L’uomo delle coop, che sapeva come vincere gli appalti dell’amministrazione governata dal “nero” Gianni Alemanno (eletto sindaco nel 2008), prima ancora di puntare sull’esponente del Popolo della Libertà (indagato per associazione mafiosa), pensava di poter in qualche modo sponsorizzare esponenti della sua area politica di riferimento. E potendo contare un pacchetto di consistente di voti Salvatore Buzzi – per gli inquirenti il braccio operativo di Mafia Capitale – nel 2004, in occasione delle elezioni Europee, indicò ai suoi soci due uomini del centrosinistra: Oriano Giovannelli, ora deputato del Pd, e Nicola Zingaretti, oggi governatore democratico della Regione Lazio all’epoca eletto al Parlamento europeo.

Durante le perquisizioni del Ros nel giorno degli arresti di Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero – considerati il filo diretto di Mafia Capitale con la ‘ndrangheta – è stato trovato un documento. In casa di Ruggiero gli investigatori dell’Arma hanno scovato ricevute di pagamento da parte della cooperativa, una mini rubrica telefonica di colore nero, alcune pen drive, diversi cellulari, appunti e “una lettera indirizzata ai soci e dipendenti delle “Cooperative 29 Giugno”, “L’apostrofo” e “Formula Ambiente”, datata 7 giugno 2004. Nella successiva informativa del Ros, depositata al Tribunale del Riesame dai pm di Roma, si legge che quella lettera ha come “oggetto l’invito di Buzzi Salvatore a sostenere la candidatura di Giovannelli e Zingaretti al Parlamento Europeo (in alto a sinistra è riportato a matita “per Zidda Giovanni (da distribuire”)”. Insomma una sorta di volantino, di santino elettorale da far arrivare a tutti.

Chi indaga su Mafia Capitale è convinto che i due esponenti fossero inconsapevoli di questo appoggio fornito dalla banda di Massimo Carminati, ma quel documento risulta fondamentale alle indagini perché conferma il sistema utilizzato dall’organizzazione mafiosa per infiltrare le istituzioni. Un meccanismo profondamente radicato in alcuni territori dominati dalle mafie “classiche”. Ma a riprova del sistema, gli investigatori annotano il fatto che il volantino ero stato recapitato anche ai componenti della cosca.

Non è la prima volta che il nome di Zingaretti, estraneo all’indagine, emerge dalle carte dell’inchiesta. In una delle intercettazioni del 2013 Carminati, l’uomo da alcuni giorni detenuto in regime di 41bis nel carcere di Parma, dice: “Loro stanno facendo un’operazione direttamente con Zingaretti per sistemarsi Berti (Giuseppe, avvocato nominato da Gianni Alemanno nel Cda di Ama, indagato, ndr) questi qua, pe sistemasse… perché de Zingaretti se fidano de Marino non se fida nessuno”.

Del resto Mafia Capitale, secondo gli inquirenti, si sapeva muovere non solo tra le stanze del Campidoglio, guidato da Alemanno, ma anche alla Pisana. Oltre al consigliere Pd Eugenio Patanè, indagato per turbativa d’asta e illecito finanziamento, avrebbe preso 10 mila euro, Buzzi sostiene dice di poter contare su un altro uomo: è il 20 aprile 2013 e l’uomo delle coop, capace di mettere allo stesso tavolo Giuliano Poletti e Gianni Alemanno, stila l’elenco delle persone che tiene a libro paga per controllare o fare da tramite con questo o quel politico: “Lo sai a Luca (Odevaine, ex vice capo di gabinetto dell’ex sindaco di Roma Veltroni, ndr) quanto gli do? Cinquemila euro al mese… ogni mese… (…) Schina millecinquecento euro al mese… (…) un altro che mi tiene i rapporti con Zingaretti duemilaecinque al mese“. “Perché i contatti con me erano impossibili – aveva commentato Zingaretti -. Mai avuta la percezione che ci fosse qualcuno. Ben vengano le indagini”. Mister X, l’uomo dai 2500 euro al mese, però non ha un nome. Almeno per ora.

Aggiornamento – 19/05/2021
Per correttezza e completezza dell’informazione, evidenziamo che la posizione dell’avv. Giuseppe Berti è stata archiviata, dal Gip presso il Tribunale di Roma, in data 6 febbraio 2017.

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