Cupidix, la pillola per essere sempre innamorati. Merito di una complessa reazione chimica che, con l’assunzione regolare della pasticca, avrebbe fatto provare le sensazioni dell’innamoramento senza i suoi tradizionali inconvenienti: stato di dipendenza da un’altra persona, dispendio di energie alla ricerca di occasioni, ansia per il rischio di perdita, rapida caducità della fase più intensa. Cupidix era il sogno di una passionalità prolungata, e avrebbe risolto tanti problemi. Coppie scoppiate, eterni adolescenti, persone dall’animo sensibile ma dall’aspetto terrificante, romantici caratteriali, meteoropatici, depressi di tutte le generazioni, delinquenti abituali e maniaci occasionali. Un mercato senza confini. Bastava solo raggiungere i clienti.

copUna favola contemporanea, o forse un’inquietante profezia di dove potrebbe arrivare il terrificante circolo dei potenti se riuscisse a mettere le mani, definitivamente, sui circuiti emozionali della gente. È un libro forte e intelligente L’era di Cupidix, dello scrittore e giornalista (oltre che chitarrista e compositore) Paolo Pasi (pubblicato da Edizioni Spartaco), nel quale si potrebbe leggere, tra le righe, che in fondo siamo tutti colpevoli nell’essere riusciti a relegare così in basso la parola Amore, tanto da averla spogliata del suo più nobile concetto.

Tutto inizia, o forse finisce, quando una grossa azienda farmaceutica lancia sul mercato una pillola capace di far provare, a chi la assume, le medesime sensazioni dell’innamoramento. La società cade preda di una totale e frivola euforia, la produzione rallenta, i contrasti tra le persone cessano. Il mondo sembra quasi un posto magnifico dove vivere, seppur in modo artificiale. Solo coloro che continuano a soffrire per traumi sentimentali irrisolti non beneficiano degli effetti di questa pastiglia miracolosa. L’azienda farmaceutica decide di lanciare un secondo farmaco, Disamor, capace di cancellare dalla psiche collettiva il concetto di crisi depressiva. L’incubo virtuale continua…

Paolo Pasi affida a tre personaggi la narrazione di questa storia visionaria. L’infermiere Carlo, sassofonista provetto con la passione del jazz, incapace di vivere rapporti sentimentali stabili. Ada, aspirante attrice, che non riesce a dimenticare il suo ex fidanzato. Giovanni, manager contemporaneo e globalizzato, che non crede nell’amore, che per paura che possibili sbandate all’orizzonte possano compromettere la sua carriera dorata si inventa una terza pillola, Fidelix, per cementare la fedeltà di coppia.

Supportato da una musicalità (non solo nei titoli dei capitoli che richiamano a grandi brani del jazz e del blues) di fondo, linguistica e di ritmicità narrativa, L’era di Cupidix è un romanzo spiazzante che fa riflettere il lettore. Dove un finale “libertario” lascia qualche speranza, purché si lasci l’artificiale da parte e si dia importanza al viaggio, quello vero, totale.

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