Alta tensione sul voto segreto in Aula per la decadenza di Silvio Berlusconi, con il Pdl che fa muro contro le pressioni che arrivano dal Pd e dai Cinque stelle per far votare i senatori alla luce del sole. “Chiederemo il voto palese perché anche in base alla Costituzione la legge Severino è una norma a tutela del Senato e non c’entra niente il voto segreto” teorizza il senatore democratico Felice Casson aprendo una nuova breccia sull’interpretazione del regolamento che consente a 20 senatori di richiedere in Aula il voto segreto. Una regola che il M5S intende correggere alla radice: da dieci giorni i grillini hanno depositato una richiesta di correzione della norma e ora incalza il presidente del Senato, che presiede la Giunta per il regolamento, a convocare l’organismo per procedere all’esame della modifica.

Il Pdl, ovviamente, non ci sta: “Il voto dell’Aula sarà un voto segreto. Lo prevede espressamente il regolamento e non credo che Grasso voglia e possa disattenderlo” mette le mani avanti il capogruppo Pdl Renato Schifani. Ma Grasso non si esprime: sulla decadenza, si limita a dire, “vengono applicate le regole della nostra comunità, sia dalla magistratura, sia dal Parlamento, con un voto peraltro non definito perché l’ultima parola spetta all’aula”.  Ma il Pdl non si fida e fa le barricate. Maurizio Gasparri replica al M5S: “Vuole convocare la giunta? Sarebbe un’ottima idea per rinviare il voto in Aula sulla decadenza di Berlusconi” dice il senatore vicepresidente del Senato che definisce il voto palese una deriva “maoista che non passerà mai”. “Ci provi pure Grasso a convocare la Giunta: ci staremo tre anni. E nel frattempo chiederemo una sospensione del voto” aggiunge polemicamente.

Nei corridoi del Senato si vocifera anche di un tentativo del M5s per arrivare a una sospensione “temporanea” del voto segreto: una finestra di qualche mese per consentire di votare su Berlusconi senza segretezza . Si racconta che il M5s avrebbe provato inutilmente a proporre al Pd questa strada per convincerlo a mettere mano al regolamento. “E’ vero che potrebbe suonare come una forzatura ‘ad personam’ ma è anche vero che siamo di fronte ad un ‘unicum’. E un serio principio di uguaglianza impone di non trattare situazioni diseguali in maniera uguale” spiega chi della proposta è a conoscenza. Di certo c’è che i Cinque Stelle faranno di tutto per evitare il voto segreto; perché,come dice il senatore Michele Giarrusso, “se qualcosa dovesse andare male in Aula ci sarebbe il rischio di un tracollo delle istituzioni. Si tratterebbe di una cosa gravissima di fronte ai cittadini. Ne va della tenuta della democrazia”.

Il fronte di chi ha votato in giunta per la decadenza di Berlusconi, nelle ultime ore, sta però sperimentando un clima di sospetti reciproci. Il grillino Giarrusso teme ci possano essere 40 senatori del Pd che nel segreto dell’urna potrebbero votare in Aula per salvare Berlusconi. Il Pd respinge le accuse al mittente: “La gallina che canta per prima ha fatto l’uovo”, ironizza il democratico Nico Stumpo. I grillini replicano ai sospetti deì democratici:  “Il Pd ha paura di sé stesso ma insinua che sarà il M5S a votare contro la decadenza, facendo diventare il Movimento il suo capro espiatorio” sostiene il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio.” Ad accusarci sono gli “stessi mascalzoni che hanno affossato Prodi” attacca Giarrusso. Il presidente della Giunta delle elezioni Dario Stefano è invece favorevole al voto palese perché “il voto segreto verrebbe poco compreso e poco tollerato” ma non ne fa un punto dirimente. “Mi atterrò a cosa verrà deciso”. Lui, intanto, ha già cominciato a lavorare alla relazione per l’Aula. “Penso di poter finire prima dei 20 giorni stabiliti”, promette.

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