Carlo Rossella, giornalista, ex direttore de La Stampa, del Tg1, di Panorama, del Tg5, uomo di mondo, attuale presidente di Medusa film è anche un grande conoscitore del Libano e di Beirut in particolare. Si dice “sorpreso” di questo ritorno di fuggitivi: “Leggo che tutti vogliono scappare a Beirut. La storia che si ripete da Felice Riva, Gaetano Balducci, direttore del Giorno. Chiunque ha problemi legali fugge a Beirut anche se loro poi sono stati arrestati e portati in uno dei peggiori carceri immaginabili. Non credo sia il caso di Dell’Utri, almeno mi sembra”.
A lui è stato riservato un trattamento di favore, diciamo: dalla caserma è stato trasferito all’ospedale privato Al Hayat.
A Beirut bisogna avere le conoscenze giuste, stabilire i contatti che contano.
Quali sarebbero? Ci faccia un esempio.
Penso alla famiglia di Amin Gemayel, alla famiglia Hariri.
Proprio quelle che gli avrebbero garantito protezione.
Dovendo tagliare la corda il Libano non è un Paese consigliabile perché c’è un’opinione pubblica non schierata, ci sono i giornali che informano, è una società complessa. I miei amici conoscono benissimo la politica italiana, sanno cosa accade e passare inosservato non è semplice. Ma ripeto se si hanno le giuste entrature tutto cambia. E lui credo proprio che si sia fidato di Amin Gemayel, di questa côté di falangisti cristiani molto bene introdotta negli ambienti conservatori italiani e anche in certi ambienti della destra italiana. Gemayel mi dicono che sarà con molta probabilità il nuovo presidente della Repubblica libanse.
E se tanto mi dà tanto Dell’Utri tra poco tornerà a essere un libero cittadino. Ci dica, come si vive a Beirut?
Beirut è una città bellissima e molto divertente. Il clima in inverno è mite. A marzo già si può fare il bagno in mare e poi andare a sciare sul Mont-Liban. Ci sono ottimi ristoranti. I libanesi sanno vivere, pasteggiano a champagne, mangiano ostriche. C’è una fervida vita culturale che si sviluppa anche attorno all’Università americana dove studiano tutti i rampolli del Medio Oriente. Librerie bellissime dove si possono trovare libri inimmaginabili. Concerti. A Beirut ci sono molti immigrati del Golfo legati alle famiglie regali e tantissimi cristiani maroniti ricchissimi. Amano molto il made in Italy, vengono a fare acquisti in via Montenapoleone. Vestono Tod’s, Prada, Armani. Per vivere bene a Beirut bisogna avere molti soldi.
Che a Dell’Utri non mancano certamente.
Immagino proprio di no.
Da Il Fatto Quotidiano di domenica 11 maggio 2014
Cronaca
Dell’Utri latitante, Rossella: “A Beirut ha amici e soldi, non penso tornerà”
"Credo che si sia fidato di Amin Gemayel, ben introdotto negli ambienti conservatori italiani, che tra l'altro mi dicono sarà con molta probabilità il nuovo presidente della Repubblica libanse", afferma il giornalista, attuale presidente di Medusa film
Carlo Rossella, giornalista, ex direttore de La Stampa, del Tg1, di Panorama, del Tg5, uomo di mondo, attuale presidente di Medusa film è anche un grande conoscitore del Libano e di Beirut in particolare. Si dice “sorpreso” di questo ritorno di fuggitivi: “Leggo che tutti vogliono scappare a Beirut. La storia che si ripete da Felice Riva, Gaetano Balducci, direttore del Giorno. Chiunque ha problemi legali fugge a Beirut anche se loro poi sono stati arrestati e portati in uno dei peggiori carceri immaginabili. Non credo sia il caso di Dell’Utri, almeno mi sembra”.
A lui è stato riservato un trattamento di favore, diciamo: dalla caserma è stato trasferito all’ospedale privato Al Hayat.
A Beirut bisogna avere le conoscenze giuste, stabilire i contatti che contano.
