La dominanza di Giorgio Napolitano, dal Quirinale, sulla vita politica italiana appare a molti – oltre che una forzatura se non una lesione del sistema di poteri e funzioni stabilito dalla Costituzione – la prova provata e definitiva della necessità di un assetto di vertice, diciamo così, più presidenzialista dell’organizzazione politico-istituzionale repubblicana. Di un presidente all’americana. O almeno, di un semi-presidenzialismo alla francese. Insomma, di un “sindaco d’Italia”, sintetizza alla sua maniera (e cicero pro domo sua) il primo cittadino di Firenze con irresistibili ambizioni politiche nazionali. In tutti i casi, e quasi universalmente, si dà per scontato che, se l’ex-comunista Giorgio fa il “Re Giorgio”, anziché il capo di una Repubblica basata sulla centralità del Parlamento, allora tanto vale stabilire che vi sia “un uomo solo al comando”, come direbbe Bersani con la bocca storta, come ha già fatto Berlusconi col suo partito (e quando ha vinto anche col governo) e come vorrebbe fare Renzi (da leader di partito e premier di governo). Senza più ipocrisie. Senza tanti pesi e contrappesi istituzionali e di potere. E, come vuole Grillo e profetizza Casaleggio, senza i giochi e giochini parlamentari della obsoleta democrazia rappresentativa (anche se negli ultimi mesi il drappello di deputati e senatori del movimento Cinque Stelle ha scoperto e si fa strenuo paladino della “centralità” del Parlamento). Col vantaggio, come auspicano tutti, di sapere un minuto dopo la chiusura delle urne, chi ha vinto le elezioni e chi ci governerà…
Ma questo ragionamento (se il presidente diventa centrale, tanto vale fare la riforma presidenzialista) potrebbe essere ribaltato: proprio perché l’attuale assetto istituzionale e costituzionale ha consentito, “essendocene bisogno” (la crisi, lo spread, la Merkel, Berlusconia, ecc.), il dominio incontrastato di Napolitato – così come ha consentito nel tempo, andando a ritroso, i diversi e pure opposti stili, personalità e obiettivi politici di Ciampi, Scalfaro, Cossiga, Pertini, Leone ecc. – e proprio perché ha saputo reggere e alla fine neutralizzare esagerazioni e persino mattane presidenziali, mai consentendo la stabilizzazione di eccessi di insensatezza o anche di cautela, contenendone le ricadute, sempre interrompendoli (anche se puntualmente con imperdonabile ritardo, ma interrompendoli), rivelando una elasticità e permeabilità alle nuove esigenze/tendenze politiche che a volte è parsa persino eccessiva ma al contempo costituendo una riserva di solidità e di capacità di recupero che non è mai venuta meno, proprio per questo perché si dovrebbe irrigidire l’assetto istituzionale e costituzionale in un regime più rigido come quello presidenzialista, pur senza considerarne gli aspetti più controversi?
Si pensi solo a ciò che sta succedendo in queste settimane – che già ci fa gridare all’attentato alla Costituzione – e a ciò che sarebbe stato in grado di fare in questi vent’anni e in queste stesse ore il presidente Berlusconi in un regime presidenzialista, senza fastidiosi ingombri parlamentaristici, senza pesi e contrappesi costituzionali…
Ad oggi, non è stato inventato niente di meno peggio della democrazia. E non c’è democrazia al mondo che operi meno peggio di una democrazia a base e centralità parlamentare. I danni compiuti dagli “uomini soli al comando”, anche quelli che potevano sembrare più illuminati e più onesti, sono sotto gli occhi di tutti. Questo va tenuto presente in particolare in un contesto politico, sociale e culturale come quello italiano, connotato storicamente da anomalie (l’ultima, quella berlusconiana) prodotte e produttrici a loro volta di altre anomalie. E’ fin troppo evidentemente ancora presto per considerare l’Inghilterra, la Francia, la Germania, gli Usa e l’Italia talmente analoghe da aver bisogno e avvantaggiarsi da assetti istituzionali ed elettorali simili o uguali. Forse ci arriveremo, ma non ci siamo arrivati…
Intanto, razionalizziamo e liberiamo la nostra democrazia parlamentare dalle superfetazioni (e ce ne sono tante!) che rischiano effettivamente di soffocarla. Ma non buttiamo, come si diceva una volta, l’acqua sporca con il bambino. Faremmo il gioco di chi quel bambino, ma proprio “quello”, non lo voleva e che ha sempre cercato di impedire che crescesse, libero e sano.
