La lettera d’intenti in cui Etihad Airways accetta le condizioni di Alitalia continua a tardare. Ma almeno, dopo settimane di attese e di no comment da Abu Dhabi, il numero uno della compagnia degli Emirati, James Hogan, ha sciolto la riserva sulla fattibilità dell’operazione: il presidente della compagnia del Golfo ha fatto sapere che “invierà una lettera che preciserà le condizioni e i criteri per il proposto investimento nel capitale”. Senza però fissare un arco temporale in cui rispondere nei dettagli alla proposta messa a punto dall’amministratore delegato di Alitalia, Gabriele Del Torchio. “Siamo lieti di poter andare avanti con questa operazione e confidiamo di raggiungere la positiva conclusione della transazione proposta ad Alitalia” ha spiegato Hogan.  
 
In compenso l’apertura della compagnia degli Emirati mostra che un accordo è ancora possibile per un investimento compreso fra i 500 e i 600 milioni con cui Etihad comprerà il 49% della nuova Alitalia, libera da debiti, dai dipendenti di troppo (circa 3mila), dalle perdite 2013 e dai contenziosi. E ora “le compagnie aeree procederanno alla preparazione della documentazione finale per completare l’operazione proposta, in linea con le regole dell’Unione Europea e gli altri requisiti normativi” come spiega una nota congiunta. Ma l’operazione, in caso di esito positivo, non sarà indolore per dipendenti e contribuenti.
 
Difficile dire quale sarà il conto finale del secondo salvataggio Alitalia per il quale il Ministro delle infrastrutture Maurizio Lupi ha escluso la creazione di una bad company che si faccia carico di almeno la metà dei debiti (un miliardo), delle perdite 2013 (circa 300 milioni) e dei conteziosi (attorno ai 400 milioni) sulla scia di quanto fatto nel 2008 nell’operazione di ristrutturazione architettata dall’allora premier Silvio Berlusconi e costata ai cittadini circa 4,5 miliardi. Ma sin d’ora è evidente che sulle casse pubbliche peseranno massicci costi legati agli ammortizzatori sociali, oltre ai circa 210 milioni sborsati a vario titolo dalle finanze pubbliche per evitare il collasso della compagnia nel dicembre scorso.
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