La clausola con cui Morgan Stanley pretese dal governo Monti il pagamento sull’unghia di 2,5 miliardi di euro è “unica nel suo genere”. Al Parlamento non resta che fidarsi di quanto affermato durante l’audizione dello scorso 11 febbraio da Maria Cannata, funzionario del Tesoro responsabile del debito pubblico. I deputati non potranno, infatti, visionare i tredici contratti derivati stipulati dal ministero dell’Economia con clausola di risoluzione anticipata per le controparti. Il motivo? Non c’è “un interesse personale, diretto, concreto e attuale corrispondente a una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento del quale è chiesto l’accesso”. Lo scrive nero su bianco la Cannata nella lettera di rigetto recentemente inviata ad un gruppo di deputati del MoVimento 5 Stelle che avevano chiesto di vedere la documentazione.
Come si legge nella missiva i parlamentari, che fanno parte delle commissioni Bilancio e Finanza della Camera, avevano domandato di visionare i contratti per “esigenze conoscitive connesse con l’espletamento del mandato”. L’obiettivo era di arrivare a conoscere la “reale rilevanza finanziaria degli impegni sottoscritti dallo Stato italiano”. Secondo l’Ufficio legislativo del ministero, però, “ai sensi del citato D.Lgs. N.33 del 2013 sulla trasparenza, non appare sussistere in capo al Ministero obbligo di ostensione dei documenti richiesti”. Tenendo conto del fatto che la domanda è stata presentata da parlamentari, il funzionario evidenzia come “il mezzo proprio, atto a superare anche i limiti dell’accesso ai sensi della legge n. 241 del 1990 (la norma che delinea il diritto di accesso agli atti amministrativi, ndr), sia rappresentato dall’atto di sindacato ispettivo, nella specie già concretamente utilizzato”.
Per il Tesoro, insomma, “non sussistono i requisiti per riscontro favorevole alla richiesta”. Inoltre “le motivazioni poste a fondamento della richiesta d’accesso chiariscono che tale richiesta è preordinata a un controllo generalizzato dell’operato della pubblica amministrazione nella materia. Ciò che è espressamente non consentito dall’art. 24, comma 3, della legge n. 241 del 1990”. I deputati non potranno quindi approfondire la questione dei derivati sottoscritti dall’Italia negli anni ’90 e per i quali il Tesoro è stato autorizzato dalla legge di Stabilità a “stipulare accordi di garanzia” sui futuri pagamenti a favore delle banche d’affari. I contratti resteranno nelle stanze “riservate” del Tesoro nonostante Renzi avesse affermato nel dicembre 2013 ai microfoni di La7 che era sua intenzione divulgare via web l’intera documentazione. “Salvo poi rimangiarsi tutto”, come ha precisato Carla Ruocco, vicepresidente della commissione Finanze in quota 5Stelle, durante una conferenza sul tema organizzata venerdì 13 marzo da Adusbef e Federconsumatori. Ruocco ha ricordato come il premier, dopo aver tradito la promessa di trasparenza sul tema derivati, abbia anche bollato come “irresponsabili” le richieste di trasparenza del MoVimento, “perché esponevano l’Italia al ludibrio internazionale”.
“Sono intollerabili le opacità in merito alla gestione dei derivati sul debito pubblico, spacciate in questi giorni per sana riservatezza a tutela dell’emittente sovrano – hanno evidenziato in una nota i 5 stelle dopo l’incontro in cui, oltre alla Ruocco, era presente il deputato pentastellato della Commissione Finanze Daniele Pesco. – Ecco perché serve subito una commissione di inchiesta che porti a una disclosure (divulgazione, ndr) completa in relazione ai contratti”.
Politica
Derivati, Tesoro nega a deputati di vedere i contratti: “Non c’è interesse diretto”
Il ministero ha respinto la richiesta di un gruppo di parlamentari del MoVimento 5 Stelle che volevano visionare i documenti su tredici posizioni che prevedono una clausola di risoluzione anticipata: “Non sussistono i requisiti”. Secondo Carla Ruocco, vicepresidente della commissione Finanze, il premier Renzi aveva promesso trasparenza sugli strumenti sottoscritti dallo Stato italiano con le banche d'affari, "ma poi si è rimangiato tutto"
La clausola con cui Morgan Stanley pretese dal governo Monti il pagamento sull’unghia di 2,5 miliardi di euro è “unica nel suo genere”. Al Parlamento non resta che fidarsi di quanto affermato durante l’audizione dello scorso 11 febbraio da Maria Cannata, funzionario del Tesoro responsabile del debito pubblico. I deputati non potranno, infatti, visionare i tredici contratti derivati stipulati dal ministero dell’Economia con clausola di risoluzione anticipata per le controparti. Il motivo? Non c’è “un interesse personale, diretto, concreto e attuale corrispondente a una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento del quale è chiesto l’accesso”. Lo scrive nero su bianco la Cannata nella lettera di rigetto recentemente inviata ad un gruppo di deputati del MoVimento 5 Stelle che avevano chiesto di vedere la documentazione.
