Ogni 4 ore, in media, un agente impegnato nei controlli stradali, resta vittima di un’aggressione. Lo rivelano i nuovi dati dell’Osservatorio “Sbirripikkiati” del portale della sicurezza stradale (Asaps). Il numero degli assalti è in leggerissimo calo rispetto al 2013, 2.266 casi contro 2.286. Sulle ragioni di questo bilancio dell’inciviltà (per usare un eufemismo), il presidente Giordano Biserni non si sbilancia: “Difficile trovare una chiave di lettura esatta”. Se sia l’esasperazione per il crescente numero di infrazioni contestate agli automobilisti per “fare cassa” come sembra emergere dai bilanci delle amministrazioni locali o se siano pressione e stress da crisi a scatenare la violenza è difficile da capire.

Difficile perché ormai in Italia quasi la metà delle infrazioni viene contestata “a distanza”. E perché sono in aumento anche le colluttazioni tra automobilisti (passeggeri inclusi): erano 143 nel 2013 e sono salite a 174 lo scorso anno con 6 morti (uno in più rispetto al 2013) e 208 feriti, di cui 53 molto gravi. Nei giorni scorsi a Trento i vigili urbani hanno impiegato qualche giorno ma sono riusciti a risalire ad un ciclista che aveva malmenato il conducente di un’auto che era dovuto ricorrere alla cure mediche.

“Tra le Forze dell’Ordine c’è rassegnazione”, sintetizza Biserni. Gli uomini in divisa più a rischio sono i Carabinieri, coinvolti in quasi la metà dei casi di violenza: “Semplicemente perché sono più presenti sulle strade, anche di notte”, spiega il presidente. Poi ci sono gli agenti della Polizia (754 casi) e quelli della polizia locale (poco meno dell’11%, ma in crescita).

Un terzo degli episodi riguarda automobilisti (o passeggeri) in stato di alterazione, da alcol e droghe. E oltre 4 casi su dieci coinvolgono cittadini stranieri: “Ma non facciamo distinzioni tra extracomunitari e non”; taglia corto Biserni. Nel 2014 la percentuale è stata del 41,8%, in crescita rispetto al 39,2% del 2013.

“Il dato allarmante – aggiunge il presidente – è il declino totale dell’autorevolezza del personale in divisa da quando è stato eliminato il reato di oltraggio a pubblico ufficiale. La legge è estremamente perdonista e c’è anche un utilizzo molto comprensivo della legge”. E quando non è stato il legislatore a delegittimare gli operatori di polizia,ci hanno messo del loro gli uomini in divisa. A cominciare dal G8 di Genova (“Sbirripikkiati” era una scritta che campeggiava sui muri del capoluogo ligure) o altri episodi che hanno guadagnato gli onori della cronaca, che includono anche personale in divisa che pattugliava la strada.

Biserni non nega che in alcuni casi gli stessi agenti possano aver avuto delle responsabilità, ma ricorda come nel 21,6% delle aggressioni (nel 44% di quelle fra automobilisti) siano state impiegate armi improprie: da mazze da baseball a bastoni, ombrelli e altro ancora. Un altro portale – poliziamunicipale.it – riferisce del ferimento a morsi di cinque agenti di polizia locale e parla di “un bollettino di guerra che si consuma nel totale silenzio delle istituzioni“.

Le aggressioni agli agenti sono il volto dello Stato che ammaina la bandiera della legalità, che si nasconde dietro gli autovelox e le telecamere e che rifiuta di difendere i suoi stessi rappresentanti. E i “pesantissimi tagli trasversali” di questi ultimi anni rischiano di aver conseguenze, soprattutto per i cittadini che gli operatori di polizia (la cui età media cresce) dovrebbero difendere. La maggior parte delle aggressioni – vengono “contabilizzate” quelle con referto medico – è avvenuta al nord (oltre il 40%).

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