Media & Regime

New York Times, ex direttrice avvia la sua start up: “Articoli pagati 100mila euro”

Jill Abramson, rivelano alcuni media Usa, pronta ad avviare una piattaforma digitale di giornalismo investigativo. "Sono preoccupata, la qualità dei contenuti è in declino", ha detto

Nell’epoca dei social media e delle notizie virali, Jill Abramson – primo direttore donna del New York Times, in carica da settembre 2011 a maggio 2014 – è pronta a una nuova e impervia sfida: una piattaforma digitale di giornalismo investigativo. La giornalista, attualmente docente ad Harvard, in un’intervista rilasciata durante una conferenza organizzata dall’associazione “Journalism & Women Sypomosium” ha raccontato alcuni dettagli dell’iniziativa editoriale che sta realizzando con Steven Brill, già fondatore di “American Lawyer”, un magazine online dedicato alla giurisprudenza. Secondo quanto riportato dal portale Poynter, il nuovo giornale, per il quale non è stato ancora scelto un nome, pubblicherà una storia al mese “più lunga di un articolo di approfondimento di un periodico e più un breve di un libro”, e i collaboratori saranno pagati circa 100mila dollari ad articolo. Il modello di business della start-up si basa sul paywall: gli utenti dovranno sottoscrivere un abbonamento di 2,99 dollari al mese per potere accedere ai contenuti.

“Sono molto preoccupata. La qualità dei contenuti giornalistici è in declino”, ha detto la nota giornalista spiegando la genesi del progetto. Ha poi continuato sottolineando il fatto che oramai i giornalisti sono costretti a scrivere news il più velocemente possibile come fossero dei “robot” e denunciando anche una cerca morbosità per alcuni temi come il virus Ebola. Quella del giornalismo investigativo è da sempre una delle passioni della Abramson, ed è per questo che il concept dell’iniziativa non stupisc. Negli ultimi anni, come direttrice dell’autorevole giornale americano, ha fatto scelte che hanno segnato la storia del New York Times: dalla pubblicazione dell’articolo sulla violenza fisica e virtuale contro le donne, firmata da Amy O’Leary, passando per il reportage sui senzatetto raccontato dal punto di vista di una ragazzina dodicenne, fino alla prima pagina sul cancro al seno e all’inchiesta sulla corruzione in Cina. Anche Steven Brill è noto per le sue capacità di giornalista d’inchiesta grazie a un lungo articolo di approfondimento sul sistema sanitario statunitense uscito lo scorso anno sul Time.

Il nuovo giornale della Abramson si inserisce comunque in un panorama, quello del giornalismo investigativo, che è abbastanza popolato in America. ProPublica, per esempio, è una testata non-profit che esiste dal 2007, e – oltre ad aver ricevuto prestigiosi riconoscimenti come il Premio Pulitzer – è riuscita a trovare una sostenibilità economica grazie alle donazioni spontanee dei lettori. Sta facendo invece più fatica Vox.com che, nonostante la fama dell’ideatore Ezra Klein, non è ancora riuscito ad imporsi; nella stessa situazione si trova First Look Media, la società giornalistica finanziata dal fondatore di eBay Pierre Omidyar – che edita il portale “The Intercept” di Glenn Greenwald: dopo appena qualche mese ha già perso Matt Taibbi, una delle firme di punta. A questi progetti più blasonati, si affiancano inoltre altre realtà di nicchia come “The Marshall Project”, un progetto interamente dedicato all’informazione giudiziaria.

Twitter: @danielerubatti