C’è da scommettere che più di un politicante starà pregando accanitamente ed accendendo ceri a varie divinità affinché ci sia finalmente un qualche episodio, più o meno grave, che permetta di dare sostanza al fantasma del terrorismo che lorsignori vanno da tempo invocando. Ed è anche probabile che, come è avvenuto più volte in passato, qualcuno nell’ombra stia operando per consentire a queste malsane fantasie di concretizzarsi. Non sarebbe certo la prima volta. Leggere le storie dei servizi segreti, come quella di De Lutiis, per sincerarsene.

Il terrorismo, genuino o costruito ad arte, o comunque facilitato, ha già risolto nel passato vari problemi alla nostra classe dominante. E di nuovi potrebbe risolverne oggigiorno, creando il giusto clima di “solidarietà nazionale” che consenta di bypassare gli infortuni di Berlusconi, destinato a quanto pare, voto segreto permettendo, a transitare finalmente nella pattumiera della storia, e portare avanti il progetto del governo Letta.

Non è del resto casuale che il suddetto fantasma sia evocato proprio a proposito delle grandi opere e in particolare della Tav, la più inutile, dannosa e costosa fra queste. Lo ha fatto, sia pure nel modo maldestro e buzzicone che lo contraddistingue, Alfano, tentando di gettare qualche schizzo di fango perfino su di una figura specchiata e prestigiosa come Rodotà.

Ma l’uso più rivelatore della categoria è quello fattone dall’ex governatrice piddina della Regione Umbria, tale Lorenzetti, finita agli arresti domiciliari per aver sponsorizzato un funzionario meritevole di aver operato per eludere le normative ambientali applicabili. Nel comportamento della Lorenzetti possiamo in effetti trovare tutti i peggiori aspetti della casta: arroganza del potere, costruzione di una rete occulta di contatti nei posti che contano, indifferenza alle normative e agli interessi dei cittadini, proterva volontà di portare avanti a tutti i costi i propri progetti, insofferenza nei confronti del controllo democratico. In relazione non a caso a un progetto che, sia pure meno famoso dell’originale, porta anch’esso la sinistra denominazione di Tav. E, ciliegina sulla torta, fra gli insulti riservati a un funzionario “colpevole” di voler fare rispettare le norme, oltre ai più banali “bastardo” e “stronzo” ovviamente l’epiteto di “terrorista”. Per la serie: è terrorista chiunque ostacoli i miei affari.

Ci si chiede infatti ingenuamente perché siano in parecchi i deputati, senatori e amministratori locali, dell’una e dell’altra banda bipartisan che sarebbero disposti a farsi impalare purché avanzino progetti di questo tipo, primo fra tutti quello previsto in Val di Susa. Lo sapremo probabilmente fra qualche anno o forse anche prima.

Nel frattempo occorre riaffermare con forza, contro ogni tentativo di criminalizzare il sacrosanto movimento di opposizione che ha solide basi popolari, il diritto dei cittadini di decidere in ordine alle opere pubbliche e ai progetti che comportano modificazioni ambientali irreversibili, ampie e dannose per la salute e per l’ambiente. Diritto previsto anche da una Convenzione come quella di Aarhus, cui l’Italia aderisce, ma che ha costantemente eluso, in relazione alla vicenda della Tav come altre e che prevede l’obbligo dello Stato di consentire l’informazione e la partecipazione pubblica al processo decisionale relativo a una serie di attività che comportano un significativo impatto ambientale.

Più che discutibile infatti sostenere, come alcune facce toste fanno senza vergogna, che tale obbligo sarebbe stato soddisfatto con la decisione assunta da un Parlamento sonnolento e scarsamente informato e partecipe. La partecipazione pubblica è ben altra cosa e, in Val di Susa, assume necessariamente le forme della mobilitazione popolare di fronte a uno Stato che mostra unicamente la faccia feroce inviando soldati e forze dell’ordine. Ha ragione Erri De Luca a difendere le ragioni di questa lotta e va difeso anche il suo fondamentale diritto alla libera espressione del pensiero.

Uno Stato malissimo gestito, peraltro, da quello stesso governo che si appresta a snaturare la nostra legge fondamentale nata dalla Resistenza e a tale fine non si perita di utilizzare in modo del tutto improprio, come la signora Lorenzetti nei suoi sfoghi telefonici, la categoria di “terrorista”.

 

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