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Unione Europea, un’istituzione del secolo scorso

L’Unione Europea è un fenomeno del secolo scorso, ecco una conclusione che nessuno ha il coraggio di verbalizzare, ma che molti in Europa condividono. La crisi finanziaria, quella del dedito sovrano e l’esodo dei profughi hanno messo a dura prova questa istituzione, che ne esce seriamente indebolita.

Sotto attacco i pilastri economici dell’Unione, come la libertà di movimento delle merci e dei lavoratori, ma anche quelli ideologici, come la pace in Europa. Ancora resistono le relazioni con la Russia, ma diventano sempre più intricate e quelle con la Siria e la Turchia sono spesso contraddittorie. In politica estera l’Europa non canta all’unisono, non ha una voce sua e questo produce una cacofonia costante.

Per chi non crede che l’Unione Europea appartenga al secolo scorso si consiglia una visita alla sede del Parlamento Europeo a Bruxelles, quella a Strasburgo, altra sede di un parlamento senza poteri legislativi e costantemente in movimento, è superflua. Se poi si conosce un deputato è possibile farsi rimborsare il viaggio e ricevere intorno ai 300 euro per vitto ed alloggio durante la visita all’icona dell’Europeismo.

Eh già, i burocrati di Bruxelles per promuovere l’integrazione hanno pensato anche a questo stanziando centinaia di milioni di euro all’anno per questo pellegrinaggio. Soldi che sborsiamo noi contribuenti naturalmente! Ad ogni deputato viene allocata una quota di visitatori all’anno, cioè i suoi elettori, che possono usufruire di questo servizio.

La prima cosa che colpisce quando si entra nel Parlamento europeo è la scarsa sicurezza, il controllo dei documenti avviene in una stanza laterale all’ingresso principale, ma per accedere al Parlamento bisogna uscire sulla piazza e rientrare. Ai visitatori viene dato un pass che si appiccica sui vestiti, facile staccarlo una volta in strada e darlo a qualcun altro. Tutto ok dal momento che nell’ingresso principale ci sono i metal detector, ma già questo entrare ed uscire dà l’impressione di una sicurezza da dilettanti, anzi temporanea, messa insieme velocemente, raffazzonata.

Tutto all’interno del Parlamento appare temporaneo e raffazzonato, ed è chiaro il perché, dal momento che i parlamentari fanno la spola tra Bruxelles e Strasburgo trascinandosi dietro tutte le loro carte. Una carovana di burocrati e personale amministrativo li segue passo passo. Così, ad intervalli regolari, il Parlamento si svuota. Forse anche per questo al suo interno si mangia malissimo, il servizio è part-time.

Il potere vero è nelle mani della Commissione, saldamente ancorata a Bruxelles e rigorosamente protetta da un sistema di sicurezza con i fiocchi. Peccato che questo organo non sia stato eletto da nessuno, che sia il prodotto di nomine politiche da parte dei governi in carica. Negli Stati Uniti i membri della Corte Suprema vengono eletti del presidente, restano in carica fino alla morte, cosa che fortunatamente non avviene per i membri della Commissione europea. Ma la Corte Suprema americana non ha nessun potere esecutivo, si esprime in ultima istanza su questioni che riguardano la nazione. E’ stata concepito come un organo di saggi, che interviene quando non si riesce a mettersi d’accordo.

La Commissione Europea non è nata con questo obiettivo, ma nella mente dei padri fondatori non doveva certamente un giorno diventare il governo non eletto dell’Unione Europea. La crisi finanziaria, la crisi del debito sovrano ed adesso l’esodo dei rifugiati hanno prodotto un processo di metamorfosi che ha trasferito nelle mani della Commissione poteri esecutivi sempre più importanti e strategici.

L’Europa del XXI secolo è profondamente diversa dall’Europa della seconda metà del XX secolo. In primis la guerra fredda è terminata e l’Unione Europea ha fatto da volano all’espansione della Nato. Entrambi sono fenomeni ed istituzioni create lo scorso secolo. Altro fattore fondamentale la globalizzazione. L’ideale di un mercato comune nell’Europa occidentale era legata all’assenza di libertà di movimento in un mondo che usciva dall’ondata di nazionalismo che aveva prodotto la prima e la seconda guerra mondiale. Un mondo dove tante, troppe erano le barriere tra le nazioni. Oggi è vero esattamente il contrario.

Ma né la chiusura totale né l’apertura totale sono auspicabili. L’Unione Europea è stata concepita con l’idea di allargare i propri confini, di aprire il più possibile in un mondo pieno di barriere, ma oggi questo mondo non esiste più. Modernizzare i principi dell’Unione è il mantra che sostiene le richieste di cambiamento del Regno Unito riguardo ad alcuni principi fondamentali dell’Unione Europea:

– Permettere alla Gran Bretagna di non aderire all’idea dell’Ue di forgiare un’unione sempre più stretta dei popoli d’Europa ma dare maggiori poteri ai parlamenti nazionali per bloccare le legislazioni dell’Ue;
– Restrizioni ai cittadini dell’Ue riguardo ai vantaggi professionali e benefici sociali nel Regno Unito durante i primi quattro anni di residenza.
– Cambiare le regole degli assegni familiari ai non residenti nel Regno Uniti così che il pagamento degli assegni rifletta costo della vita nei paesi dell’Unione dove i bambini vivono;
– Riconoscimento esplicito che l’euro non è l’unica moneta dell’Unione europea e garanzia che i paesi al di fuori della zona euro non siano svantaggiati e non debbano aderire ai programmi di salvataggio della zona euro;
– Impegno a ridurre il “peso” di una regolamentazione eccessiva ed al contenimento della politica di estensione del mercato unico.

Nei prossimi mesi sapremo come queste proposte verranno metabolizzate a Bruxelles, ma sicuramente non saranno questi cambiamenti a trasformare l’Unione Europea in un’istituzione del presente.