Oggi voglio parlarvi di un avvincente libro che ho appena terminato, ‘Resistere non serve a niente, di Walter Siti. Il libro parla della storia di Matteo Aricò giovane sottoproletario romano che diventa, grazie alla sua predisposizione alla matematica e a relazioni personali adeguate, broker di successo operante nella zona grigia tra criminalità organizzata e sistema finanziario. Zona grigia che, come ci narra Siti, che lascia ben poco spazio alla speranza, è divenuta in realtà l’ambiente nel quale opera la nuova classe sociale transnazionale che decide tutto quello che c’è da decidere, liquidando la democrazia e condizionando gli Stati e le classi politiche oramai ridotte a squallidi lacché di tale classe.

Il tema non è nuovo, e io stesso l’ho trattato più vole, anche in questo blog. Il merito di Siti è di raccontarlo entrando, è proprio il caso di dirlo, fin nelle viscere e nell’intima sfera sentimentale e sessuale di questa nuova classe. Egli inoltre mette magistralmente in luce il carattere di forte complementarietà tra finanza e criminalità.  Se la prima ha bisogno dei soldi della seconda come dell’ossigeno da respirare, la seconda si serve della prima per riciclare il denaro e tutta la propria attività munendola per quanto possibile di un crisma di rispettabilità. Emblematico da tale punto di vista un altro personaggio del libro, Morgan, rampollo della mafia siciliana che entra a sua volta nel mondo della finanza. Anche il nome, quello di un famoso corsaro del Seicento, non è casuale. Non furono forse pirati, corsari e filibustieri a dare inizio alla storia del moderno capitalismo?

Il mix tra finanza e criminalità andrebbe certo perlustrato ancora più a fondo e potrebbe costituire oggi l’oggetto di una vera e propria autonoma branca di studi. Alcune avvertenze: non si tratta affatto di un fenomeno marginale ma di importanza centrale e costituente.
La mafia non abbandona del tutto i propri rituali sanguinosi ma se ne avvale solo come extrema ratio. Del resto a tenere buone le masse bastano, oltre a un consumismo oggi peraltro meno attraente per via della crisi, le forze repressive dello Stato guidate da politici corrotti. 

Inoltre la criminalità è spesso oggi l’unica ad offrire prospettive di vita e di lavoro ai giovani. Basti pensare che, come ci rivela Internazionale, gran parte dei giovani di un’area metropolitana grande e importante come quella di Marsiglia lavorano oggi nel settore del narcotraffico, controllato dalla criminalità organizzata grazie alle politiche proibizionistiche.
Il mantenimento di queste ultime, come racconta nel suo libro Siti in uno dei suoi tanti gustosi e documentati riferimenti alla realtà attuale, rappresenta una delle principali richieste rivolte dalla mafia al mondo politico. Se del resto dovessimo decidere quale delle due fa più danni personalmente non esiterei a indicare la finanza, la quale del resto offre alla criminalità, altrimenti destinata a ruolo secondario, l’ambiente ideale per riprodurre il proprio potere e conformare a sé la società e il potere politico.

Resistere non serve dunque? No. Serve eccome. A meno che non vogliate fare la fine di Matteo. E di tutti noi, prigionieri di questo sistema opaco che, per andare avanti e riprodurre il suo iniquo modo di essere ha bisogno, oltre che dei soldi della mafia, di distruzione ambientale e guerre come quella che si sta per scatenare in Siria e dintorni.

Anzi, resistere serve oggi più che mai e serve dotarsi di ogni strumento possibile e necessario a farlo. Su questo dissento dal titolo del bel libro di Siti.

La democrazia non è finita, perché risponde a un insopprimibile esigenza dello spirito umano che non basteranno botte, omicidi e diffusione a piene mani di droghe di ogni genere a mettere in soffitta. Certo, tanto più in una situazione sconfortante come quella descritta dal libro, non è certo pensabile che la democrazia possa limitarsi allo stanco rituale della deposizione periodica di qualche scheda nell’urna, ad elezioni nazionali, europee, locali o anche a primarie, dovendo optare fra partiti e candidati in fondo non troppo dissimili tra di loro e quasi tutti, chi più chi meno,  ugualmente subalterni al potere della finanza, ivi comprese le sue forti e crescenti componenti di origine e natura criminale.

 

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