Calcio

‘Undici metri’, quando il calcio di rigore diventa metafora

Buffon para il rigore a Figo

C’è una statistica recente che dice che nel nostro campionato si segna dal dischetto nell’80% dei casi, è sempre più difficile spiazzare il portiere, che 19 volte su 30 azzecca l’angolo. A quanto pare iI tiro a incrociare di sinistro è quello che dà ottime garanzie, ma è anche il più prevedibile, invece chi calcia al centro fa sempre gol. Questi sono i dati, ora, per parlare di calci di rigore in maniera seria, manca tutto il resto.

Dunque, c’è un libro bellissimo appena uscito per la TEA, che si chiama “Undici metri” ed è scritto da Ben Lyttleton. E’ bellissimo perchè il giornalista inglese che lo ha scritto ha trovato una chiave di lettura nuova, inedita, sull’argomento. Lyttleton (su twitter è @benlyt) racconta i calci di rigore come uno stato dell’anima, come un momento di raccoglimento totale, come una metafora perfetta per raccontare la vita.

Perché tutti noi aspettiamo che arrivi il momento dei tempi supplementari per poi sperare che nessuno segni e poi andare a vedere cosa succede durante i calci di rigore. Durante i calci di rigore può succedere di tutto, è il momento più bello. Perché non importa che sia la finale di Champions League o una scialba partita di terza categoria pugliese: un rigore è sempre un rigore. Una sfida psicologica, una battaglia da vincere ad ogni costo. E da come uno tira un calcio di rigore si possono capire tante cose. Del suo essere giocatore, ma soprattutto del suo essere uomo. Ad esempio: se lo tiri con la cannonata dritta e centrale, allora sei un tipo pratico, molto deciso, arrivi sempre al cuore delle situazioni senza tanti ghirigori.
Se lo tiri con la rincorsa breve, o addirittura senza: potresti essere un tipo di cui è bene non fidarsi, sei scaltro, ma tendi a pensare a te stesso in situazioni che prevedono invece un livello di solidarietà più alto. Se tiri il cucchiaio: sei un tipo giocoso, hai personalità da cabaret, ma non è detto che tutto questo sia supportato da vera intelligenza. Se scegli sempre lo stesso lato: sei metodico, abitudinario, ti piace stare a casa la sera, e non fai mai regali. Se lo tiri così in alto che il pallone potrebbe raggiungere la luna: hai il cuore di panna, sei generoso, sei ingenuo e hai l’animo di burro. Se fai una zappata: sei un tipo molto rude, aggressivo, tenace, scontroso, e abbastanza grezzo.

Numeri 10, portieri e riserve; allenatori, ricercatori di laboratorio e psicologi; tabelle, elenchi e ricette segrete; rigori alzati sopra la traversa, annullati e cucchiai; eroi di un giorno, campioni del mondo e maledizioni di una vita. Leggi il libro e capisci tutto questo. Ricerche, studi e testimonianze, e ci si rende conto anche di un’altra cosa: di quanto la fortuna c’entri ben poco. Molte volte, tutto è studiato nei minimi dettagli, a livello altissimo. Basti ricordare il capolavoro dell’ex portiere del Chelsea, Cech, che durante la finale di Champions del 2012 contro il Bayern, vinta proprio ai rigori, per sei volte su sei si tuffò dalla parte giusta, e ne ha parate tre. Poche ma molto precise le regole di chi studia i calcio di rigore in maniera scientifica: non voltare mai le spalle al portiere, rincorsa entro 4 secondi dal fischio dell’arbitro, non cambiare mai idea, esultare a braccia alte per demoralizzare l’avversario. Insomma, se leggete questo libro, qualcosa in più sui calci di rigore la trovate sicuramente.

Ps: sabato 5 dicembre presento il mio nuovo libro al salone del libro dell’Eur, PiùLibriPiùLiberi, ore 12, sala Turchese, palazzo dei Congressi. Il libro nasce da un reportage che ho scritto per il Fatto Quotidiano la primavera scorsa. Sono tornata in quelle terre, e ho preso altro materiale per scriverci un libro: il titolo è “La guerra del pallone” .