo di viaggio, sospendere i voli e dichiarare il Giappone “paese ad elevato rischio”. Gli stessi giapponesi dovrebbero prendere in considerazione di abbandonare l’arcipelago, fino a quando anche l’ultima centrale non sarà chiusa, sigillata e, come dicono i tecnici, ogni reattore “de commissionato”.
Tutto questo ovviamente non ha senso. Come non ha senso l’iniziativa, che appare davvero strumentale dei coristi della Scala. L’oramai imminente tournèe, per la quale c’è enorme attesa in Giappone (tutti i biglietti sono stati venduti) toccherà solo le città di Tokyo, Nagoya e Osaka. La più vicina a Fukushima è Tokyo, che dista comunque quasi 300 chilometri dalla centrale Dai Ichi. Un team di esperti del Ministero si è recato di recente a Tokyo e ha verificato la veridicità dei dati pubblicati – e costantemente aggiornati – sul sito www.viaggiaresicuri.it: dati che indicano che la radioattività ambientale è contenuta tra 0,028 e 0,079 microsievert/ora. Inferiori a quelle rilevabile in città come Roma, Milano, Parigi. Insomma: se uno vuole piantar grane il modo lo trova sempre, ma quando si ha la fortuna e l’onore di lavorare e rappresentare una delle poche istituzioni che ancora ci fa inorgoglire, all’estero, forse è il caso di evitare di cadere nel ridicolo.
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Roma, 22 feb. (Adnkronos) - "Amiamo le nostre nazioni. Vogliamo confini sicuri. Preserviamo aziende e cittadini dalla follia della sinistra verde. Difendiamo la famiglia e la vita. Lottiamo contro il wokeismo. Proteggiamo il nostro sacro diritto alla fede e alla libertà di parola. E siamo dalla parte del buon senso. Quindi, in definitiva, la nostra lotta è dura. Ma la scelta è semplice. Ci arrenderemo al declino o combatteremo per invertirlo?". Lo ha detto Giorgia Meloni al Cpac.
"Lasceremo che la nostra civiltà svanisca? O ci alzeremo e la difenderemo? Lasceremo ai nostri figli un mondo più debole o più forte? Vorremo che le nuove generazioni si vergognino delle loro radici? O recupereremo la consapevolezza e l'orgoglio di chi siamo e glielo insegneremo? Ho fatto la mia scelta molto tempo fa e combatto ogni giorno per onorarla. E so che non sono solo in questa battaglia, che siete tutti al mio fianco, che siamo tutti uniti. E credetemi, questo fa tutta la differenza", ha concluso.
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - "Quando la libertà è a rischio, l'unica cosa che puoi fare è metterla nelle mani più sagge. Ecco perché i conservatori continuano a crescere e stanno diventando sempre più influenti nella politica europea. Ed ecco perché la sinistra è nervosa. E con la vittoria di Trump, la loro irritazione si è trasformata in isteria". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni al Cpac.
"Non solo perché i conservatori stanno vincendo, ma perché ora i conservatori stanno collaborando a livello globale. Quando Bill Clinton e Tony Blair crearono una rete liberale di sinistra globale negli anni '90, furono definiti statisti. Oggi, quando Trump, Meloni, Milei o forse Modi parlano, vengono definiti una minaccia per la democrazia. Questo è il doppio standard della sinistra, ma ci siamo abituati. E la buona notizia è che le persone non credono più alle loro bugie".
"Nonostante tutto il fango che ci gettano addosso. I cittadini continuano a votarci semplicemente perché le persone non sono ingenue come le considera l'ultimo. Votano per noi perché difendiamo la libertà", ha ribadito.
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - "La sinistra radicale vuole cancellare la nostra storia, minare la nostra identità, dividerci per nazionalità, per genere, per ideologia. Ma non saremo divisi perché siamo forti solo quando siamo insieme. E se l'Occidente non può esistere senza l'America, o meglio le Americhe, pensando ai tanti patrioti che lottano per la libertà in America Centrale e Meridionale, allora non può esistere nemmeno senza l'Europa". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni al Cpac.
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - "Il Cpac ha capito prima di molti altri che la battaglia politica e culturale per i valori conservatori non è solo una battaglia americana, è una battaglia occidentale. Perché, amici miei, credo ancora nell'Occidente non solo come spazio geografico, ma come civiltà. Una civiltà nata dalla fusione di filosofia greca, diritto romano e valori cristiani. Una civiltà costruita e difesa nei secoli attraverso il genio, l'energia e i sacrifici di molti". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni alla conferenza dei conservatori a Washington.
"La mia domanda per voi è: questa civiltà può ancora difendere i principi e i valori che la definiscono? Può ancora essere orgogliosa di sé stessa e consapevole del suo ruolo? Penso di sì. Quindi dobbiamo dirlo forte e chiaro a coloro che attaccano l'Occidente dall'esterno e a coloro che lo sabotano dall'interno con il virus della cultura della cancellazione e dell'ideologia woke. Dobbiamo dire loro che non ci vergogneremo mai di chi siamo", ha scandito.
"Affermiamo la nostra identità. Affermiamo la nostra identità e lavoriamo per rafforzarla. Perché senza un'identità radicata, non possiamo essere di nuovo grandi", ha concluso la Meloni.
(Adnkronos) - "Il nostro governo - ha detto Meloni - sta lavorando instancabilmente per ripristinare il legittimo posto dell'Italia sulla scena internazionale. Stiamo riformando, modernizzando e rivendicando il nostro ruolo di leader globale".
"Puntiamo a costruire un'Italia che stupisca ancora una volta il mondo. Lasciate che ve lo dica, lo stiamo dimostrando. La macchina della propaganda mainstream prevedeva che un governo conservatore avrebbe isolato l'Italia, cancellandola dalla mappa del mondo, allontanando gli investitori e sopprimendo le libertà fondamentali. Si sbagliavano", ha rivendicato ancora la premier.
"La loro narrazione era falsa. La realtà è che l'Italia sta prosperando. L'occupazione è a livelli record, la nostra economia sta crescendo, la nostra politica fiscale è tornata in carreggiata e il flusso di immigrazione illegale è diminuito del 60% nell'ultimo anno. E, cosa più importante, stiamo espandendo la libertà in ogni aspetto della vita degli italiani", ha concluso.
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - L'Italia è "una nazione con un legame profondo e indistruttibile con gli Stati Uniti. E questo legame è forgiato dalla storia e dai principi condivisi. Ed è incarnato dagli innumerevoli americani di discendenza italiana che per generazioni hanno contribuito alla prosperità dell'America". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni al Cpac a Washington. "Quindi, a loro, permettimi di dire grazie. Grazie per essere stati ambasciatori eccezionali della passione, della creatività e del genio italiani".