È tempo di Natale. Occorre essere buoni…ed allora ecco un post pensato per staccare un po’ dalle solite critiche alla triste realtà che ci circonda, ed un po’ anche ai margini rispetto ai temi che abitualmente tratto.

L’ambientalismo è sempre andato di pari passo con l’antimilitarismo. Non per niente si parla da decenni anche di uno specifico movimento “ecopacifista”.

Nel campo cinematografico – me ne sono già occupato in passato – non sono molti i film dichiaratamente ambientalisti. Su questo argomento avrò modo di tornare in futuro. Invece sono davvero tanti i film antimilitaristi.

Ecco, ho pensato di stilare un brevissimo excursus di tali film. E magari questi giorni potrebbero essere una buona occasione per vederne/rivederne qualcuno.

Su tutti, i film di Kubrick, semplicemente perché egli fu il più grande. La filmografia di Kubrick non è vasta, ma tocca un po’ tutti i generi. Per il tema bellico però egli fece un’eccezione, anzi, più di una. Sono ben quattro i film che egli dedica alla guerra. Si parte con l’immaturo ma già interessante Fear and Desire, per passare allo straziante Orizzonti di Gloria (memorabile la scena finale, in cui appare quella che diverrà la moglie del regista), per transitare al divertente Il Dottor Stranamore (con l’inarrivabile Peter Sellers), e terminare con il maturo Full Metal Jacket (anche qui c’è una canzone finale ma ben diversa da quella precedente).

Passiamo ad un altro film che personalmente mi ha segnato: Apocalypse now (nella versione allargata Redux). Stranamente sceneggiato da quel destrorso geniale di John Milius (ricordate la battuta contro gli hippies in Un mercoledì da leoni?), Apocalypse Now è la follia della guerra, del resto bene evidenziata nel monologo di Brando “l’orrore”, ma punteggiata da situazioni altrettanto folli, come il surf da onda praticato mentre intorno si scatena la battaglia, la famiglia francese che sopravvive nel lusso come se guerra non fosse, le conigliette di Playboy catapultate al fronte. La guerra è assurda, ma la vita in generale non sembra essere da meno.

Come poi dimenticare La sottile linea rossa? Un film da vedere e rivedere, in cui Terrence Malick diede il meglio di sé, ed in cui la guerra è vista attraverso il flusso di coscienza dei protagonisti, che non vorrebbero essere là dove sono.

Un omaggio poi al Peter Weir de Gli anni spezzati. La guerra che tronca per sempre l’amicizia di due giovani australiani al fronte durante la battaglia di Gallipoli, con un allora giovanissimo Mel Gibson.

Chiudo con Il cacciatore di Michael Cimino, che più che un film sulla guerra è un film sulle ferite che la guerra lascia dentro. Memorabile l’interpretazione di John Cazale, che iniziò durante il film una relazione con Meryl Streep, e purtroppo morì poco dopo.

L’ho detto, è un breve excursus, senza nessunissima pretesa. So bene che la guerra è anche Germania anno zero, Roma città aperta, La grande illusione, Uomini contro, No man’s land e tantissimi altri. Mi sono limitato a ricordare alcune delle opere più vicine a noi, e che più mi hanno segnato. Scusate la modesta licenza. O non mi perdonate neanche questa? Auguri a tutti voi.

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