Grazie alla Maria Elena, però, per avermi fatto capire, con la sua reazione di ieri, cosa davvero non mi va in questa riforma. Non è, come per i maestri e amici professoroni, la sorpresa nel veder trattate come quisquilie questioni su cui anche gli angeli esitano. Non è, come per i grillini e la sinistra Pd, il timore della svolta autoritaria: timore che però la stessa signorina autorizza quando si lascia scappare, come una scolaretta, che dopo si potrà anche parlare del presidenzialismo. Non è neppure quest’assurda fretta, come se l’Europa aspettasse solo la riforma del Senato per credere alle promesse di Renzi: e non fosse più convincente, faccio per dire, un arresto della crescita del debito pubblico, arrivato al 135,6 per cento del Pil.
Per dirla tutta, non è neanche la tentazione – comune nella mia generazione e a sinistra, ma anche, se posso dirlo, malinconicamente senile – a sventolare la difesa della Costituzione come il surrogato di una politica: quasi che lo sventolio bastasse a nascondere, dinanzi a milioni di italiani i quali una Costituzione è solo un’altra scocciatura in più, il vuoto pneumatico di idee e soluzioni anche solo all’altezza dei tempi. Per me, lo confesso, la vera ragione è un’altra. Ho passato trent’anni a insegnare la Costituzione di Einaudi, De Gasperi e Togliatti, e dovrei passare i prossimi anni a insegnare quella di Renzi&Berlusconi? Dai ragazzi, non scherziamo.