Potrebbe essere l’epilogo finale di un lungo braccio di ferro che dura quattro anni tra i due politici più in vista del Polesine, Isi Coppola e Renzo Marangon, entrambi in quota Pdl che nel 2010 si sono “scontrati” nelle stesse zone (lei ha conquistato lo scranno regionale con 8.000 preferenze in più). Potrebbe. Perché i fronti aperti ad oggi sono ancora molti anche se mercoledì 19 la Corte d’Appello di Venezia ha dichiarato la decadenza di Isi Coppola (che è anche assessore allo Sviluppo economico della Regione Veneto) da consigliere regionale per aver speso nella campagna elettorale del 2010 più di quanto aveva dichiarato effettivamente. Il tetto massimo previsto è di 40mila euro. La Coppola, nelle carte depositate in Corte D’Appello subito dopo il voto aveva dichiarato di aver speso 39mila 579 euro e 17 centesimi. E invece, secondo i giudici che mercoledì ne hanno dichiarato la decadenza sarebbero stati molti di più.

La valutazione del perito nominato dalla Corte, l’ingegner Mauro Voltan parla di 82mila euro spesi direttamente e di 126mila euro ricevuti come contributi e servizi, per un totale di 208mila euro “non contabilizzati” in uscita e in entrata. Più del doppio, dunque. Una soglia critica oltre la quale accanto ad una sanzione (per Isi Coppola fissata in 110mila euro) è scattata la decadenza appunto. Da consigliere però e in quel caso sarebbe proprio Marangon a subentrarle. La sentenza non riguarda invece la nomina da assessore e così potrebbe eventualmente rimanere come “assessore esterno”. Isi Coppola, tra l’altro, aveva ricevuto proprio nelle scorse settimane anche la delega alle Infrastrutture che era stata di Renato Chisso prima dell’arresto lo scorso 4 giugno nel corso dell’indagine del Mose. E per ora la tiene ancora. Almeno fino a quando alla Giunta regionale non verrà notificata la sentenza completa delle motivazioni. Che in ogni caso, fa sapere il Presidente Luca Zaia “verranno valutate dall’Avvocatura regionale”. Il governatore del Veneto si è dato una settimana di tempo per decidere. E la stessa Isi Coppola, in caso di decadenza potrà ricorrere al Tar.

La bagarre dunque non è finita. Lo scontro che continua ormai da quattro anni, anche se un passo più vicino, non è ancora arrivato alla chiusura. E ormai mancano soltanto 4 mesi alla fine dalla legislatura. Comunque finisca sul piano giudiziario, dunque, sarà questione di pochi mesi. Due, tre al massimo. L’origine della disputa giudiziaria però è targata febbraio 2011. E’ una battaglia legale iniziata da Marangon. O meglio un da suo fedelissimo, Luca Rossetto. E che ora, se la sentenza della corte avesse esito immediato e fosse immediatamente esecutiva farebbe salire sullo scranno di Palazzo Ferro Fini lo stesso Marangon. Ipotesi nemmeno contemplata invece, dalla controparte. E intanto venerdì, vista la bagarre che si è scatenata in questi giorni il Movimento cinque stelle ha chiesto di controllare i rendiconti. Quelli di tutti i consiglieri però. Con un’idea di fondo, quella che Isi Coppola sia stata solo una delle tante. I parametri da non superare per le spese elettorali ci sono, infatti. Ma non è chiaro come vengano fatti i conteggi. Da tutti. Ci sono le pubblicità, i manifesti e fin lì la chiarezza sulle spese non richiede un grande sforzo. Poi ci sono comizi, palchi, amplificazioni. E anche fin lì tutto bene. Poi ci sono le cene e lì la faccenda già si complica. Se la cena è offerta da un ristoratore amico va rendicontata? Se il proprietario del ristorante è un parente o addirittura l’assessore stesso? Teoricamente sì.

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