Quali sarebbero? Ci faccia un esempio.
Penso alla famiglia di Amin Gemayel, alla famiglia Hariri.
Proprio quelle che gli avrebbero garantito protezione.
Dovendo tagliare la corda il Libano non è un Paese consigliabile perché c’è un’opinione pubblica non schierata, ci sono i giornali che informano, è una società complessa. I miei amici conoscono benissimo la politica italiana, sanno cosa accade e passare inosservato non è semplice. Ma ripeto se si hanno le giuste entrature tutto cambia. E lui credo proprio che si sia fidato di Amin Gemayel, di questa côté di falangisti cristiani molto bene introdotta negli ambienti conservatori italiani e anche in certi ambienti della destra italiana. Gemayel mi dicono che sarà con molta probabilità il nuovo presidente della Repubblica libanse.
E se tanto mi dà tanto Dell’Utri tra poco tornerà a essere un libero cittadino. Ci dica, come si vive a Beirut?
Beirut è una città bellissima e molto divertente. Il clima in inverno è mite. A marzo già si può fare il bagno in mare e poi andare a sciare sul Mont-Liban. Ci sono ottimi ristoranti. I libanesi sanno vivere, pasteggiano a champagne, mangiano ostriche. C’è una fervida vita culturale che si sviluppa anche attorno all’Università americana dove studiano tutti i rampolli del Medio Oriente. Librerie bellissime dove si possono trovare libri inimmaginabili. Concerti. A Beirut ci sono molti immigrati del Golfo legati alle famiglie regali e tantissimi cristiani maroniti ricchissimi. Amano molto il made in Italy, vengono a fare acquisti in via Montenapoleone. Vestono Tod’s, Prada, Armani. Per vivere bene a Beirut bisogna avere molti soldi.
Che a Dell’Utri non mancano certamente.
Immagino proprio di no.
Da Il Fatto Quotidiano di domenica 11 maggio 2014
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Roma, 22 feb. (Adnkronos) - “Tante bugie, in linea con la propaganda di Meloni. Il suo è il governo delle insicurezze. Sicurezza energetica? Falso. Ha fatto aumentare le bollette, rendendo le famiglie italiane meno sicure e più povere. Sicurezza alimentare? Falso". Così in una nota Angelo Bonelli, deputato di AVS e co-portavoce di Europa Verde.
"Con il suo negazionismo climatico favorisce la crisi dell’agricoltura e il dominio delle grandi multinazionali. Libertà di parola? Falso. Difende il vice di Trump, Vance, che vuole la libertà di diffondere bugie attraverso i social, strumenti nelle mani dei potenti miliardari americani. Difende la democrazia? Falso. È lei che vuole demolire gli organi costituzionali per diventare una e trina: Dio, Patria e Legge. I conservatori del mondo vogliono costruire il nuovo totalitarismo mondiale grazie al potere economico, tecnologico e militare di cui dispongono per trasformare la democrazia in un sottoprodotto commerciale della loro attività”.
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - "Le parole di Meloni sull’Ucraina sono state nette e chiare in un contesto molto difficile. Le va riconosciuto". Così il segretario di Azione, Carlo Calenda, da Odessa.
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - "Amiamo le nostre nazioni. Vogliamo confini sicuri. Preserviamo aziende e cittadini dalla follia della sinistra verde. Difendiamo la famiglia e la vita. Lottiamo contro il wokeismo. Proteggiamo il nostro sacro diritto alla fede e alla libertà di parola. E siamo dalla parte del buon senso. Quindi, in definitiva, la nostra lotta è dura. Ma la scelta è semplice. Ci arrenderemo al declino o combatteremo per invertirlo?". Lo ha detto Giorgia Meloni al Cpac.
"Lasceremo che la nostra civiltà svanisca? O ci alzeremo e la difenderemo? Lasceremo ai nostri figli un mondo più debole o più forte? Vorremo che le nuove generazioni si vergognino delle loro radici? O recupereremo la consapevolezza e l'orgoglio di chi siamo e glielo insegneremo? Ho fatto la mia scelta molto tempo fa e combatto ogni giorno per onorarla. E so che non sono solo in questa battaglia, che siete tutti al mio fianco, che siamo tutti uniti. E credetemi, questo fa tutta la differenza", ha concluso.
