Ora 18 e 10 il terremoto fa tremare Napoli. E’ un fermo immagine. Tornano i ricordi di 33 anni fa. Era il 23 novembre del 1980. Era una domenica. Le lancette dell’orologio si fermarono alle 19 e 23. Il terremoto fu distruttivo. Con epicentro in irpinia devastò anche il capoluogo campano. Centinaia di morti. E’ stato un deja vu. Gente in strada. Anziani in lacrime. Giovani mamme con figli stretti correre nei vicoli del Centro storico. E’ la paura che torna. E’ una paura mai dimenticata. E’ un incubo che torna e si ripresenta con la stessa drammaticità di sempre. Il tempo sembra come essersi fermato, non passato, nella coscienza collettiva. Un trauma, uno choc mai superato ma solo esorcizzato. Sono stati 40 secondi terribili. Una successione di due scosse attaccate l’una all’altra e cariche di energia sprigionatasi in un serrato movimento ondulatorio. Le abitazioni, specialmente agli ultimi piani, per microsecondi hanno dato l’impressione di ruotare con lampadari e mobili in oscillazione perpetua. Scricchiolii, piccoli sommovimenti, lesioni degli intonaci hanno riaperto una ferita antica che non si è mai richiusa.

Un terremoto che desta preoccupazione perché come sempre siamo impreparati. E’ prevenzione solo burocratica, sulla carta. Non c’è da stare tranquilli. Per niente. Napoli è stretta tra due grandi zone vulcaniche : il Vesuvio e i Campi Flegrei. Ci sono le zone rosse, le vie di fuga. Appunto sulla carta. Addirittura la Regione Campania in piena continuità tra i governatori Antonio Bassolino e Stefano Caldoro hanno autorizzato ed è in via di ultimazione un nuovo mega polo sanitario: “Ospedale del Mare” collocato al centro della zona Rossa. Follia! Non parliamo poi dell’abusivismo edilizio. Qui si è costruito fin dentro la bocca del Vesuvio o sulle rovine del cratere dell’area Flegrea. Da brivido. E c’è chi grida e invoca l’ennesimo condono edilizio. Da sbatterli in galera, senza nessun tentennamento.

Discorso a parte per Napoli. Qui ci sono interi pezzi di città – penso ai Quartieri Spagnoli, al Rione Sanità, al Centro storico – abbandonati a un degrado senza pari. Manca un piano di manutenzione e consolidamento edilizio e di risistemazione urbanistica. C’era il “progetto Sirena”, una buona iniziativa copiata anche all’estero. Poi è diventata una scatola vuota, senza più un euro in cassa. Mentre Roma viene nuovamente baciata dalla Dea senza benda (la regola è il potere per potere) Napoli, la Campania non sono neppure più la periferia dell’impero. Letteralmente abbandonate. Ecco invece di contare i morti – in caso di terremoto o eruzione – il Governo intervenga adesso, ora. Occorrono provvedimenti choc come l’abbattimento di tutto ciò che è stato edificato in spregio delle norme paesaggistiche e della sicurezza. Senza se e senza ma. Ma anche sostenere piani progetti veri e verificabili con la tracciatura delle responsabilità per mettere almeno in sicurezza ciò che l’Unesco ha definito patrimonio dell’Umanità, il Centro storico partenopeo. Solo una preghiera: “Fate presto”.  

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