Come si legge nella missiva i parlamentari, che fanno parte delle commissioni Bilancio e Finanza della Camera, avevano domandato di visionare i contratti per “esigenze conoscitive connesse con l’espletamento del mandato”. L’obiettivo era di arrivare a conoscere la “reale rilevanza finanziaria degli impegni sottoscritti dallo Stato italiano”. Secondo l’Ufficio legislativo del ministero, però, “ai sensi del citato D.Lgs. N.33 del 2013 sulla trasparenza, non appare sussistere in capo al Ministero obbligo di ostensione dei documenti richiesti”. Tenendo conto del fatto che la domanda è stata presentata da parlamentari, il funzionario evidenzia come “il mezzo proprio, atto a superare anche i limiti dell’accesso ai sensi della legge n. 241 del 1990 (la norma che delinea il diritto di accesso agli atti amministrativi, ndr), sia rappresentato dall’atto di sindacato ispettivo, nella specie già concretamente utilizzato”.
Per il Tesoro, insomma, “non sussistono i requisiti per riscontro favorevole alla richiesta”. Inoltre “le motivazioni poste a fondamento della richiesta d’accesso chiariscono che tale richiesta è preordinata a un controllo generalizzato dell’operato della pubblica amministrazione nella materia. Ciò che è espressamente non consentito dall’art. 24, comma 3, della legge n. 241 del 1990”. I deputati non potranno quindi approfondire la questione dei derivati sottoscritti dall’Italia negli anni ’90 e per i quali il Tesoro è stato autorizzato dalla legge di Stabilità a “stipulare accordi di garanzia” sui futuri pagamenti a favore delle banche d’affari. I contratti resteranno nelle stanze “riservate” del Tesoro nonostante Renzi avesse affermato nel dicembre 2013 ai microfoni di La7 che era sua intenzione divulgare via web l’intera documentazione. “Salvo poi rimangiarsi tutto”, come ha precisato Carla Ruocco, vicepresidente della commissione Finanze in quota 5Stelle, durante una conferenza sul tema organizzata venerdì 13 marzo da Adusbef e Federconsumatori. Ruocco ha ricordato come il premier, dopo aver tradito la promessa di trasparenza sul tema derivati, abbia anche bollato come “irresponsabili” le richieste di trasparenza del MoVimento, “perché esponevano l’Italia al ludibrio internazionale”.
“Sono intollerabili le opacità in merito alla gestione dei derivati sul debito pubblico, spacciate in questi giorni per sana riservatezza a tutela dell’emittente sovrano – hanno evidenziato in una nota i 5 stelle dopo l’incontro in cui, oltre alla Ruocco, era presente il deputato pentastellato della Commissione Finanze Daniele Pesco. – Ecco perché serve subito una commissione di inchiesta che porti a una disclosure (divulgazione, ndr) completa in relazione ai contratti”.
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La corsa militare dell’Europa innesca una ondata di vendite sui debiti dei Paesi: su gli interessi
(Adnkronos) - Stefano Conti è un uomo libero. L'Adnkronos può rivelare che al processo a Panama City sono cadute tutte le accuse. Raggiunto al telefono, Andrea Di Giuseppe, il parlamentare di Fratelli d'Italia eletto nella Circoscrizione Centro e Nord America, festeggia il risultato raggiunto dopo oltre due anni: "Dieci minuti fa ho parlato con il padre, si è commosso alla notizia che Stefano era finalmente stato prosciolto. Ha passato oltre 400 giorni in una delle peggiori galere del mondo, un luogo che non si riesce neanche a immaginare, e senza nessuna condanna, ma solo per una carcerazione preventiva in attesa di un processo che sembrava non arrivare mai. Ma insieme alla Farnesina e all'ambasciata, ho fatto di tutto per fargli ridurre la misura cautelare e farlo stare in una condizione meno disumana. L'anno scorso siamo riusciti a fargli avere i domiciliari, oggi la notizia più bella. Una grande vittoria per il nostro Paese".
Stefano Conti è un trader brianzolo di 40 anni, che per oltre due anni è stato accusato di tratta di esseri umani a scopo sessuale. Rischiava una condanna fino a 30 anni di reclusione, nonostante le presunte vittime avessero ritrattato le accuse, sostenendo di aver subito pressioni dalla polizia panamense.
