La decisione di negare i 50 milioni a Taranto da destinare alla sanità, vista l’emergenza legata all’Ilva, rischia di trasformarsi in un boomerang in vista del referendum del 4 dicembre. Perché i malumori all’interno del Partito Democratico pugliese non si smorzano e gli esponenti dem, che già viaggiavano in ordine sparso, sono ancora più distanti. E mentre Emiliano continua ad accusare il premier, altri esponenti dem negli ultimi giorni di campagna referendaria hanno rallentato. Il segretario provinciale di Taranto Costanzo Carrieri si era tirato fuori dalla battaglia per il Sì lo scorso giovedì. Oggi ha fatto marcia indietro annunciando che le parole del presidente del Consiglio Matteo Renzi sono state rassicuranti e ricomincerà a girare la provincia per spingere l’approvazione della riforma costituzionale. Mentre sulle loro posizioni sono rimasti due consiglieri regionali, il capogruppo Michele Mazzarano e Donato Pentassuglia, entrambi tarantini.

Tra disagio e dubbi – Avevano subito appoggiato la protesta di Carrieri e ora non fanno marcia indietro: niente incontri elettorali fino al voto. “Non ne ho in programma”, dice Mazzarano a ilfattoquotidiano.it dopo aver esternato il suo pensiero riguardo l’emendamento mancato sui social network e in una conferenza stampa congiunta che i consiglieri regionali del Pd hanno tenuto martedì a Bari. “La bocciatura dell’emendamento sulla sanità di Taranto ha il sapore di una condanna politica. Chi oggi parla di strumentalizzazione sottovaluta l’avversione della popolazione di Taranto contro la politica e le istituzioni – ha scritto – Provo un gran disagio perché ho creduto che la collaborazione tra le istituzioni fosse più importante della dialettica politica. L’altra notte notte alla Camera ha prevalso invece la brutale logica della ritorsione. Questo è il momento di mettere la difesa della nostra terra davanti a tutto e a tutti”. Un chiaro riferimento alle posizioni del governatore Michele Emiliano sulla riforma costituzionale? “Vorrei che non fosse così, me lo auguro – aggiunge il capogruppo Pd in consiglio regionale al Fatto – Altrimenti sarebbe di una gravità inaudita”.

Però il messaggio che è arrivato ai pugliesi è esattamente quello. E tra le posizioni pubbliche e quelle private c’è una differenza marcata anche all’interno del Pd. Il ‘disagio’ di cui parla Mazzarano è palpabile sul territorio. Nel partito c’è apprensione: in molti, anche tra i parlamentari, devono difendere determinate posizioni perché vicini a Renzi, si ragiona, per questo sminuiscono e provano ad ammorbidire, ma hanno difficoltà a controllare i propri uomini sul territorio, che a loro volta hanno difficoltà a dialogare con i cittadini e a spiegare le ragioni del Sì dopo quanto è successo. Una situazione emersa in diverse riunioni degli ultimi giorni: “C’è grande imbarazzo e la sensazione è che Taranto sia pronta a lanciare un segnale nelle urne”, ammette un dirigente al Fatto.

Loizzo: “Correggono al Senato? Per fortuna esiste ancora bicameralismo” – Eccolo, l’autogol. Un “errore madornale a cui non credo”, così lo definisce un altro consigliere regionale dem, Ruggiero Mennea. Critico anche lui sulla decisione presa giovedì notte (“Bisognerebbe avere maggiore attenzione per la sanità pugliese, penalizzata da tempo, e per quella tarantina in particolare”) ma fermo nel volere tenere distinte la questione referendum e i 50 milioni negati alla sanità tarantina. “Non vedo un nesso – spiega – I rapporti tra Renzi ed Emiliano non sono buoni da tempo. Sarebbe stato un errore madornale. Seguendo la logica referendaria, Palazzo Chigi avrebbe dovuto concederli”. Fatto sta che l’aria resta pesante in un Pd che in consiglio regionale vedeva schierati sul fronte del No già tre esponenti: Ernesto Abaterusso, Giuseppe Romano e il presidente del consiglio regionale Mario Loizzo, il quale non ha risparmiato una battuta al vetriolo: “Dicono che rimedieranno al Senato. Per fortuna esiste ancora il bicameralismo perfetto”. Oggi intanto tutto il Consiglio regionale – ad eccezione dei Cinque Stelle che non hanno preso parte al voto – ha approvato un ordine del giorno presentato dai capigruppo per chiedere “al governo Renzi di dare seguito agli impegni in ordine al potenziamento delle attività sanitarie in deroga attraverso la riproposizione dell’emendamento già presentato in commissione bilancio alla Camera”.

Genitori tarantini: “Sue parole ci hanno offeso” – E molti dei consiglieri dem, anche tra coloro che non allenteranno la campagna elettorale, avevano annunciato d’essere disponibili ad accompagnare i genitori tarantini sotto Palazzo Chigi, sabato prossimo. Ma la manifestazione non ci sarà più: “Saremmo venuti per riportarle indietro le sue stesse parole sui bambini di Taranto che tanto hanno offeso la città fondata dagli Spartani. Siamo in attesa di un suo invito in altra data, perché i Genitori tarantini non partono per venire a Roma – si legge in una lettera scritta dall’associazione – ed essere additati come elemosinanti. In genere, vengono a Roma per far curare i propri figli”.

Emiliano: “Renzi ossessionato dal 4 dicembre, io dai tumori” – In prima fila resta invece Michele Emiliano, che era stato invitato il 3 dicembre a Roma. Oggi è tornato a farsi sentire, senza giri di parole: “Il presidente è ossessionato dal referendum, ma io no. Io sono ossessionato dai tumori dei pugliesi, sono ossessionato dai tumori dei bambini di Taranto e dal fatto che tali tumori non derivano dal fato ma da un inquinamento di Stato, consentito da decreti del governo della mia Repubblica”. Parole dure, pronunciate durante una mattinata che il governatore ha dedicato proprio ai malati oncologici. Non mancando di rimarcare che Renzi “può incontrare i genitori” dei bambini di Taranto “quando vuole, domani o dopodomani, oppure dopo il referendum”. E chissà nelle urne come risponderà la Puglia.

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