Manfred Weber finisce sotto i riflettori. Il presidente del gruppo degli eurodeputati del Partito popolare europeo avrebbe utilizzato impropriamente il rimborso dell’Europarlamento per un ufficio “fantasma”. Più di 4mila euro mensili per uno spazio di proprietà del deputato adiacente alla sua casa nella campagna bavarese. La rivelazione arriva da una inchiesta del consorzio di giornalisti investigativi Meps Project che ha indagato sulla destinazione dei circa 40 milioni annui di denaro pubblico per gli uffici locali dei 748 eurodeputati, individuando uffici inesistenti, locali autoaffittati e sedi politiche collocate dentro l’abitazione personale.

Il rimborso per l’ufficio nel Paese d’origine (Gea) è forfettario e non prevede alcun giustificativo e questo rende la posizione dell’eurodeputato meno critica ma non meno imbarazzante. “Il signor Weber sta usando l’indennità Gea in linea con i requisiti richiesti dal Parlamento Europeo – ha fatto sapere al Corriere della Sera Weber tramite i suoi collaboratori amministrativi – per esercitare il suo mandato ha un ufficio locale nel suo collegio elettorale nella Bassa Baviera”. Nessun commento da parte del direttore dell’antifrode comunitaria Olaf di Bruxelles, l’italiano Giovanni Kessler, in relazione all’apertura di un’indagine su Weber e su altri eurodeputati. Solo la conferma del gran numero di denunce sull’Assemblea Ue e le altre istituzioni comunitarie. Denunce che sarebbero scaturite dallo scandalo sull’uso irregolare dei fondi Ue per assistenti dell’eurodeputata francese Marie Le Pen e del suo Front National, che ha reagito denunciando per violazioni simili 19 eurodeputati francesi.

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