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Estradizione Dell’Utri, “il presidente della Repubblica libanese ha firmato”

È stato il premier libanese in persona, Tammam Salam, a portare alla firma del presidente della Repubblica il decreto, già firmato dal ministro della Giustizia, per l'estradizione dell'ex senatore di Forza Italia. Il tutto è avvenuto questa mattina in occasione del Consiglio supremo della difesa che si è tenuto al palazzo presidenziale Baabda
Marcello Dell'Utri
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L’ultima firma c’è. E così già da lunedì inizieranno le procedure di estradizione di Marcello Dell’Utri. È stato il premier libanese in persona, Tammam Salam, a portare alla firma del presidente della Repubblica il decreto, già firmato dal ministro della Giustizia, per l’estradizione dell’ex senatore di Forza Italia. “Il presidente della Repubblica ha firmato” secondo quanto apprende il Fatto Quotidiano. 

Il tutto è avvenuto questa mattina in occasione del Consiglio supremo della difesa che si è tenuto al palazzo presidenziale Baabda. Il capo dello Stato Michel Soleiman ha quindi posto l’ultima firma sul documento che così sancisce e rende operativa la decisione del governo di Beirut di restituire all’Italia l’ex braccio destro di Silvio Berlusconi e cofondatore di Forza Italia. Domani mattina l’Interpol inizierà l’iter per il rimpatrio dell’ex parlamentare condannato in via definitiva a 7 anni per concorso in associazione mafiosa.

È di fatto finita la fuga di Dell’Utri, latitante dal 9 aprile scorso, quando la richiesta dei pm di Palermo era stata accolta dei giudici in previsione di quella sentenza della Cassazione che ha detto l’ultima parola sul processo con la contestuale emissione dell’ordine di carcerazione.  

Dopo l’interrogatorio del condannato, che era stato trasferito in ospedale, il capo della Procura di Palermo Francesco Messineo aveva espresso qualche perplessità sui tempi dell’estradizione. Il primo sì alla procedura di restituzione di Dell’Utri all’Italia era arrivato quattro giorni fa dal procuratore aggiunto Nada al Asmar. L’11 maggio a dichiararsi invece fiducioso sui tempi del rientro era stato il ministro della Giustizia, Andrea Orlando.

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