La banda di Boris torna al suo miglior vizio con una commedia folle che attirerà anche i nostalgici di Avanzi e Pippo Chennedy Show. Il conflitto tra l’amore e l’incubo del Natale in famiglia sono al centro del nuovo anti-cinepanettone ‘Ogni maledetto Natale’. In anteprima sabato al Torino Film Festival e al cinema dal 27 novembre

Cosa succede quando due fratelli di una Tuscia arcaica e un po’ immaginaria riuniscono intorno alla tavolata natalizia tutta la sacra famiglia, compresi la figlia architetto che cerca di farsi strada nella grande città e il suo nuovo fidanzato? E se i parenti di lui, tutt’altro che umili, fossero in realtà una ricca casata borghese più simile a una join venture che a una famiglia? Giacomo Ciarrapico, Luca Vendruscolo e Mattia Torre, i creatori della serie cult Boris per intenderci, hanno ben pensato di dipingere due famiglie agli antipodi facendo interpretare ad ogni attore un doppio ruolo.

Francesco Pannofino è il capofamiglia degli spassosi Colardo ma anche quello degli agiati Marinelli, mentre un Corrado Guzzanti più trasformista che mai è lo sboccato zio Sauro e al contempo il sadico cameriere filippino dei capitani d’industria. I due sono toreri di animali da commedia come Valerio Mastrandrea, bino fra un trucido boscaiolo e un evangelico manager e un Marco Giallini più sadico che mai. Alla mischia dei doppi partecipano anche Laura Morante, madre risoluta del viterbese da una parte, ipocrita buonista nelle stanze decorate a festa dei Marinelli dall’altra; Andrea Sartoretti instabile Colardo capellone, e incredulo poliziotto alle prese con un’indagine surreale; Caterina Guzzanti campagnola sgrammaticata e impicciona, poi nevrotica figlia di papà; e infine Stefano Fresi, bizzarro fratellone della protagonista e tutore della legge compagno di Sartoretti.

Aghi di questa sgangherata bilancia sono i due innamorati dai volti puliti di Alessandro Cattelan e Alessandra Mastronardi. Entrambi perfetti per i ruoli di malcelato rampollo lui e figlia di cacciatori di cinghiali lei. Si ride tanto con questa gustosa mascherata satirica prenatalizia. L’idea dei doppi ruoli offre tantissimo movimento a un set già incredibilmente assortito, e la squadra messa su dal trio registico gioca sempre intensamente con il capovolgimento del Natale. Che sia sguaiata o sagace, imprevedibile o pasticciona, permette a ognuno degli attori di dare molto.

Il filippino di Guzzanti è il carattere più atroce nonostante il sorriso stampato sulla dentiera di gomma. Una di quelle invenzioni di cui faranno sbellicare anche soltanto le fotografie. “L’idea divertente è quella di vedere il Natale come una disgrazia. Quindi è come se fosse un film di Sam Raimi dove si scopre che in realtà il Natale è la festa del Demonio”. Ha spiegato l’attore durante la conferenza stampa di Roma, dove alle battute a braccio di cast e registi sarebbe mancata soltanto la grappa Colardo del suo Sauro. Quella che probabilmente diventerà un tormentone. Le espressioni sempre al confine tra esplosione iraconda e guancia sorniona di Pannofino invece hanno trovato grandi duetti con un corrosivo e trascinante Giallini, dentro e fuori dal set.

Una regia di scene corali quasi epiche ci parla di famiglia rispolverando piccole meschinità casalinghe riadattate a un’Italia attuale, dove la tradizione troppo spesso diventa quasi vecchiume o sinonimo d’inferiorità culturale. Sfruttamento del lavoro, cieca ignoranza (o semplice ingenuità), razzismi malcelati e giochetti di marketing e potere costellano Ogni maledetto Natale. Intendendo sia film che realtà. Ma stavolta ne vedremo davvero delle belle. Anzi, delle cattive.

A prescindere da come stia la cosmogonia o la supposta cosmoagonia della commedia all’italiana, questo film ne è un grande alfiere dove la cattiveria viene utilizzata con naturalezza, come la farina per le torte della nonna. “La cattiveria è un ingrediente della comicità da Aristofane. Non l’abbiamo inventata noi”. Ha dichiarato Vendruscolo. “Il punto è non usarla in modo indiscriminato. Detestiamo tutti il buonismo, ma anche il cattivismo. Si tratta di fare della satira di costume: avere una visione della società e focalizzarne alcuni punti che trovi sbagliati o ridicoli per metterli alla berlina. E la cattiveria consiste solo nel fatto di non censurarsi né precensurarsi, restando ruvidi”. Insomma, questo Natale brinderemo con grappe viperine. Ma dimenticate il consueto cinepanettone: quest’anno si vira sulla sulla ghiandola di lepre.

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