Come sono i cospirazionisti? “Impermeabili al dubbio, funzionano ‘a tesi’ e mancano di autocritica”. Ma le loro teorie dove nascono? Dalla curiosità o dalla diffidenza nei confronti del potere? E soprattutto: è sempre sbagliato credere ai complotti? Lo abbiamo chiesto ad alcuni esperti e giornalisti che studiano il fenomeno. Per capire come orientarsi nell’overload informativo nel quale siamo immersi e a chi credere dopo importanti e drammatici eventi di cronaca come, ad esempio, le stragi di Parigi, Bruxelles e Nizza.
“Le teorie del complotto nascono a destra e tra gli estremisti” – Thomas Huchon, giornalista e videomaker, ha fatto dell’anticomplottismo la sua missione con Conspi Hunter, documentario che costruisce ad hoc una teoria della cospirazione. Per smontarla. La trama: gli Stati Uniti hanno inventato l’Aids “per combattere la rivoluzione castrista a Cuba negli anni 60″. Ma a L’Avana hanno scoperto il vaccino e gli Usa hanno deciso la fine dell’embargo. Sette minuti di video – ideato da Antoine Robine, fondatore di Spicee – a cui ne seguono 43 in cui si smonta pezzo per pezzo il complotto precedentemente mostrato, si setacciano metodo e trasparenza con cui è stato realizzato il lavoro e si delinea la verità. Cioè che quel complotto è una bugia costruita a tavolino. Ma come distinguere quelli veri dalle bufale? “Da giornalisti e ‘addetti ai lavori’ bisogna misurare la qualità della fonte, sapere di non essere legati emotivamente alle sue posizioni. Utilizzare un metodo trasparente. Una cosa che manca ai cospirazionisti, che sono impermeabili al dubbio, funzionano ‘a tesi’ e mancano di autocritica”. Ma chi va su YouTube o in rete come può reputare o meno attendibile un contenuto? “Con Spicee andiamo nelle scuole e spieghiamo come cerchiamo le informazioni, oltre alla nostra etica. Mostriamo il documentario fasullo, poi quello che presenta la ricostruzione reale e dopo ci confrontiamo. A quel punto gli studenti sanno come distinguere verità e menzogna“.