Politica

Politica, avventure di un eurodeputato senza partito

Dunque: sei un professore universitario che a un certo punto, dieci, no venti anni fa, ha deciso di “scendere”(?) in politica. Comincia dal PdS. Veltroni  lo fa eleggere al Parlamento europeo, come indipendente. Ma ha un certo gruzzolo di voti anche suoi, diciamo un quattro o cinquemila, di persone che lo  conoscono per la sua precedente attività come autore di libri di filosofia, docente, giornalista, cattolico militante, esponente dei movimenti Lgbt, a cui si aggiungono (a memoria) un cinquantamila voti del partito.

Va al Parlamento europeo, ma durante il periodo del mandato, mentre il partito si sposta sempre più al centro, lui va sempre più verso sinistra. Comincia a parlare di rottamare D’Alema  – secondo alcuni è il primo a usare la metafora automobilistica, poi divenuta manifesto di Civati e Renzi. Intanto vivendo dall’interno del Pe il progressivo intensificarsi del controllo Usa, diventa sempre più catto-comunista. Il PdS non lo ricandida nel 2004, lui nel frattempo ha visitato Castro a Cuba, pubblica un libro Ecce comu che riassume il suo percorso politico-filosofico. Prova nel 2004 altre strade elettorali sempre nell’ambito dell’opposizione antiberlusconiana. Ha contatti amichevoli con Di Pietro ma finisce per candidarsi, senza successo, con il PdCI.

Nel 2009 matura il suo rapporto con Di Pietro, e, sempre con il gruzzoletto di voti di estimatori, riesce a rientrare al Parlamento Europeo, grazie a una opzione di De Magistris, che ha avuto una valanga di voti e sceglie il Nord-Est. Ora, 2014 avrebbe anche il diritto-dovere di pensionarsi, ma non ne ha voglia: ha ancora impegni politici, anzitutto la lotta NoTav. La procura di Torino lo indaga per aver condotto con sé in visita al carcere due noti Notav come suoi collaboratori. La cosa è ferma li, ma intanto il Pd lo considera un “cattivo maestro”,  il senatore Esposito lo addita come  moralmente complice del “terrorismo” dei NoTav. Di Pietro, a cui si sente ancora profondamente legato, programma di ricandidarsi in Europa come capolista di IdV, ma senza chance di raggiungere il quorum. Per giunta la maggioranza congressuale di IdV  ha eletto nuovo segretario Ignazio Messina, degnissimo politico ma anche lui, come altri nel partito, nostalgico di un ritorno alla foto di Vasto stracciata per ordine di Napolitano. Il futuro di IdV in Italia sembra comunque legato alla possibilità di ritornare nell’area Pd. Un possibilità a cui il trombando professore non è interessato.  

Che fare? (L’espressione non è di Lenin, in origine!). Unica via verosimile, provare con i Cinque Stelle, visto che sono l’alternativa ai due schieramenti “di regime”. Al movimento il professore si sente legato da simpatie e solidarietà NoTav, oltre che dalle originarie tematiche dipietriste e dalla opposizione che ha sempre professato (e manifestato con il voto in Europa) al fiscal compact e alle misure dell’austerità napolitan-montiana. Però loro saranno interessati? Non lo prenderanno per un disperato che vuole a tutti i costi salvare la sua  piccola poltrona? Un rischio che decide di correre, non considera affatto vergognoso quello che sta facendo. Politique d’abord! Prova a cercare il numero di Grillo ma uno dei due numeri che qualcuno gli ha dato non esiste. L’altro suona  a vuoto. Segno del destino? Lascia un messaggio nella segreteria telefonica di Casaleggio. Non conosce personalmente nessuno dei due, ma pensa che ai 5 Stelle forse la sua candidatura potrebbe non essere sgradita, c’è una sinistra anche e soprattutto là. Decide di iscriversi comunque subito al Movimento, offrendo di costituire un riferimento europeo: sarebbe il primo deputato europeo dei Cinque Stelle! Non è un’idea da buttare.

Ps: raggiunto finalmente Grillo, conversazione amichevole, si intende che dovrà rispettare le procedure del Movimento per entrare nella lista dei candidati.