Il Parco dello Stelvio si estende tra le province di Sondrio, Brescia, Trento e Bolzano e rappresenta un condensato preziosissimo di biodiversità, grazie ad uno straordinario territorio ricco di ghiacciai, florido di migliaia di fiori e piante e con la presenza molto rilevante di marmotte, caprioli, cervi, camosci, stambecchi, gipeti e aquile reali, oltre ad altra fauna meno nota. Il Parco nacque nel 1935 come  parco di valenza nazionale e, dopo la bellezza di oltre 75 anni di gestione con un unico ente, il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legislativo che di fatto lo smembra in tre parti, attribuendo alle regioni che lo accolgono, le gestioni separate dei territori.

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Il Parco, a detta del governo, resta nazionale e unitario e non diventa regionale; le province autonome di Trento e di Bolzano, la Regione Lombardia, il Ministero dell’Ambiente e i comuni compresi nel perimetro costituiranno il coordinamento delle attività di programmazione e indirizzo; però, di fatto, la gestione verrà suddivisa tra tre enti indipendenti, che faranno capo alle rispettive Regioni/Province autonome che ospitano il parco stesso. Quindi, in realtà, con tali nuovi assetti, si attribuiscono alle Regioni poteri di gestione che permettono anche scelte diverse sui singoli territori, smembrando di fatto l’omogeneità di gestione.

Cosa può significare tutto ciò? Innanzitutto che il controllo del territorio e dell’ambiente del parco non è più in capo ad un ente che ha come riferimento lo Stato, bensì a piccoli enti locali che riferiranno alle singole regioni, le quali potranno legiferare con molta più libertà su vari assetti del parco stesso. Mi spingo oltre con il pensiero: se ogni Regione potrà gestire ciò che resta del parco secondo il concetto “ognuno padrone a casa propria”, cosa potrebbe succedere dove le spinte fortissime delle associazioni di cacciatori muovono voti importanti in un ambito regionale come il Trentino o l’Alto Adige, per esempio? Guarda caso, in Commissione dei 12 le province di Trento e Bolzano hanno proposto l’apertura della caccia nel parco dello Stelvio. Si tratta di una proposta, per ora solo tale, pericolosa comunque perché ci dice quale era il reale intento della provincia di Bolzano per poter gestire l’area di propria competenza del parco dello Stelvio.

Una gestione separata su tre territori distinti, separati solo dalla burocrazia, ma indissolubilmente vincolati dalla natura, farebbe venir meno gli strumenti fondamentali di governo di ogni parco nazionale: il piano del parco e il regolamento. Secondo l’intesa sottoscritta, questi strumenti dovrebbero infatti venir redatti in modo indipendente dai tre enti gestori, ciascuno per il proprio pezzetto di territorio, e solo in una fase preliminare il “comitato di coordinamento” potrebbe fornire indirizzi e produrre una proposta di piano collettivo. Assurdo, se pensiamo al livello di politica autonomistica che ogni Regione vuole avere! Ipotizzabile che il comune senso del bene collettivo, del bene superiore di salvaguardia di una risorsa preziosa come il Parco dello Stelvio, venga sacrificato nel nome degli interessi locali di cacciatori e industria turistica che vorrebbero gestire con contatti diretti ed influenti sulla politica locale le dinamiche di sviluppo della zona.

Ma a che punto è la situazione? Ad oggi il parco è privo di organi di gestione sia locali (i tre ambiti con le due province e la Regione Lombardia) che nazionali, in quanto tutti decaduti, alcuni fin dal 2010 e quello centrale dal 2013. Il parco è smembrato di fatto e, vista la recente intesa in questo senso fra le due province di Trento e Bolzano e la Regione Lombardia, ad oggi manca solo l’approvazione del Consiglio dei Ministri e del Presidente della Repubblica. Secondo le associazioni ambientaliste, contrarie allo smembramento – Cipra Italia, Italia Nostra, Legambiente, Mountain Wilderness, Wwf, Lipu, Enpa, Touring Club, nonché della federazione sudtirolese delle associazioni di tutela ambientale – “il decentramento non deve avvenire senza le garanzie che la legge quadro sulle aree protette assicura a tutti i parchi nazionali“, per questo hanno inviato un forte appello al presidente del Consiglio Matteo Renzi chiedendo di mantenere le norme di gestione del parco all’interno dei requisiti della legge nazionale.

Ma esistono ancora possibilità per evitare tale percorso di smembramento? In Italia quasi tutto il mondo politico condivide il percorso; persino chi si professa ambientalista (sic!). Non rimane che appellarsi all’Unione Europea e all’Iunc (International Union  for Conservation of Nature). Le associazioni ambientaliste hanno intenzione di costruire una campagna nazionale per avviare processi di dismissione di altri parchi (Gran Paradiso?). Per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema del parco dello Stelvio, le associazioni ambientaliste organizzano un percorso trekking nel prossimo mese di luglio. Per chi fosse interessato, questo è il link dell’iniziativa

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