Cultura

Beni culturali e comodato d’uso: come far rivivere il nostro patrimonio

Il privato che gestisce un museo è uno speculatore o un benefattore? Per superare questa (odiosa e ideologica) dicotomia il ministro dei Beni Culturali Massimo Bray ha nominato una Commissione ristretta di saggi (sempre loro) per scrivere le linee guida e regolare così il rapporto pubblico-privato nel mondo della tutela e gestione dei beni culturali.

A Milano sono 21 fra statue, chiese e palazzi che hanno urgente bisogno di restauri. Le statue di Leonardo da Vinci in piazza della Scala e Costantino I alle Colonne di San Lorenzo sono minacciate da smog e degrado. I monumenti italiani in crisi sono migliaia. Che fare se i soldi non ci sono?

Un esempio c’è. Sempre a Milano nel 2009 il comune ha concesso in comodato d’uso al Fai Presidenza Lombardia uno dei suoi gioielli meno conosciuti, Palazzina Appiani (il palco d’onore dell’Arena Civica inaugurato da Napoleone Bonaparte il 17 dicembre 1807). Nel patto era previsto che il pubblico ristrutturasse il Salone d’onore e il bellissimo fregio a monocromo del pittore milanese Andrea Appiani e il privato i lampadari neoclassici e le applique, nonché mettesse a norma l’impianto elettrico dell’edificio. In cambio, all’associazione è stato concesso l’utilizzo di alcuni spazi per le sue attività. Così, un luogo prima chiuso adesso rivive del lavoro e dell’entusiasmo di migliaia di volontari che qui si riuniscono e vivono. Ultimato il recente restauro, il prossimo 12 ottobre in occasione della festa Fai Marathon sarà possibile visitare la loggia e il bellissimo salone d’onore. Giovani guide racconteranno i quattro lati del fregio rimesso a nuovo. Ecco il link per iscriversi all’evento in un raro connubio di fruizione e produzione culturale.

Bisogna però sempre vigilare. Durante la recente settimana della moda, Diego De Valle ha lanciato l’idea di coinvolgere Giorgio Armani nel restauro del Castello Sforzesco. C’è molto marketing in questa uscita fintamente estemporanea (Della Valle non sa nemmeno che tipo di interventi abbia bisogno il Castello) tant’è che lo stesso Armani l’ha mandato al diavolo; tuttavia essa va nella giusta direzione prevedendo l’assunzione di responsabilità di un privato nell’interesse generale. La Commissione del ministro Bray dovrà discernere fra quelli che valorizzano e quelli che banalizzano l’arte, sperando che i saggi appena nominati non siano impegnati a far altro (come Giuliano Amato adesso membro della Corte Costituzionale).