Una foto che ritrae quattro allegri giovani che reggono un gatto a cui è stata appena mozzata la testa, con tanto di coltello insanguinato e sorrisi soddisfatti. Qui in link all’immagine (attenzione la foto potrebbe urtare la vostra sensibilità) che è al suo posto da giugno, nonostante le ripetute segnalazioni che si stanno intensificando proprio in questi primi giorni del 2014.

Nelle maglie della rete non è raro imbattersi in spettacoli raccapriccianti e manifestazioni di sadismo becero e gratuito: alcuni dei quali potrebbero anche essere dei fake. Ci sono luoghi di internet in cui non è possibile difendersi contro la diffusione di questi contenuti, altri dove invece dovrebbe essere immaginabile poter segnalare e limitare la diffusione di materiale che la morale comune ritiene offensivo o addirittura contrari alla legge. Facebook, il social network più diffuso al mondo, a tal proposito ha messo a punto un meccanismo che prevede la possibilità di segnalare foto, video e testi inappropriati per farli eliminare, ma la logica che sta dietro la scelta di cosa vada mantenuto in rete e di cosa vada invece cancellato non è sempre comprensibile e il caso della foto del gatto con la testa mozzata ne è un esempio.

La persona che ha pubblicato lo scatto vive in Italia (dove la violenza contro gli animali è un reato punito dagli articoli 544 ter e 727 del codice penale), ed è stata ricoperta di insulti e invitata ripetutamente a eliminare la pubblicazione. Questa persona non ha ritenuto di doverla rimuovere e, anzi, ha sostenuto di non essere tra i protagonisti della foto che dice di aver “trovato su internet”. Così, alle persone che si sono sentite offese da quell’immagine, non è rimasto che iniziare a segnalarla ai gestori del social network. Tuttavia, dopo sei mesi la foto è ancora disponibile e visibile a tutti sul profilo di chi l’ha pubblicata e gli autori delle segnalazioni (che stanno continuando ad operare anche in queste ore) si sono visti rispondere che quella foto di un gatto a cui viene mozzata la testa è assolutamente in regola con i “community standards” fissati da Facebook, che non si tratta di “graphic violence” e neppure di incitamento a “sadismo” o “glorificazione della violenza fine a se stessa”. Insomma, secondo Facebook non c’è nulla che non va nella foto di un gatto a cui viene mozzata la testa in maniera platealmente inutile e meschina.

Eppure ci sono casi in cui il sistema si dimostra molto più solerte nella rimozione di contenuti ritenuti inappropriati. L’esempio più lampante è quello delle foto che ritraggono la mamme che allattano bambini al seno. Queste immagini vengono regolarmente oscurate, nonostante la battaglia mediatica ingaggiata da un gruppo di mamme americane a favore della libertà di mostrarsi mentre allattano i loro figli.

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