“Io questo ponte non lo farei mai”. L’avvertimento non arriva da una persona qualunque. Ma da uno degli scienziati più ascoltati in Italia in materia sismica. Enzo Boschi, ex presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv). Il quale, davanti al premier Matteo Renzi che annuncia che  il Ponte sullo Stretto si farà, ne sconsiglia vivamente la realizzazione. E proprio per  l’elevato rischio sismico che caratterizza l’area su cui l’opera dovrebbe sorgere: “Il terremoto di Messina del 1908 – ricorda l’esperto – è stato probabilmente il più forte che si sia mai verificato nel Mediterraneo”.  Dunque, visti i precedenti, meglio sarebbe lasciar perdere.

Annuncio troppo affrettato, professore?

“Innanzitutto, se davvero lo facessero, si dovrebbe ricominciare da capo elaborando un nuovo progetto. Perché negli ultimi 10-15 anni le tecnologie di cui disponiamo sono decisamente migliorate. Occorrerà quindi rivedere tutto, a cominciare dalle informazioni e dai dati scientifici sulla sismicità dei luoghi”.

Dati senza i quali il Ponte non si potrebbe costruire…

“Premesso che il ponte lo fanno gli ingegneri, i sismologi hanno il dovere di rappresentare la sollecitazione sismica massima che può interessare una struttura di quelle dimensioni in quella particolare zona. Non solo: l’intera area tra la Sicilia e la Calabria è una zona in movimento, soggetta a scivolamenti lentissimi, dell’ordine del centimetro all’anno, dei quali è necessario tenere conto”.

Quando presiedeva l’Ingv si era già occupato della questione del Ponte sullo Stretto?

“Sì, ma per un aspetto del tutto secondario. Ci chiesero in sostanza di immaginare una rete sismica e geotermica locale ad hoc per fare controlli, una volta realizzata l’opera, per monitorare l’evoluzione della zona. Ma per quanto riguarda la sollecitazione massima che il Ponte potrebbe subire si rivolsero, probabilmente, ad altri esperti”.

Cosa intende per sollecitazione massima?

“Mi riferisco alla magnitudo del terremoto del 1908, la più alta registrata nella zona, pari a 7,2 gradi della scala Richter. Ma la magnitudo è solo uno dei parametri di cui tenere conto. Bisogna vedere anche come il suolo viene accelerato da questo terremoto per determinare quale sarà la sollecitazione esercitata sulla struttura. Ovviamente è possibile prevedere in fase di progettazione che il ponte si aggiusti rispetto a questi fenomeni ma, ripeto, occorrerà ricominciare tutto da capo con un nuovo progetto. Questo è un punto fondamentale”.

Ma un nuovo progetto non allungherebbe ulteriormente i tempi?

“Per rifare un progetto di questo tipo occorreranno tra i 3 e i 5 anni”.

Insomma, un’opera complicata…

“Un’opera faraonica estremamente complicata. Tra l’altro in Italia, ormai da tanti anni, non facciamo più cose difficili. Non so se saremmo ancora in grado”.

Anche se, come sembra, la nuova versione del Ponte dovrebbe servire solo al transito dei treni?

“Ovviamente, in questo caso, sarebbe una semplificazione enorme. Ci sarebbe un alleggerimento di tutta la struttura che, in linea di principio, ne faciliterebbe la realizzazione. Fermo restando che i parametri di sicurezza sarebbero sempre gli stessi”.

Insomma, se dipendesse da lei questo ponte non lo costruirebbe…

“Assolutamente no. Ma non dipendendo da me, se si decidesse comunque di farlo, sarebbe eccitante partecipare ad un progetto di questo tipo che è, sotto certi aspetti, al limite della fantascienza. Da un punto di vista scientifico sarebbe una grande sfida. Da un punto di vista pratico e operativo non lo considero prioritario”.

Twitter: @Antonio_Pitoni

 

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