Ancora questa benedetta storia dello squalo assassino di ‘spielberghiana’ memoria. Questa volta siamo all’isola di Reunion, Oceano Indiano, dipartimento d’oltremare francese, ed a morire è un tredicenne surfista transalpino, Elio Canestri, che si era avventurato oltretutto in una zona vietata alla balneazione.

Immediata la reazione degli umani, che hanno prontamente ucciso uno squalo tigre di tre metri e mezzo ritenendolo responsabile dell’uccisione (in base a quali prove poi?), ed ora ricominceranno pure le battute di pesca, per preservare la risorsa turistica che tanta ricchezza porta a questo dipartimento d’oltremare. Della serie: prima l’uomo va ad occupare lo spazio allo squalo, lo squalo si difende sentendosi minacciato, e l’uomo lo uccide.

Lo squalo sarebbe un assassino. Strano modo di ragionare, davvero. Ed allora tutti quegli uomini che tagliano le pinne agli squali per preparare la ‘prelibata’ zuppa, cosa sarebbero, invece? Questi non fanno notizia, non ‘bucano’ lo schermo, come si dice. E certo, fa più notizia un uomo, singolo, ucciso da uno squalo che non i milioni di squali barbaramente mutilati e lasciati morire solo per mangiarne una parte. Lo squalo sarebbe un assassino. Orbene, negli Stati Uniti dal 2001 al 2013 si sono registrati 11 casi di uomini morti per attacchi di squali; 364 ad opera di cani. Eppure il cane è il considerato il migliore amico dell’uomo. Lo squalo invece un pericoloso assassino.

Lo squalo sarebbe un assassino. Niente paura: sta scomparendo. A causa della pesca spietata (97 milioni di squali uccisi nel solo anno 2010), di squali bianchi (sempre quello del famoso regista) ne sopravvivrebbero oggi meno di 3500 esemplari in tutto il mondo e secondo l’Iucn più di 70 specie di squalo rischia l’estinzione. Al contrario, la specie umana se la passa fin troppo bene. Al solito, che possiamo fare noi per contrastare la follia umana? Beh, almeno non compriamo più, se mai l’abbiamo fatto, nocciolino, palombo o verdesca.

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