Beppe Lopez
Giornalista e scrittore
Politica - 16 Agosto 2013
Un uomo solo al comando? No, meglio la bistrattata Repubblica parlamentare
La dominanza di Giorgio Napolitano, dal Quirinale, sulla vita politica italiana appare a molti – oltre che una forzatura se non una lesione del sistema di poteri e funzioni stabilito dalla Costituzione – la prova provata e definitiva della necessità di un assetto di vertice, diciamo così, più presidenzialista dell’organizzazione politico-istituzionale repubblicana. Di un presidente all’americana. O almeno, di un semi-presidenzialismo alla francese. Insomma, di un “sindaco d’Italia”, sintetizza alla sua maniera (e cicero pro domo sua) il primo cittadino di Firenze con irresistibili ambizioni politiche nazionali. In tutti i casi, e quasi universalmente, si dà per scontato che, se l’ex-comunista Giorgio fa il “Re Giorgio”, anziché il capo di una Repubblica basata sulla centralità del Parlamento, allora tanto vale stabilire che vi sia “un uomo solo al comando”, come direbbe Bersani con la bocca storta, come ha già fatto Berlusconi col suo partito (e quando ha vinto anche col governo) e come vorrebbe fare Renzi (da leader di partito e premier di governo). Senza più ipocrisie. Senza tanti pesi e contrappesi istituzionali e di potere. E, come vuole Grillo e profetizza Casaleggio, senza i giochi e giochini parlamentari della obsoleta democrazia rappresentativa (anche se negli ultimi mesi il drappello di deputati e senatori del movimento Cinque Stelle ha scoperto e si fa strenuo paladino della “centralità” del Parlamento). Col vantaggio, come auspicano tutti, di sapere un minuto dopo la chiusura delle urne, chi ha vinto le elezioni e chi ci governerà…
Ma questo ragionamento (se il presidente diventa centrale, tanto vale fare la riforma presidenzialista) potrebbe essere ribaltato: proprio perché l’attuale assetto istituzionale e costituzionale ha consentito, “essendocene bisogno” (la crisi, lo spread, la Merkel, Berlusconia, ecc.), il dominio incontrastato di Napolitato – così come ha consentito nel tempo, andando a ritroso, i diversi e pure opposti stili, personalità e obiettivi politici di Ciampi, Scalfaro, Cossiga, Pertini, Leone ecc. – e proprio perché ha saputo reggere e alla fine neutralizzare esagerazioni e persino mattane presidenziali, mai consentendo la stabilizzazione di eccessi di insensatezza o anche di cautela, contenendone le ricadute, sempre interrompendoli (anche se puntualmente con imperdonabile ritardo, ma interrompendoli), rivelando una elasticità e permeabilità alle nuove esigenze/tendenze politiche che a volte è parsa persino eccessiva ma al contempo costituendo una riserva di solidità e di capacità di recupero che non è mai venuta meno, proprio per questo perché si dovrebbe irrigidire l’assetto istituzionale e costituzionale in un regime più rigido come quello presidenzialista, pur senza considerarne gli aspetti più controversi?
Si pensi solo a ciò che sta succedendo in queste settimane – che già ci fa gridare all’attentato alla Costituzione – e a ciò che sarebbe stato in grado di fare in questi vent’anni e in queste stesse ore il presidente Berlusconi in un regime presidenzialista, senza fastidiosi ingombri parlamentaristici, senza pesi e contrappesi costituzionali…
Ad oggi, non è stato inventato niente di meno peggio della democrazia. E non c’è democrazia al mondo che operi meno peggio di una democrazia a base e centralità parlamentare. I danni compiuti dagli “uomini soli al comando”, anche quelli che potevano sembrare più illuminati e più onesti, sono sotto gli occhi di tutti. Questo va tenuto presente in particolare in un contesto politico, sociale e culturale come quello italiano, connotato storicamente da anomalie (l’ultima, quella berlusconiana) prodotte e produttrici a loro volta di altre anomalie. E’ fin troppo evidentemente ancora presto per considerare l’Inghilterra, la Francia, la Germania, gli Usa e l’Italia talmente analoghe da aver bisogno e avvantaggiarsi da assetti istituzionali ed elettorali simili o uguali. Forse ci arriveremo, ma non ci siamo arrivati…
Intanto, razionalizziamo e liberiamo la nostra democrazia parlamentare dalle superfetazioni (e ce ne sono tante!) che rischiano effettivamente di soffocarla. Ma non buttiamo, come si diceva una volta, l’acqua sporca con il bambino. Faremmo il gioco di chi quel bambino, ma proprio “quello”, non lo voleva e che ha sempre cercato di impedire che crescesse, libero e sano.
B.COME BASTA!
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(Adnkronos) - "Il nostro governo - ha detto Meloni - sta lavorando instancabilmente per ripristinare il legittimo posto dell'Italia sulla scena internazionale. Stiamo riformando, modernizzando e rivendicando il nostro ruolo di leader globale".
"Puntiamo a costruire un'Italia che stupisca ancora una volta il mondo. Lasciate che ve lo dica, lo stiamo dimostrando. La macchina della propaganda mainstream prevedeva che un governo conservatore avrebbe isolato l'Italia, cancellandola dalla mappa del mondo, allontanando gli investitori e sopprimendo le libertà fondamentali. Si sbagliavano", ha rivendicato ancora la premier.
