palazzo balbiLa scena di Totòtruffa 62, nella quale Totò cerca di vendere la Fontana di Trevi a un turista italo-americano è un cult. Che abbia pensato a questo episodio, Luca Zaia, quando alcuni giorni fa ha dichiarato di avere deciso di mettere in vendita Palazzo Balbi?

Il proposito, strampalato, così come le motivazioni che sorreggono il ragionamento del governatore del Veneto ricandidato da Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e altre due liste. Mettere in vendita il palazzo cinquecentesco affacciato sul Canal Grande, che dal 1971 è la sede della Regione Veneto, la modalità per ridurre i costi, nel caso dovesse venire rieletto. Per intervenire sulla razionalizzazione delle spese. “Ci lavorano pochissimi dipendenti. È vero che la sede della Regione deve essere a Venezia, ma abbiamo già il Consiglio regionale a Palazzo Ferro Fini, per non dire del Palazzo Grandi Stazioni vicino a piazzale Roma. Del Balbi possiamo tranquillamente fare a meno, come minimo vendendolo ci ricaviamo 30-40 milioni di euro”, dice Zaia. D’altra parte, come dargli torto?

La dismissione immobiliare è ormai una praticata consolidata, anche se ancora poco remunerativa, per l’Italia. Se si vendono caserme e castelli, palazzi nobiliari ed isole, carceri e conventi, perché mai non si dovrebbe poter mettere all’asta anche immobili di carattere storico nei quali sono ospitati istituzioni? La risposta che si è data Zaia è evidentemente affermativa. Fare cassa con il Palazzo una soluzione. Poco importa se questa operazione costituirà l’ennesimo colpo inferto alla funzione identitaria del patrimonio culturale. Quasi ininfluente se l’edificio affrescato da Jacopo Guarana avrà un’altra proprietà.

Nel 2013 Jerry Vile, nell’ambito del progetto “The Selling of Detroit” dedicato alla svendita dei tesori d’arte della città americana, pose il cartello “Sale” al collo della grande statua in bronzo del “Pensatore” di Rodin, che si trova sulla scalinata davanti al Detroit Institute of Art. Una denuncia che ha sortito il suo effetto. Forse anche per salvare Palazzo Balbi servirebbe un cartello “in vendita”. Piuttosto, perché non pensare ad una opzione meno traumatica?

Perfino l’affitto in questa occasione sarebbe risultato preferibile. Ma Zaia è convinto. Certo che vendere il Palazzo sia un segnale. Probabilmente lo é. Peccato che sia tutt’altro che positivo. Capitale economico e capitale sociale confusi termini di una questione sbagliata. Arte e architettura utilizzati come un bancomat. La sindrome di Totò colpisce ancora.

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