Politica

Platì, la candidata renziana rinuncia alla corsa a sindaco nel Comune sciolto tre volte per mafia. “Non ci sono condizioni”

Dopo non aver mai inserito la parola ‘ndrangheta nel suo programma elettorale, e con le liste pronte da presentare, arriva il dietrofront di Anna Rita Leonardi, incoronata sul palco della Leopolda dal segretario-premier: "Da un anno e per un anno, continuano a perdurare sul territorio platiese alcune vicende, ho ritenuto doveroso il passo indietro"

A meno di 24 ore dalla scadenza per la presentazione delle liste, Anna Rita Leonardi annuncia di non candidarsi a sindaco di Platì, uno dei paesi simbolo dello strapotere mafioso. E lo fa dopo che il premier e segretario del suo partito Matteo Renzi l’aveva incoronata alla Leopolda, nel pieno dello scandalo Banca Etruria, chiamandola sul palco per il suo coraggio.

Da lì l’inizio di una campagna evidentemente troppo mediatica e poco concreta. L’hastag #andiamoavanti della Leonardi lascia il passo a un lunghissimo post su Facebook dove l’auto-candidata in pectore del Pd  si definisce “profondamente rammaricata nel dover comunicare che non concorrerò alle elezioni a sindaco di Platí”.
 Un annuncio che arriva dopo un anno di like e presenza costante sui social network con promesse fatte dalla Leonardi per risollevare il paesino della Locride sciolto tre volte per infiltrazioni mafiose.

L’ormai candidata era salita agli onori della cronaca a dicembre non solo per la sua comparsata alla Leopolda ma anche per l’esposizione mediatica che ne è seguita e che probabilmente l’ha ubriacata tanto che, pochi giorni dopo essere stata lanciata da Renzi, aveva accolto una troupe di Rai3 Calabria e il cronista del Fatto Quotidiano assieme ad alcuni ragazzi di Platì alcuni dei quali, con parenti in carcere per mafia, volevano decidere addirittura chi poteva essere intervistato e chi no.

Dopo non aver mai inserito la parola ‘ndrangheta nel suo programma elettorale, e con le liste pronte da presentare al Comune, la Leonardi (già portaborse del parlamentare Lacquaniti) si accorge che Platì è la culla delle cosche. Ma l’alt, stando a quanto scrive, arriva da Roma, direttamente dalla segreteria nazionale. “Giorni fa, – si legge nel comunicato – a seguito di alcuni elementi emersi, sono stata convocata ad una riunione a Roma ed insieme ai vertici del partito, abbiamo dovuto constatare che non c’erano più le condizioni politiche e di agibilità per svolgere serenamente la campagna elettorale”.

Quali siano le condizioni politiche e di agibilità venute meno, la Leonardi non lo spiega facendo allusioni ad “alcune vicende che, da un anno e per un anno, continuano a perdurare sul territorio platiese. 
Vicende che rendono queste elezioni, ancora oggi, non un alto momento politico, ma una farsa degna del peggiore sceneggiatore.
 Anche alla luce di questa consapevolezza, ascoltati cittadini e candidati, ho ritenuto doveroso fare un passo indietro”.

Non si sa quali siano queste “vicende che continuano a perdurare” e sulle quali, a questo punto, dovrebbe intervenire la Direzione distrettuale antimafia visto che la stessa Leonardi e il capogruppo del Pd in Commissione antimafia nei mesi scorsi si erano recati anche dal procuratore Federico Cafiero De Raho.

Al di là delle chiacchiere, resta il fallimento del Partito democratico che in Calabria elegge il presidente dell’Antimafia Rosi Bindi più due membri della stessa commissione Ernesto Magorno ed Enza Bruno Bossio e il numero due della Sicurezza Nazionale Marco Minniti. Una sconfitta per chi ha inteso la lotta alla mafia e l’affermazione della democrazia nei Comuni commissariati come un piccolo e miserabile talent-show.