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‘Ndrangheta 2.0: non uccidere, ma delegittimare

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Non uccidete Giulio Cavalli o poi diventa un martire. Meglio un incidente. Aspettiamo che gli tolgano la scorta e lo facciamo fuori con un incidente. O magari facciamolo trovare morto con una siringa al braccio, così viene delegittimato. Più o meno devono essere state queste le parole che si sono scambiati gli ‘ndranghetisti, secondo il racconto del pentito Luigi Bonaventura, mentre progettavano l’omicidio dell’attore antimafia, ex Consigliere regionale in Lombardia.

È la ‘ndrangheta 2.0. Quella che ha ben capito che sta crescendo l’attenzione culturale sul tema della mafia e che c’è chi protegge con il consenso i propri “paladini” dell’antimafia. E ritorna prepotente il tema delle scorte: troppe, inutili, status symbol?

Oggi difficilmente la ‘ndrangheta commette atti eclatanti per uccidere qualcuno di scomodo. Sa che, appunto, lo farebbe diventare un martire e si alzerebbe ancora di più l’attenzione dei cittadini prima ancora che dello Stato. Così la ‘ndrangheta 2.0 aspetta silente, magari non minaccia più, in attesa che sia lo Stato a dimenticarsi dei propri paladini e possa intervenire senza nemmeno ucciderli, ma delegittimandoli, facendo sembrare la loro morte.. un incidente. Chissà quanti Giulio Cavalli ha intenzione la mafia di far cadere in disgrazia, con un incidente.

Un dato positivo, uno solo, c’è. Funziona: hanno paura della cultura, temono il consenso sociale dei cittadini per chi combatte la mafia. Aumentiamolo. Alziamo sempre di più il livello di guardia e l’attenzione educativa e culturale nella lotta alle mafie.

Infine, non ci si azzardi a togliere la scorta a tutti i Giulio Cavalli d’Italia. “Maledetto il Paese che ha bisogno di eroi”, ma ancor più maledetto quello che lascia creare e distruggere martiri.

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