Il Comune di Parma punta a ripubblicizzare il servizio di raccolta rifiuti, ma la strada, tra costi e burocrazia, sembra essere più tortuosa del previsto. La giunta Cinque stelle ha chiesto alla Regione Emilia Romagna di poter riportare sotto il controllo pubblico il settore, ora in mano alla società quotata in borsa Iren, ma gli altri Comuni della provincia hanno già deciso di procedere nuovamente alla gara e proprio questo isolamento potrebbe far fallire il piano del capoluogo.

Se nella vicina Reggio Emilia la lotta per tornare all’acqua pubblica è ostacolata dagli amministratori preoccupati dell’onere degli investimenti, per Parma il problema di uscire dall’esternalizzazione sui rifiuti cominciata nel 2005 con Enìa (oggi Iren) non sono solo i costi, ma lo scarso sostegno al progetto da parte del resto del territorio. Tra le altre amministrazioni del parmense, solo quella del sindaco Federico Pizzarotti pare intenzionata a voler uscire dal giogo di una società privata, in questo caso la multiutility Iren, che a Parma gestisce anche lo smaltimento con l’inceneritore di Ugozzolo. Secondo alcune stime, l’investimento per il subentro di una società pubblica a Iren si aggirerebbe intorno ai 6 milioni di euro per l’amministrazione del capoluogo, con cifre riproporzionate in base alla popolazione per altri Comuni più piccoli che volessero aggregarsi. Le somme complessive però hanno scoraggiato gli altri amministratori ancora prima di uno studio di fattibilità sulla proposta.

Così la giunta pentastellata, che sulla ripubblicizzazione ha l’appoggio di tutto il consiglio comunale, ha deciso di proseguire in solitaria e ha chiesto ad Atersir (Agenzia territoriale dell’Emilia-Romagna per i servizi idrici e rifiuti) di potersi staccare dal resto dell’ambito provinciale e ripubblicizzare solo a Parma. “Vogliamo fare questa scelta perché crediamo che il controllo diretto del servizio sia più efficiente – ha spiegato a ilfattoquotidiano.it Gabriele Folli, assessore all’Ambiente del Comune – Inoltre pensiamo che i costi potrebbero essere sostenibili e portare vantaggi nel futuro, lasciando una strada già tracciata”. Con la ripubblicizzazione inoltre, si arriverebbe ad avere due soggetti diversi per la gestione della raccolta e dello smaltimento rifiuti, che invece oggi sono entrambi in mano a Iren. “Con Iren ci troviamo bene e abbiamo raggiunto importanti obiettivi, come la differenziata al 72 per cento, ma il problema è come potrà diventare la società nei prossimi anni – ha continuato, riferendosi alle ipotesi di fusione che da aleggiano sulla multiutility – mentre un’azienda municipalizzata che si occupa solo di raccolta rifiuti avrebbe obiettivi fissi e un alto livello di qualità per i cittadini”.

La richiesta del Comune di Parma per staccarsi e formare un nuovo sub-ambito è stata respinta in prima battuta da Atersir, che nel consiglio d’ambito ha negato la possibilità di frazionare il bacino. C’è però un precedente in Regione che fa sperare la giunta Pizzarotti. Nella provincia di Forlì i Comuni si sono divisi tra chi voleva e non voleva la gara, e alla minoranza di paesi è stato concesso di avviare le pratiche per l’opzione desiderata con una delibera ad hoc della Regione. Per questo ora Parma ha portato la sua istanza all’attenzione del presidente Stefano Bonaccini e dell’assessore Paola Gazzolo. “E’ vero che noi siamo un Comune solo – ha aggiunto Folli – ma la nostra popolazione è di quasi 190mila abitanti, più di quelli dei comuni di Forlì che hanno ottenuto la ripartizione”.

Il tempo stringe, perché l’affidamento del servizio di raccolta rifiuti è già scaduto a fine 2014 e ora è in regime di proroga. Il bando per i prossimi 15 anni sarà pubblicato nei primi mesi del 2016 e poi si avvierà la gara. Per questo i riflettori sono tutti puntati sulla prossima mossa della Regione. “Se ci daranno una possibilità, procederemo con uno studio di fattibilità e nel giro di pochi mesi riusciremmo ad attuare il progetto – conclude Folli – Ora attendiamo la risposta”.

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