"La loro narrazione era falsa. La realtà è che l'Italia sta prosperando. L'occupazione è a livelli record, la nostra economia sta crescendo, la nostra politica fiscale è tornata in carreggiata e il flusso di immigrazione illegale è diminuito del 60% nell'ultimo anno. E, cosa più importante, stiamo espandendo la libertà in ogni aspetto della vita degli italiani", ha concluso.
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - L'Italia è "una nazione con un legame profondo e indistruttibile con gli Stati Uniti. E questo legame è forgiato dalla storia e dai principi condivisi. Ed è incarnato dagli innumerevoli americani di discendenza italiana che per generazioni hanno contribuito alla prosperità dell'America". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni al Cpac a Washington. "Quindi, a loro, permettimi di dire grazie. Grazie per essere stati ambasciatori eccezionali della passione, della creatività e del genio italiani".
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - Standing ovation dalla platea della convention Cpac a Washington al termine dell'intervento video della premier Giorgia Meloni. Un intervento nel quale la presidente del Consiglio ha richiamato valori e temi che uniscono conservatori europei e americani, a partire dalla difesa dei confini, ribadendo la solidità del legame tra Usa e Ue. "I nostri avversari - ha detto Meloni- sperano che il presidente Trump si allontani da noi. Ma conoscendolo come un leader forte ed efficace, scommetto che coloro che sperano nelle divisioni si smentiranno".
"So che alcuni di voi potrebbero vedere l'Europa come lontana o addirittura lontana o addirittura perduta. Vi dico che non lo è. Sì, sono stati commessi degli errori. Le priorità sono state mal riposte, soprattutto a causa delle classi dominanti e dei media mainstream che hanno importato e replicato nel Vecchio Continente", ha affermato la premier.
La presidente Meloni ha fatto un passaggio sull'Ucraina ribadendo "la brutale aggressione" subito dal popolo ucraino e confidando nella collaborazione con gli Usa per raggiungere una "pace giusta e duratura" che, ha sottolineato, "può essere costruita solo con il contributo di tutti, ma soprattutto con forti leadership".
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - Le "elite di sinistra" si sono "recentemente indignate per il discorso di JD Vance a Monaco in cui il vicepresidente ha giustamente affermato che prima di discutere di sicurezza, dobbiamo sapere cosa stiamo difendendo. Non stava parlando di tariffe o bilance commerciali su cui ognuno difenderà i propri interessi preservando la nostra amicizia". Mo ha sottolineato la premier Giorgia Meloni nel suo intervento al Cpac.
"Il vicepresidente Vance stava discutendo di identità, democrazia, libertà di parola. In breve, il ruolo storico e la missione dell'Europa. Molti hanno finto di essere indignati, invocando l'orgoglio europeo contro un americano che osa farci la predica. Ma lasciate che ve lo dica io, da persona orgogliosa di essere europea - ha detto ancora - Innanzitutto, se coloro che si sono indignati avessero mostrato lo stesso orgoglio quando l'Europa ha perso la sua autonomia strategica, legando la sua economia a regimi autocratici, o quando i confini europei e il nostro stile di vita sono stati minacciati dall'immigrazione illegale di massa, ora vivremmo in un'Europa più forte".
(Adnkronos) - "I nostri avversari - ha detto Meloni- sperano che il presidente Trump si allontani da noi. Ma conoscendolo come un leader forte ed efficace, scommetto che coloro che sperano nelle divisioni si smentiranno. So che alcuni di voi potrebbero vedere l'Europa come lontana o addirittura lontana o addirittura perduta".
"Vi dico che non lo è. Sì, sono stati commessi degli errori. Le priorità sono state mal riposte, soprattutto a causa delle classi dominanti e dei media mainstream che hanno importato e replicato nel Vecchio Continente".
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - "So che con Donald Trump alla guida degli Stati Uniti, non vedremo mai più il disastro che abbiamo visto in Afghanistan quattro anni fa. Quindi sicurezza delle frontiere, sicurezza delle frontiere, sicurezza energetica, sicurezza economica, sicurezza alimentare, difesa e sicurezza nazionale per una semplice ragione. Se non sei sicuro, non sei libero". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni in un messaggio al Cpac.
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - "C'è una crescente consapevolezza. C'è una crescente consapevolezza in Europa che la sicurezza è ora la massima priorità. Non puoi difendere la tua libertà se non hai i mezzi o il coraggio per farlo. La felicità dipende dalla libertà e la libertà dipende dal coraggio. Lo abbiamo dimostrato quando abbiamo fermato le invasioni, conquistato le nostre indipendenze e rovesciato i dittatori". Così la premier Giorgia Meloni in un messaggio al Cpac.
"E lo abbiamo fatto insieme negli ultimi tre anni in Ucraina, dove un popolo orgoglioso combatte per la propria libertà contro un'aggressione brutale. E dobbiamo continuare oggi a lavorare insieme per una pace giusta e duratura. Una pace che può essere costruita solo con il contributo di tutti, ma soprattutto con forti leadership".