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - "Quando la libertà è a rischio, l'unica cosa che puoi fare è metterla nelle mani più sagge. Ecco perché i conservatori continuano a crescere e stanno diventando sempre più influenti nella politica europea. Ed ecco perché la sinistra è nervosa. E con la vittoria di Trump, la loro irritazione si è trasformata in isteria". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni al Cpac.
"Non solo perché i conservatori stanno vincendo, ma perché ora i conservatori stanno collaborando a livello globale. Quando Bill Clinton e Tony Blair crearono una rete liberale di sinistra globale negli anni '90, furono definiti statisti. Oggi, quando Trump, Meloni, Milei o forse Modi parlano, vengono definiti una minaccia per la democrazia. Questo è il doppio standard della sinistra, ma ci siamo abituati. E la buona notizia è che le persone non credono più alle loro bugie".
"Nonostante tutto il fango che ci gettano addosso. I cittadini continuano a votarci semplicemente perché le persone non sono ingenue come le considera l'ultimo. Votano per noi perché difendiamo la libertà", ha ribadito.
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - "La sinistra radicale vuole cancellare la nostra storia, minare la nostra identità, dividerci per nazionalità, per genere, per ideologia. Ma non saremo divisi perché siamo forti solo quando siamo insieme. E se l'Occidente non può esistere senza l'America, o meglio le Americhe, pensando ai tanti patrioti che lottano per la libertà in America Centrale e Meridionale, allora non può esistere nemmeno senza l'Europa". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni al Cpac.
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - "Il Cpac ha capito prima di molti altri che la battaglia politica e culturale per i valori conservatori non è solo una battaglia americana, è una battaglia occidentale. Perché, amici miei, credo ancora nell'Occidente non solo come spazio geografico, ma come civiltà. Una civiltà nata dalla fusione di filosofia greca, diritto romano e valori cristiani. Una civiltà costruita e difesa nei secoli attraverso il genio, l'energia e i sacrifici di molti". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni alla conferenza dei conservatori a Washington.
"La mia domanda per voi è: questa civiltà può ancora difendere i principi e i valori che la definiscono? Può ancora essere orgogliosa di sé stessa e consapevole del suo ruolo? Penso di sì. Quindi dobbiamo dirlo forte e chiaro a coloro che attaccano l'Occidente dall'esterno e a coloro che lo sabotano dall'interno con il virus della cultura della cancellazione e dell'ideologia woke. Dobbiamo dire loro che non ci vergogneremo mai di chi siamo", ha scandito.
"Affermiamo la nostra identità. Affermiamo la nostra identità e lavoriamo per rafforzarla. Perché senza un'identità radicata, non possiamo essere di nuovo grandi", ha concluso la Meloni.
(Adnkronos) - "Il nostro governo - ha detto Meloni - sta lavorando instancabilmente per ripristinare il legittimo posto dell'Italia sulla scena internazionale. Stiamo riformando, modernizzando e rivendicando il nostro ruolo di leader globale".
"Puntiamo a costruire un'Italia che stupisca ancora una volta il mondo. Lasciate che ve lo dica, lo stiamo dimostrando. La macchina della propaganda mainstream prevedeva che un governo conservatore avrebbe isolato l'Italia, cancellandola dalla mappa del mondo, allontanando gli investitori e sopprimendo le libertà fondamentali. Si sbagliavano", ha rivendicato ancora la premier.
"La loro narrazione era falsa. La realtà è che l'Italia sta prosperando. L'occupazione è a livelli record, la nostra economia sta crescendo, la nostra politica fiscale è tornata in carreggiata e il flusso di immigrazione illegale è diminuito del 60% nell'ultimo anno. E, cosa più importante, stiamo espandendo la libertà in ogni aspetto della vita degli italiani", ha concluso.