Più volte, nei post precedenti, abbiamo parlato delle significative trasformazioni economiche e sociali prodotte dalla ‘rivoluzione tecnologica’. Non solo ha modificato profondamente, in un tempo brevissimo, il nostro modo di comunicare, di informarci, di stabilire contatti e relazioni, velocizzando tutto ciò che richiedeva un’attesa, ma ha profondamente cambiato le regole del mondo del lavoro.

Non mi riferisco ‘soltanto’ alle nuove opportunità che Internet oggi offre per costruirsi un’alternativa professionale, ma anche alle capacità, alle conoscenze e alle competenze, soprattutto nel rintracciare, elaborare e produrre informazione, che inevitabilmente sono richieste per competere in uno scenario mondiale.

I dati Ocse dell’indagine PIACC, finalizzata a indagare il sistema d’istruzione e il rapporto tra questo e il mercato del lavoro, sono preoccupanti: l’Italia è il fanalino di coda in Europa in quanto ad abilità cognitive e capacità di elaborare dati e informazioni in relazione al miglioramento delle prospettive occupazionali. “Fare di conto e leggere”, ha drasticamente banalizzato qualcuno, spostando tutta l’attenzione e limitando il dibattito alla presunta ‘ignoranza’ degli italiani e dunque del loro scarso appeal nel mondo del lavoro.

Un altro dato significativo emerso dall’indagine è che ¼ del campione ‘Italia’ non è in grado di utilizzare gli strumenti di base delle nuove tecnologie. Colpa dell’assenza di misure per l’alfabetizzazione informatica? Della mancanza cronica di misure e di infrastrutture per colmare il Digital Divide? O del sistema di Istruzione? O ancora dell’innata e tenace resistenza tutta italiana al cambiamento?

Se ne potrebbe discutere a lungo. Le competenze sono legate in primis al livello di istruzione, ma io penso che queste due variabili siano direttamente proporzionali, ovvero al crescere di una aumenta l’altra, solo fino a un certo punto. E soprattutto sostengo la necessità di una formazione personale continua, finalizzata a darci quelle competenze in grado di trasformare un interesse, una passione o un talento in una professione spendibile.

Certo, si tratta di competere professionalmente in uno scenario globalizzato e questo implica in primo luogo, la conoscenza delle lingue straniere. Non di tutte, naturalmente, ma sicuramente di quelle che possono aiutarci a comunicare, a farci conoscere e a inserirci, soprattutto grazie alla Rete, in un mercato del lavoro, se non mondiale, almeno europeo.

La scuola non basta, è chiaro. Per fortuna però non è l’unico strumento che abbiamo a disposizione. In Rete esistono portali, spesso con servizi gratuiti, per imparare una lingua online. Corsi con approccio più tradizionale, ma anche strumenti per lo scambio di competenze linguistiche con persone madrelingua, da tutto il mondo, con le quali conversare tramite Skype o altri servizi di chat.

Riporto l’esempio dell’apprendimento di una lingua straniera, ma le possibilità di formarsi in Rete riguardano molti ambiti del ‘sapere’, ne parleremo.

Poco spendibili, potrebbe obiettare qualcuno. E’ vero, quello che noi apprendiamo tramite un portale Web di servizi non è certificato, non sono rilasciati né attestazioni, né diplomi, ma possiamo acquisire le competenze più utili a vivere e a lavorare oggi, sicuramente più spendibili del “sempre (meno) verde” ‘pezzo di carta’.

di Marta Coccoluto

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