Conti ha anche pubblicato un libro intitolato 'Ora parlo io: 423 giorni nell'inferno di Panama', in cui racconta la sua esperienza nel carcere panamense e ribadisce la sua innocenza. Il libro è uscito a dicembre scorso, in attesa dell'inizio del processo.
Andrea Di Giuseppe ha partecipato alle udienze preliminari, "non per influire sul merito della vicenda", spiega all'Adnkronos, ma per fargli avere il giusto processo che qualunque essere umano merita. Ho coinvolto la comunità italiana, ho parlato con i politici panamensi, sono stato accanto a lui davanti al giudice, per far capire al sistema giudiziario che quell'uomo non era solo, ma aveva accanto a sé il suo Paese”.
Conti "rimarrà ancora a Panama fino al 4 aprile, per motivi burocratici, ma appena avrà tutti i documenti in ordine potrà tornare in Italia", aggiunge il deputato italiano. Che non ha finito quella che è diventata una sorta di missione. "Dopo aver aiutato a liberare i due italiani in Venezuela, e dopo il più famoso caso di Chico Forti, il prossimo per cui mi impegnerò è l'ingegner Maurizio Cocco, rinchiuso in Costa d’Avorio da oltre due anni. Ne sentirete parlare presto". Sì perché gli italiani rinchiusi all'estero sono circa duemila, "e molti di questi sono in stato di carcerazione preventiva. Dei conti di Montecristo dimenticati da tutti. Ma ora il nostro governo, grazie anche all'azione dei sottosegretari agli Esteri Silli e Cirielli, e ovviamente all'attivismo della premier Meloni, sta finalmente affrontando questi casi. Non sono più dei fantasmi, ma dei nostri connazionali che devono poter avere tutta l'assistenza legale, politica e umana che possiamo dargli. È solo l'inizio. L'Italia sta contando e pesando di più nel mondo", conclude Di Giuseppe. (Di Giorgio Rutelli)
(Adnkronos) - Stefano Conti è un uomo libero. L'Adnkronos può rivelare che al processo a Panama City sono cadute tutte le accuse. Raggiunto al telefono, Andrea Di Giuseppe, il parlamentare di Fratelli d'Italia eletto nella Circoscrizione Centro e Nord America, festeggia il risultato raggiunto dopo oltre due anni: "Dieci minuti fa ho parlato con il padre, si è commosso alla notizia che Stefano era finalmente stato prosciolto. Ha passato oltre 400 giorni in una delle peggiori galere del mondo, un luogo che non si riesce neanche a immaginare, e senza nessuna condanna, ma solo per una carcerazione preventiva in attesa di un processo che sembrava non arrivare mai. Ma insieme alla Farnesina e all'ambasciata, ho fatto di tutto per fargli ridurre la misura cautelare e farlo stare in una condizione meno disumana. L'anno scorso siamo riusciti a fargli avere i domiciliari, oggi la notizia più bella. Una grande vittoria per il nostro Paese".
Stefano Conti è un trader brianzolo di 40 anni, che per oltre due anni è stato accusato di tratta di esseri umani a scopo sessuale. Rischiava una condanna fino a 30 anni di reclusione, nonostante le presunte vittime avessero ritrattato le accuse, sostenendo di aver subito pressioni dalla polizia panamense.
Conti ha anche pubblicato un libro intitolato 'Ora parlo io: 423 giorni nell'inferno di Panama', in cui racconta la sua esperienza nel carcere panamense e ribadisce la sua innocenza. Il libro è uscito a dicembre scorso, in attesa dell'inizio del processo.
Andrea Di Giuseppe ha partecipato alle udienze preliminari, "non per influire sul merito della vicenda", spiega all'Adnkronos, ma per fargli avere il giusto processo che qualunque essere umano merita. Ho coinvolto la comunità italiana, ho parlato con i politici panamensi, sono stato accanto a lui davanti al giudice, per far capire al sistema giudiziario che quell'uomo non era solo, ma aveva accanto a sé il suo Paese”.
