Beppe Grillo tornava in Rai dopo vent’anni, nelle vesti ben diverse che sappiamo, e dopo aver boicottato ufficialmente il mezzo televisivo come strumento di informazione politica e di campagna elettorale. L’attesa era spasmodica. Cosa avrebbe combinato l’inarrestabile Grillo nello studio catodico più paludato e torpido e istituzionale che ci sia, “Porta a Porta”? Si sarebbe messo a correre su e giù a gambe larghe come un Benigni, o avrebbe strepitato visionario alla Nazione come ai tempi dei suoi contro-discorsi di Capodanno? Si sarebbe nuovamente e rapidamente ambientato, o sarebbe uscito subito fuori dai binari? “Spaccare tutto” o lasciar correre? Fantastico 6 e 7, o “Te la do io l’Europa”?

Di sicuro non s’era mai visto un Bruno Vespa così in forma. Vitalistico e sanguigno e tempestivo come il terzino Claudio Gentile in marcatura su Maradona ai Mondiali dell’82. Vespa è riuscito spesso ad anticipare il tackle e senza commettere fallo.  A volte marcando anche alto, e difendendosi a zona.

Il ciambellano Vespa s’è tolto il saio della pace incondizionata e ha indossato i guantoni del giornalismo grintoso e scrupoloso. Intercalando Grillo a più non posso, soprattutto nella prima parte. Con tutta una fitta serie di “Ma su”, “Ma va’”, “Perché menti”, “Ma dai, vorresti uscire dall’Europa”, “Chiudere l’Expò, e  che vuoi fare, riportarci sugli alberi?”).

L’avevate mai visto prima, Bruno Vespa, contrappuntare e contraddire così, passo dopo passo, l’uomo politico in studio, cercando tenacemente di demistificarlo, e sgambettarlo se necessario? Ve la ricordate la firma del contratto con gli italiani di Berlusconi, e le tante altre immemorabili performance del Bruno nazionale? La sua acquiescenza al potere di turno, “editore di riferimento”, è sempre stata fuori discussione. Le sue capacità video-giornalistiche sono sempre state tenute prudentemente sottocoperta. Fino a ieri sera, quando si sono tutt’a un tratto liberate, in tutta la loro indiscutibile imponenza.

Ma se lunedì il Movimento 5 Stelle diventerà il primo partito d’Italia, come si regolerà Vespa?

Poi nella seconda parte della trasmissione Grillo, che all’inizio era sembrato persino emozionato, è dilagato, ha trovato l’elemento e la postura giusta, ha impennato voce e idee, un bicchiere d’acqua alla volta,  bevuto 24 mila volte più velocemente di Celentano; è tornato il leader carismatico che tutti conosciamo.

Il controcanto di Vespa, elettrico come ai giorni (negli anni) del delitto di Cogne, si è via via attenuato, dilatato, dileguato, riducendosi a semplici intermezzi da spalla comica (“Grillo! È un’intervista, non un comizio», e lui: «Ma stai scherzando? Io non venivo qua a farmi intervistare da te»; Sempre Grillo: “Un milione di posti di lavoro lo dico io, ora!», con Vespa che dirimpetto se la rideva; “Rilassati, Beppe!”, e lui: “E come faccio a rilassarmi, con te davanti?”; “Sei un fossile” ha fatto Beppe a Bruno; ma Bruno ha rintuzzato, alla democristiana, Beppe, “Be’, anche tu non scherzi”).

Beppe Grillo si è impadronito così della situazione, sciorinando il suo ricco e sfaccettato programma, la sua visione delle cose in modalità stream of consciousness, infilando decine e decine di concetti, proposte, distinguo, digressioni, provocazioni, suggestioni, dall’ambiente alla malapolitica al rilancio degli istituti referendari alla decrescita felice, non mancando di mostrare anche il suo lato soft.

Un po’ dottor Blog, un po’ mister Tv.  

Dottor Blog. “Ma lo vedete Berlusconi? Dentiere e gratta e vinci e Dudù, ormai non ce la fa più. Una volta almeno ci credeva nelle cazzate che diceva”. “Prima spazziamo via tutta la immondizia, poi vediamo cosa fare”.“Ci vorrebbe un tribunale online per la nostra classe imprenditoriale, politica e giornalistica”. “Uscire dall’euro? Lo deciderà il popolo italiano, non quatto coglioncelli di partito”.

Mister Tv: “Ma quale Hitler. Sono un pensionato anch’io”. “Noi siamo la rabbia buona”. “L’unica rivoluzione è inserire una persona onesta. Perché gli onesti si circondano di altri onesti”.

L’attesissima partecipazione di Grillo a Porta e Porta ieri sera nulla ha tolto e poco ha aggiunto al successo annunciato del Movimento Cinque Stelle, domenica prossima.

Con tanto di storico selfie a due, Beppe e Bruno, prima dell’inizio della puntata: fuori campo, si fa per dire. 

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