Conti "rimarrà ancora a Panama fino al 4 aprile, per motivi burocratici, ma appena avrà tutti i documenti in ordine potrà tornare in Italia", aggiunge il deputato italiano. Che non ha finito quella che è diventata una sorta di missione. "Dopo aver aiutato a liberare i due italiani in Venezuela, e dopo il più famoso caso di Chico Forti, il prossimo per cui mi impegnerò è l'ingegner Maurizio Cocco, rinchiuso in Costa d’Avorio da oltre due anni. Ne sentirete parlare presto". Sì perché gli italiani rinchiusi all'estero sono circa duemila, "e molti di questi sono in stato di carcerazione preventiva. Dei conti di Montecristo dimenticati da tutti. Ma ora il nostro governo, grazie anche all'azione dei sottosegretari agli Esteri Silli e Cirielli, e ovviamente all'attivismo della premier Meloni, sta finalmente affrontando questi casi. Non sono più dei fantasmi, ma dei nostri connazionali che devono poter avere tutta l'assistenza legale, politica e umana che possiamo dargli. È solo l'inizio. L'Italia sta contando e pesando di più nel mondo", conclude Di Giuseppe. (Di Giorgio Rutelli)
Roma, 6 mar. (Adnkronos) - "Più che le conclusioni del Consiglio europeo sembrano un bollettino di guerra, con i nostri governanti che, in un clima di ubriacatura collettiva, programmano una spesa straordinaria di miliardi su miliardi per armi, missili e munizioni. E la premier Meloni cosa dice? 'Riarmo non è la parola adatta' per questo piano. Si preoccupa della forma e di come ingannare i cittadini. Ma i cittadini non sono stupidi! Giorgia Meloni come lo vuoi chiamare questo folle programma che, anziché offrire soluzioni ai bisogni concreti di famiglie e imprese, affossa l’Europa della giustizia e della civiltà giuridica per progettare l’Europa della guerra?". Lo scrive Giuseppe Conte sui social.
"I fatti sono chiari: dopo 2 anni e mezzo di spese, disastri e fallimenti in Ucraina anziché chiedere scusa agli italiani, Meloni ha chiesto a Von der Leyen di investire cifre folli in armi e spese militari dopo aver firmato sulla nostra testa a Bruxelles vincoli e tagli sugli investimenti che ci servono davvero su sanità, energia, carovita, industria e lavoro. Potremmo trovarci a spendere oltre 30 miliardi aggiuntivi sulle armi mentre ne mettiamo 3 scarsi sul carobollette".
"Stiamo vivendo pagine davvero buie per l’Europa. I nostri governanti, dopo avere fallito con la strategia dell’escalation militare con la Russia, non hanno la dignità di ravvedersi, anzi rilanciano la propaganda bellica. La conclusione è che il blu di una bandiera di pace scolora nel verde militare. Dai 209 miliardi che noi abbiamo riportato in Italia dall'Europa per aziende, lavoro, infrastrutture, scuole e asili nido, passiamo a montagne di soldi destinati alle armi".
Roma, 6 mar. (Adnkronos) - "Much appreciated". Lo scrive Elon Musk su X commentando un post in cui si riporta la posizione della Lega e di Matteo Salvini sul ddl Spazio e Starlink. Anche il referente in Italia del patron di Tesla, Andrea Stroppa, ringrazia via social Salvini: "Grazie al vice PdC Matteo Salvini per aver preso posizione pubblicamente".
Roma, 6 mar. (Adnkronos) - Gianfranco Librandi, presidente del movimento politico “L’Italia c’è”, ha smentito categoricamente le recenti affermazioni giornalistiche riguardanti una presunta “coalizione di volenterosi” per il finanziamento di Forza Italia. Librandi ha dichiarato: “Sono tutte fantasie del giornalista. Smentisco assolutamente di aver parlato di una coalizione di volenterosi che dovrebbero contribuire al finanziamento del partito”.
Roma, 6 mar. (Adnkronos) - "Il vergognoso oltraggio del Museo della Shoah di Roma è l'ennesimo episodio di un sentimento antisemita che purtroppo sta riaffiorando. È gravissima l'offesa alla comunità ebraica ed è gravissima l'offesa alla centralità della persona umana e all'amicizia tra i popoli. Compito di ognuno deve essere quello di prendere decisamente le distanze da questi vergognosi atti, purtroppo sempre più frequenti in ambienti della sinistra radicale infiltrata da estremisti islamici , che offendono la memoria storica e le vittime della Shoah. Esprimo la mia più sentita solidarietà all'intera Comunità ebraica con l'auspicio che tali autentici delinquenti razzisti antisemiti siano immediatamente assicurati alla giustizia ". Lo ha dichiarato Edmondo Cirielli, Vice Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.
Roma, 6 mar. (Adnkronos) - "Meloni ha perso un'occasione rispetto a due mesi fa quando si diceva che sarà il ponte tra l'America di Trump e l'Europa e invece Trump parla con Macron, con Starmer e lo farà con Merz. Meloni è rimasta un po' spiazzata. Le consiglio di non essere timida in Europa perchè se pensa di sistemare i dazi un tete a tete con Trump, quello la disintegra. Meloni deve stare con l'Europa e Schlein quando le dice di non stare nel mezzo tra America e Europa è perchè nel mezzo c'è l'Oceano e si affoga". Lo dice Matteo Renzi a Diritto e Rovescio su Rete4.